“Forza Estonia”, ipotesi baltica per Berlusconi

di Fabio Grandinetti

“Eesti võim”. Dalle parti di Tallin “Forza Estonia” dovrebbero dirlo così. E chissà che nella capitale della repubblica baltica qualcuno non stia già preparando i primi cartelloni elettorali applicando il motto sul tricolore estone. Da qualche giorno, infatti, ha cominciato a circolare un’ipotesi quantomeno sorprendente, una suggestione che è stata giornalisticamente definita “pazza idea”: Silvio Berlusconi decaduto da senatore in Italia, candidato alle elezioni europee in Estonia.

A riportare la notizia è stato Il Messaggero che ha pubblicato una conversazione in Transatlantico, intercettata dal giornalista Ettore Colombo, tra Nello Formisano del Centro Democratico e un esponente del Pdl rimasto anonimo, probabilmente Antonio Leone. Una conversazione sul futuro del Cavaliere e sulla possibilità di aggirare la Legge Severino cercando un seggio a Bruxelles dove – come ha spiegato lo stesso Formisano – «lo scudo dell’immunità parlamentare è altissimo come dimostra il caso De Magistris».

Sullo scenario estone non è arrivata nessuna conferma, ma neanche una smentita ufficiale, anche se di questi tempi Berlusconi sembra aver perso la verve dialettica dei tempi migliori. Ulteriori dettagli spiegherebbero perché sarebbe proprio l’Estonia la terra onorata di un caso tanto eclatante di immigrazione. In Estonia gestisce i suoi affari Ernesto Preatoni, noto immobiliarista e titolare del gruppo Domina, amico di lunga data del Cavaliere. Il “Gianni Agnelli estone” – così viene chiamato Preatoni – raccoglierebbe voti preziosi che andrebbero ad aggiungersi ai voti dell’anticomunismo dilagante da quelle parti.

Esiste addirittura un precedente, quello del giornalista Giulietto Chiesa che nel 2009 provò senza successo a farsi eleggere al Parlamento europeo candidandosi in Lettonia tra le fila di “Per i diritti umani in una Lettonia unita”, una formazione che rappresenta la minoranza russa lettone.

Lo stesso Preatoni ha però smentito tutto dichiarando: «Non ne so assolutamente nulla: è una notizia degna di un Paese di matti». Non scopre nulla di nuovo l’imprenditore milanese con questa affermazione, ma è evidente che l’immagine di Berlusconi che, come un giovane turista con lo zaino sulle spalle alla ricerca di “emozioni forti” nelle affascinanti repubbliche post-sovietiche, tenta di prolungare la sua carriera politica emigrando nell’Est Europa, strappa una spontanea risata. Un bizzarro caso di “turismo politico”, non più bizzarro però dell’ipotesi di un mantenimento dell’agibilità politica per Berlusconi nel nostro Paese.

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