Il Campo della Solidarietà: Italia e Azerbaijan sempre più vicini

di Giuliano Bifolchi

Si svolgerà domani alle ore 15 la cerimonia conclusiva di “Il Campo della Solidarietà” presso la Sala della Promoteca in Campidoglio a Roma, iniziativa organizzata dall’Associazione Italia-Azerbaigian il cui fine era quello di sensibilizzare l’opinione pubblica italiana al conflitto in Nagorno-Karabakh e di gettare un ponte tra la società italiana e quella azerbaigiana.

La cerimonia conclusiva del progetto, iniziato il 31 agosto e terminante il 10 settembre 2013 e che ha permesso a giovani ragazzi del Nagorno-Karabakh dai 12 ai 15 anni di visitare l’Italia e svolgere attività ludico-creative, ha visto la collaborazione del Sindaco di Roma Ignazio Marino e si terrà in Campidoglio alla presenza dell’Assessore alla Scuola, Infanzia, Giovani e Pari Opportunità Alessandra Cattoi.

Tale evento permette all’Italia di cementare maggiormente i propri rapporti e le proprie relazioni con l’Azerbaijan e di conoscere la realtà del Nagorno-Karabakh, territorio originalmente facente parte dello stato azerbaigiano divenuto la causa scatenante del conflitto tra Yerevan e Baku iniziato nel 1992 e terminato nel 1994 con un armistizio e la conseguente creazione del Gruppo di Minsk dell’OCSE, presieduto da Francia, Russia e Stati Uniti, il cui compito è sempre stato quello di favorire il processo di pace.

Comprendere il conflitto del Nagorno-Karabakh, le cause e gli effetti sulla regione del Caucaso meridionale aiuta maggiormente a conoscere l’Azerbaijan, stato con il quale negli ultimi tempi l’Italia sta intensificando i propri rapporti diplomatici e commerciali; oltre alla visita in estate del Premier Letta a Baku, le relazioni tra i due paesi hanno ovviamente subito un rafforzamento considerevole dopo la scelta a fine giugno da parte del Consorzio di Shah Deniz di preferire la Trans-Adriatic Pipeline (TAP) come sistema di trasporto per esportare il gas naturale azero in Europa. Tale scelta ha ovviamente premiato l’Italia grazie al progetto TAP il quale prevede di realizzare un gasdotto capace di collegare il terminale iniziale in Grecia con quello posto nell’Italia meridionale dopo aver attraversato l’Albania ed il Mar Adriatico; l’Italia, quindi, divenendo il terminale finale di tale sistema di trasporto assumerà la funzione di hub di distribuzione del gas azero verso l’Europa, risorsa ritenuta fondamentale per il progetto di sicurezza energetica avviato da Bruxelles che mira a rendere il continente europeo maggiormente indipendente dal gas russo.

Attualmente la vita politica dell’Azerbaijan è monopolizzata dalle future elezioni presidenziali che si svolgeranno il 9 ottobre a cui parteciperà il presidente Ilham Aliyev, figlio e successore di Heydar Aliyev, leader del partito YAP ed alla guida del paese da 10 anni grazie ai due mandati presidenziali, il quale dovrà scontrarsi con un’opposizione non omogenea.

Grazie ad una modifica delle costituzione Aliyev ha la possibilità di essere scelto per il terzo mandato consecutivo e secondo quanto affermato dagli esperti la sua elezione è assicurata visti non solo i successi che il paese è riuscito ad ottenere a livello internazionale durante la guida dell’attuale presidente, ma specialmente per la mancanza di una opposizione capace di fronteggiare il leader azerbaigiano. La coalizione tra i due tradizionali partiti di opposizione Musavat e Fronte Popolare, conosciuta come Consiglio Nazionale delle Forze Democratiche, ha dimostrato negli anni di essere incapace di proporre un programma alternativo valido ed un candidato unico in grado di far convogliare su di sé gli obiettivi e le aspettative delle forze di opposizione; quest’anno tale tendenza sembrerebbe aver preso una piega differente con la nomina di Jamil Hasanli come candidato unico, seconda scelta avvenuta dopo l’impossibilità di presentare alle elezioni Rustam Ibrahimbeyov, direttore cinematografico i cui collegamenti con la Russia, paese dove ha passato la maggior parte della sua vita, lo rendevano “scomodo” alla vita politica azerbaigiana ed al programma di indipendenza dello stato caucasico dall’influenza e dalle mira di Mosca.

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