Insegue e uccide i rapinatori, tirando fuori il peggio degli italiani
di Pierfrancesco Demilito
Mentre i sondaggisti italiani si scervellano per capire quanto consenso raccoglierebbe Renzi o il Pdl senza il Cavaliere, c’è un fatto di cronaca che ci permette di tastare il polso del Paese e che fa emergere un’Italia cinica, arrabbiata e per nulla pronta a perdonare. Mi riferisco alla tragica morte dei due rapinatori minorenni di Napoli, uccisi dalla Smart del rapinato, che dopo aver subito il furto si è lanciato in un folle inseguimento per le vie partenopee.
La vicenda non è recente, risale allo scorso mese, ma in questi giorni è stato diffuso il video dell’inseguimento registrato dalle telecamere a circuito chiuso di cui ormai le nostre città sono tappezzate.
Oggi, come allora, i commenti dei lettori alla notizia ci mostrano la faccia più brutta del nostro Paese.
Su Repubblica.it, Juri Armani scrive: “Se è vero che i morti lo avevano rapinato ha fatto bene! E’ l’unico modo per togliere i delinquenti di torno! peccato che ora lo condanneranno di omicidio! Non gliel’ha ordinato il medico di andare a fare la rapina!”
Sul Messaggero.it, Michelle si domanda: “Non si ammazza perché si è stati rapinati? E perché? Uno ha il diritto di difendere la propria roba”.
Sul sito del Corriere della Sera un anonimo lettore scrive: “Chi non teme per la propria vita continua a delinquere. Se la gente fosse autorizzata a reagire in qualsiasi modo per difendere i propri beni e la propria famiglia, un rapinatore/stupratore/borseggiatore si renderebbe conto che non ne vale la pena. Purtroppo i delinquenti si fanno beffa della nostra società “civile”, anzi si sentono protetti da una giustizia inesistente”.
E sul sito del quotidiano free press Leggo c’è chi ritiene un eroe il rapinato che nell’inseguimento ha ucciso i due giovanissimi.
Per trovare commenti di questo tenore non abbiamo dovuto ricorrere a ricerche complicate e voi stessi potrete trovarne, anche di più duri, su tutti i siti italiani di informazione.
Dal mio punto di vista i colpevoli di questa storia siamo tutti noi. E’ colpevole lo Stato, che non è riuscito ad evitare a un suo giovane “figlio” una quotidianità fatta di criminalità: uno dei due rapinatori era recentemente uscito da un carcere minorile e dunque sarebbe bene interrogarsi sull’utilità di queste strutture che sulla carta, ma purtroppo solo sulla carta, dovrebbero garantire il recupero ed il reinserimento nella società. Ma è colpevole anche questa società, che crea e giustifica un giustiziere della notte pronto a lanciarsi in un folle inseguimento per recuperare un Iphone, un telefonino, un oggetto, mettendo a rischio la propria vita e quella degli altri. E se in quell’inseguimento avesse travolto e ucciso un passante?
La nostra ormai è una società che non riesce a riconoscere le giuste priorità, che antepone il diritto al possesso delle cose al diritto alla vita, altro che “italiani brava gente”.