SBK. Gp di Mosca: muore Andrea Antonelli. Si discute sulla sicurezza

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Andrea Antonelli, venticinquenne pilota umbro del team GoEleven, è deceduto ieri durante il gran premio del mondiale SuperSport di Mosca dopo essere caduto sull’asfalto “bagnato” e investito dal connazionale Lorenzo Zanetti.

L’ennesima vittima di questo sport: il motorismo, nella fattispecie il motociclismo in particolare, che ha insito nel suo dna il rischio della vita dei suoi protagonisti piloti, eroi, come li definisce il medico della motoGP Alberto Costa. Ragazzi in grado di gettare il cuore al di la dell’ostacolo molto più di una persona comune. Andrea inseguiva il suo sogno, quello di correre con una moto ufficiale in un mondiale. Fin da piccolino si era messo in luce nella obbligata trafila delle mini moto passando per campionati italiani ed europei fino al 2005 quando arriva la chiamata della Kawasaki per il mondiale 600 SuperStock under 20; il 2007 l’anno della svolta per la sua carriera con la vittoria ad Assen che lo proietterà al mondiale SuperStock 1000 FIM e il 2012 debutto sempre con la Kawasaki nel mondiale SuperSport.

Un talento che stava sbocciando lentamente, stroncato da un incidente con una dinamica che purtroppo conosciamo bene: pronti via, pista impraticabile a causa della pioggia torrenziale che ha reso la visibilità inesistente a detta dei piloti, scivolata della Kawasaki ZX-6R di Antonelli e inevitabile incidente che vede la Honda di Zanetti colpire la testa di Andrea.

Soccorsi immediati, gara interrotta, ma per il pilota italiano non c’è niente da fare. Incolpevole Zanetti che lanciato a velocità dopo la curva e con la pioggia che inibiva la visibilità e i freni, non può in alcun modo evitare l’impatto, come successe per Simoncelli investito da Edwards e Rossi nel 2011 e Tomizawa impattato da Redding nel 2010. Cominciano allora, imprescindibili, le discussioni sulla sicurezza: tra le voci più autorevoli quella di Marco Melandri che a nome anche di numerosi piloti afferma che “la gara della SuperSport non doveva partire”. Il pilota della BMW aveva più volte durante la gara alzato la mano richiamando i colleghi piloti e i commissari di gara affinché sospendessero la corsa. “Percorrevamo il rettilineo con metà gas e potevo rallentare la moto solo con il freno motore” afferma Melandri che denuncia come in SuperBike manchi totalmente un dialogo tra piloti e commissione di gara. Anche secondo Roberto Rolfo la gara non era da disputare e richiama ad una maggiore attenzione sulla tematica della sicurezza non solo quando succedono questi incidenti. Ecco il problema, si parla di sicurezza soltanto in questi momenti, se oggi Antonelli fosse ancora tra noi parleremmo della splendida gara vinta da Melandri sul bagnato. L’incidente di Andrea, come quello di Marco Simoncelli, sono avvenimenti che da sempre fanno parte del motociclismo. I piloti stessi ne sono consapevoli, ma è pur vero che a volte si potrebbe fermare la ruota dello spettacolo in nome di un valore superiore che potrebbe essere quello della sicurezza.

di Andrea Lorenzini  

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