Ciclismo. Vuelta a Espana: Horner trionfa a 42 anni, Nibali si deve arrendere

Un risultato impronosticabile alla vigilia. E’ il 42 enne Chris Horner del team Radioshack ad aggiudicarsi la 68 esima edizione della Vuelta a Espana, davanti a Nibali e Valverde.

Quando dopo la vittoria della terza tappa, l’americano aveva dichiarato di fronte ai giornalisti di puntare alla conquista della maglia rossa, nessuno, forse nemmeno i suoi compagni di squadra gli aveva dato credito. E invece tre settimane dopo ci ritroviamo a tentare di spiegare il trionfo di un corridore che aveva il nono posto al Tour de France del 2010 come miglior piazzamento nelle grandi corse a tappe. Un successo che, per come è venuto, lascia adito a molti dubbi. Horner infatti si è dimostrato il più forte in salita strapazzando dei colleghi di 10-15 anni più giovani e con un palmares nettamente superiore al suo. In questa massacrante corsa di tre settimane (13 tappe di media e alta montagna; 39 colli da scalare; asfissianti arrivi in salita a ripetizione) i suoi più grandi rivali Nibali, Joachim Rodriguez e Valverde sono sembrati umani, avendo accusato tutti e tre  dei momenti di difficoltà; Horner invece, non ha mai perso un colpo, tenendo in salita un ritmo impressionante rivelatosi proibitivo per tutti. La ciliegina della torta del suo strapotere nella penultima tappa, sulla temibile e selettiva ascesa all’Alto de Angliru.  Horner ha 3 secondi da gestire su Nibali. Il siciliano attacca a ripetizione: scatta uno, due, tre volte, ma l’americano risponde sempre prontamente. Nibali ci prova ancora, in tutto si conteranno dieci tentativi, ma Horner resta attaccato alla sua ruota. Poi a 1,5 dalla fine, l’americano abbozza un sorrisetto e con una facilità irrisoria stacca tutti i suoi dirimpettai andandosi a prendere la Vuelta.

Se fosse successo dieci anni fa, si sarebbero scritti fiumi di parole sull’incredibile impresa di Horner. Ma in uno sport da anni nell’occhio del ciclone per i casi di doping, i sospetti o meglio i “leciti pensieri” maligni, perché al momento non esistono prove concrete, sono quanto mai giustificati e inducono a parlare con cautela. Per il bene del ciclismo ci auguriamo che questo giovanotto di 42 anni abbia davvero compiuto l’impresa della sua vita, ma purtroppo la storia del ciclismo recente ci ha insegnato che quando dall’ordinario si passa allo straordinario c’è sempre qualcosa di torbido. Ai posteri l’ardua sentenza.

di Giuliano Corridori

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