Cina – Timide aperture verso un mercato libero

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di Francesco Galati

Il governo cinese sta eseguendo delle manovre per permettere all’economia (galoppante) di proseguire il suo corso, assecondando la forte crescita del PIL con manovre a livello bancario, che possano migliorare la circolazione di moneta, e in parte la distribuzione di ricchezza nel paese.

La Banca Centrale Cinese fino a pochi giorni fa imponeva sconti di 30 punti percentuali sui tassi di riferimento in vigore per prestiti ad imprese e famiglie, questa imposizione ovviamente minava la concorrenza sul mercato dei prestiti finanziari.

La decisione di intraprendere questa misura, che favorisce la competitività e la circolazione di moneta liquida, nasce dall’esigenza di “rilanciare” il mercato, questo perché il Governo di Pechino ritiene pericolosa la stagnazione del mercato cinese, dove la crescita del PIL farà segnare nel 2014 un +7,5% (ricordiamo che nell’area Euro da diversi anni il trend è ben più negativo, se non negativo in termini assoluti).

L’adozione di queste misure segue il trend intrapreso dalla nuova classe politica cinese, che si muove in un’ottica di (seppur timida) apertura ai vari mercati, la manovra aumenterà la competitività interna ma anche quella esterna, andando poi a favorire amministrazioni locali e piccoli imprenditori, poiché queste misure porteranno liquidità da utilizzare anche come salvagente per il pagamento di oneri debitori.

La Banca Popolare Cinese, con sede a Pechino, ha diramato un messaggio agli istituti bancari sottolineando l’importanza di “fissare i tassi in modo ragionevole sulla base delle richieste del mercato e considerando i fattori di rischio”, quindi agevolazioni si, ma con la consueta cautela.

Emerge inoltre da uno studio del Wall Street Journal, che quest’apertura potrebbe portare a una grossa ricapitalizzazione delle banche cinesi, con una cifra che potrebbe aggirarsi sui 100 miliardi di dollari nell’arco dei prossimi due anni, con una notevole spinta alla competitività delle stesse.
Di questo dovrebbe giovarne la concorrenzialità delle banche cinesi, aprendo spiragli agli investitori internazionali, il tutto come dicevamo prima, in un’ottica di apertura generale che riguarda l’aspetto politico ed economico di un gigante che vede rallentata la corsa proprio dalle misure ultra protezioniste adottate negli ultimi decenni, che hanno garantito una crescita esponenziale a livello statale ma che al contempo ha frenato la competitività e la distribuzione della ricchezza.

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