Messina. La Dia sgomina un giro di esami truccati

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di Emiliana De Santis

Abilitazioni professionali, test d’ingresso, esami universitari. Nell’ambito dell’operazione “Campus”, la Dia di Catania ha eseguito sei ordinanze di custodia cautelare per porre fine ad un giro di compravendita di esami nell’ateneo siciliano di Messina, con estensione al racket e all’usura.

L’accusa è quella di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso e associazione per delinquere finalizzata al voto di scambio e al millantato credito. L’organizzazione infatti, forte di alcuni esponenti della ‘ndragheta calabrese e con ramificazioni al nord nel mercato dell’usura (prestiti ad orafi e imprese bresciane a tassi del 50 percento), si avvaleva di intimidazioni, minacce e favori per addolcire docenti e commissioni garantendo così il superamento dei test e degli esami in cambio del voto. Le indagini, effettuate dal Gip peloritano, hanno portato all’esecuzione dei provvedimenti cautelari per un docente di statistica e matematica del Dipartimento di Scienze Economiche dell’Università di Messina, Marcello Caratozzolo, per due esponenti della malavita, Salvatore Galati e Domenico Montagnese – quest’ultimo ben noto alle forze dell’ordine ed esecutore materiale delle intimidazioni – e per l’ex consigliere provinciale Santo “Dino” Galati Rando, cui sarebbero stati assicurati nell’ottobre 2012 i voti ottenuti grazie ai favori.

È dal 2012 che gli investigatori pedinano, intercettano e filmano Caratozzolo e Rando per portare alla luce la loro rete di baratto e clientela. “Se tu ti vuoi prendere gli esami senza fare niente .. e .. senza problemi, allora bisogna andare praticamente a minacciare .. non c’è niente da fare, è così .. è questo il sistema [..] bisogna andare a minacciare e saperlo fare sennò sei fottuto” così Montagnese nelle conversazioni registrate dal procuratore capo di Messina, Guido Lo Forte, dall’aggiunto Sebastiano Ardita e dal sostituto della direzione investigativa antimafia, Liliana Todaro. Venivano corrotti sia i docenti sia il personale amministrativo così che anche il più impreparato dei ragazzi potesse superare il test per la facoltà di Medicina, l’esame da Dottore Commercialista o, molto più semplicemente, un colloquio orale.

Pietro Navarra, rettore dell’università messinese, ha dichiarato: “L’Ateneo è parte lesa nel procedimento” e si costituirà parte civile nel caso in cui, convalidato il fermo, dovesse iniziare il processo presso la procura di Catania. La compravendita di esami e titoli di laurea sarebbe infatti avvenuta allo scuro della direzione universitaria la quale ha manifestato il proprio dissenso e stupore nei confronti di un sistema che, a sentire gli inquirenti, sembrava essere consolidato e molto efficace.

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