Campania, un coordinamanto per dire “no” al precariato nella giustizia

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di Eloisa De Felice

L’UPG Campania, ovvero il Coordinamento spontaneo dei Precari della Giustizia della Regione Campania si è costituito lo scorso Aprile. Tra le sue fila più di 500 giovani tirocinanti, coinvolti in work experience presso i diversi Tribunali e Uffici Giudiziari del territorio campano, tutti laureati e/o laureandi in stato di inoccupazione o disoccupazione, provenienti da istituti universitari Campani. Abbiamo incontrato il coordinatore Gennaro Ciaravolo per capire meglio la precaria situazione che li affligge, la loro lotta e i loro futuri, se più prossimi o più possibili.

1)      Cos’è l’UPG e, in particolare, perché è nato l’UPG Campania? 

Si tratta di un coordinamento spontaneo formato da tutti i tirocinanti che hanno partecipato a progetti formativi, meglio note come work experience, all’interno di tribunali ed uffici giudiziari della Regione Campania. Abbiamo dato vita al comitato per evitare che le competenze acquisite e le nostre professionalità vadano disperse al fine di garantire il diritto alla giustizia, come servizio al consociato, e non mandare sprecate le risorse investite per la formazione dei lavoratori.

2)      Raccontaci un po’. Quale la situazione precedente all’arrivo dei ragazzi presso le cancellerie dei Tribunali e le segreterie delle Procure in Regione? E durante la loro permanenza?

Grazie al nostro impiego all’interno degli uffici abbiamo potuto affiancare il personale in servizio contribuendo a migliorare le performance degli stessi uffici, impegnati in uno sforzo sovraumano nel garantire standard sufficienti di efficienza, tenuto conto delle materiali possibilità del personale in servizio e della notoria carenza dello stesso all’interno del settore Giustizia. Possiamo, quindi, senz’altro affermare che il contributo apportato da tutti i tirocinanti può, senza esitazione, definirsi di rilievo nell’economia di gestione degli uffici grazie anche alla professionalità ed alle competenze che abbiamo acquisito. La nostra preoccupazione è che, terminato il nostro periodo di tirocinio, non si riesca a risolvere la gravosa situazione di sotto-organico, con tutti i problemi che esso comporta.

3)      Quali gli scenari più plausibili alla scadenza delle loro work experience? E in relazione a ciò, come pensate di procedere da qui a novembre? E da qui a sei mesi-un anno?

I progetti sono terminati nel mese di Maggio. Al momento siamo in attesa di rientrare negli uffici giudiziari per proseguire la formazione con un progetto la cui titolarità è del Ministero della Giustizia. Per il prossimo anno ci attendiamo che si riescano a trovare gli strumenti economici e normativi tesi ad assicurare la stabilizzazione delle professionalità acquisite e sperimentate e si affronti con maggiore attenzione e concretezza la problematica dei lavoratori “precari” della Giustizia.

4)      Veniamo ad una domanda un po’ spinosa: oggi sono veramente moltissimi, in Italia, i ragazzi coinvolti in progetti come questo. Perché al vostro dovrebbe far seguito un inserimento? 

Ricordo che ci troviamo in una situazione di galoppante disoccupazione giovanile con punte, nel Sud Italia, che toccano addirittura il 50%. Oltre a ciò credo che l’innovazione all’interno della Pubblica Amministrazione si faccia anche attraverso l’introduzione, negli uffici, di ragazzi giovani e preparati e con una formazione multidisciplinare, considerando che la quasi totalità dei progetti ha coinvolto ragazzi con un titolo di studio elevato come la laurea. Infine, credo che sia deleterio disperdere le competenze acquisite e che magari possono essere sfruttate in altri ambiti anche a seguito dell’investimento economico che c’è stato prima da parte della Regione Campania e successivamente dal Ministero stesso.

5)      Lascia un commento-slogan-consiglio a nome di l’UPG Campania a quanti si trovano in una delle più disparate forme di precariato oggi dilaganti in Italia. 

Nel mondo del lavoro, il precariato sta diventando sempre di più la regola e non l’eccezione. E’ necessario introdurre standard di competitività e meritocrazia all’interno sia delle aziende che della pubblica amministrazione. Nello stesso tempo è necessario ridurre la tassazione che grava sulle imprese e sui lavoratori ed incentivare le assunzioni a tempo indeterminato, magari spostando la maggior parte delle imposte sui contratti atipici in modo che divenga più conveniente investire su lavoratori a lungo termine. Credo, infine, che i giovani siano pronti ad accettare questo tipo di sfide che il futuro ci riserva, dando credito alla creatività e ad un notevole bagaglio di competenze che sempre contraddistingue il nostro Paese esportatore, purtroppo, di talenti.

 

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