Omicidio Salvo Lima: per la figlia fu vittima di mafia. E per la legge?

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Le condizioni di estraneità
alla commissione degli atti terroristici o criminali
e agli ambienti delinquenziali […]
sono richieste,
per la concessione dei benefici previsti dalla presente legge,
nei confronti di tutti i soggetti destinatari.

Legge 20 ottobre 1990, articolo 9 bis.

di Marta Silvestre

La conditio sine qua non per l’appartenenza allo status di vittima di mafia e per la fruizione dei conseguenti benefici di legge, sembra chiaramente essere l’estraneità agli atti criminali e il non coinvolgimento in ambienti o dinamiche ancora impregnati e maleodoranti.

Salvo Lima era un uomo politico democristiano, ex deputato ed europarlamentare, ex sindaco di Palermo, era anche il leader del principale partito del Paese in Sicilia e referente della corrente guidata da Giulio Andreotti. Strettamente legato all’entourage mafioso e collocato in una posizione tangente, sebbene non direttamente affiliato a nessuna famiglia, costituisce il trait-d’unione fra Cosa Nostra e i livelli alti dello Stato. Il 12 marzo del 1992 viene ucciso da Cosa Nostra, freddato da alcuni sicari inviati da Totò Riina.

Siamo nel delicato periodo del maxi processo. Questo omicidio voleva essere un segnale plateale: duramente segnata dal giudizio dei tribunali, Cosa Nostra cerca la vendetta all’interno di quella zona grigia che aveva promesso di prenderne le parti per difenderla. Sentendosi tradita, la mafia decide di uscire di nuovo allo scoperto parlando il linguaggio che le è più proprio, quello della violenza.

La strategia stragista era dovuta alla stringente necessità, da parte di Cosa Nostra, di costringere lo Stato a trattare e di forzare le istituzioni a stringere contatti per raggiungere un nuovo equilibrio politico. In questo caso, colpirono un politico in odor di mafia che non era più stato in grado di garantire e tutelare i loro interessi.

E, allora, proprio in questo caso, si può a ragione parlare di ‘vittima della mafia’? E inoltre, è concepibile il fatto che ai familiari di un politico accusato di essere colluso con Cosa Nostra vengano corrisposte indennità che spetterebbero esclusivamente a chi della mafia ha scelto di essere l’antitesi o ne è stato una vittima realmente innocente?

Queste domande sono divenute nuovamente attuali dopo la dichiarazione della figlia di Lima, Susanna, che ha risposto affermativamente alla domanda sul riconoscimento come familiare di vittima di mafia – anche se, poco dopo, l’avvocato e marito della signora Lima ha dichiarato che quest’ultima avrebbe equivocato il senso della domanda e che, in effetti, non gode dei benefici riservati ai familiari delle vittime di mafia. Se fosse vera, la concessione dei benefici di legge agli eredi di Lima, sarebbe quantomeno inopportuna.

Su queste tematiche così delicate, la legge nazionale ha un rigore estremo, un confine ben tracciato, tanto che alcuni familiari non hanno potuto avere accesso ai benefici di legge per questioni meramente burocratiche. E allora, bisogna stare molto attenti a non schiaffeggiare la memoria di chi la mafia l’ha combattuta con tutte le proprie forze fino a rimetterci la vita.

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2 thoughts on “Omicidio Salvo Lima: per la figlia fu vittima di mafia. E per la legge?

  1. Ma se solo pochi giorni fa la cronaca ci aveva regalato un altro caso di indebita percezione di analogo beneficio ad una finta vittima di mafia (ndr: Stallone Salvatore, in provincia di Trapani): e anche lì 2 milioni di euro sono finiti nelle tasche sbagliate…e gli operai non arrivano a fine mese! vergogna…

  2. Penso sia arrivato il momento di agire in fretta per salvare l’Italia dalle mafie.
    Io vi faccio questa proposta. Concreta. Condivisibile. Migliorabile.
    Io non sopporto più lo strapotere dei mafiosi, specie quando questo strapotere abusa del potere pubblico infiltrato per imporsi sui cittadini. Io ne ho le scatole piene e voglio eliminare le mafie,
    Tutte. Senza Se e senza Ma.
    http://www.ilcittadinox.com/blog/cittadini-antimafia.html
    Gustavo Gesualdo

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