Coppa Italia. Qui Roma: l’apice di due anni di fallimenti

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Estate del 2011: la Roma al termine di un campionato orribile agguanta la qualificazione per l’ultimo posto disponibile per l’Europa League e chiude così un campionato sotto tono e massacrante, nonostante i 3 successi su 3 derby durante la stagione. Il cambio di società, in una piazza scontenta della gestione famigliare di Rosella Sensi, Daniele Pradè e Bruno Conti, sembrava dare vita al sogno americano.

Il sogno però ci ha messo ben poco a diventare incubo. E’ bastato aspettare fine agosto dello stesso anno e assistere all’assurda eliminazione dal preliminare di Europa League contro lo Slovan Bratislava per rendersi conto che il “progetto” sarebbe stato di difficile attuazione. Ci doveva essere Di Benedetto a fare da presidente, con Baldini, Fenucci e Sabatini come fidi collaboratori. Di Benedetto non è più Presidente e la figura di quello nuovo, Pallotta, per la piazza si è ridotta a prese in giro per tuffi in piscina e loghi modificati. Mentre i dirigenti, accolti come i migliori nel loro ruolo, e probabilmente lo sono o lo sono stati, a Roma hanno intrapreso il tunnel degli orrori. Guide tecniche sistematicamente sbagliate, Luis Enrique, Zeman o Andreazzoli. Con la grave pecca di non essersi resi conto che uno bravo, ma bravo davvero, era lì in casa a portata di contratto. Montella poteva essere l’ultimo lascito di una vecchia proprietà, che comunque tra errori e gravi difficoltà ha portato dei risultati, quella stessa società contestata fino all’ultimo giorno di gestione nonostante secondi posti, 2 Coppe Italia, una Supercoppa e svariati buoni piazzamenti europei. L’Europa, quella che gli americani dovevano conquistare e che con la sconfitta di ieri è sfumata per il terzo anno di fila.

Il bilancio di questi due anni passa quindi dal tragico al tragicomico se aggiungiamo che al tifoso, che nei riguardi di questa società è stato paziente come mai prima nella storia, è stato chiesto di rinnovare l’abbonamento ad aprile. Il tutto con un campionato mediocre ancora da finire, che si è concluso ieri sera tra la disperazione generale dei tifosi romanisti, costretti a subire l’ennesima umiliazione proprio dall’altra squadra della capitale e poco conta aver finito un campionato mediocre sopra la Lazio. La squadra di Petkovic è stata autrice anch’essa di un campionato non brillante, salvato dalla partita di ieri, giocata, a differenza della Roma, da squadra vera. Gli obiettivi della Roma erano stati per tutti gli anni 2000, salvo stagioni di fisiologico calo, ben altri che il solo confronto con la Lazio (che ovviamente ha mantenuto sempre l’importanza che merita), il ridimensionamento che la squadra ha ricevuto in questi due anni ha riportato i due appuntamenti della stracittadina a essere di fondamentale importanza per dare un senso a stagione pressoché piatte. Ma visto il magro bottino della new era, con 4 sconfitte e un pareggio, anche questo mini obiettivo può considerarsi fallito.

Dentro la maglia Nike chi ci mettiamo? – Il merchandising ha assunto, questo sì, un ruolo predominante nella nuova gestione:  logo, Nike, Volkswagen, Disney. Contratti e partnership che si sommano, purtroppo in campo non vanno loro. In campo ci vanno gli acquisti sbagliati fatti in due anni di mercato, ci vanno i vari Josè Angel, Kjaer, Piris, Balzaretti, Tachtsids, Bradley, Bojan e qualcuno che forse sfugge. Acquisti sbagliati, che giustamente vanno affiancati anche alle scelte buone come ad esempio Marquinhos, Lamela (sul quale andrebbe aperto un capitolo sul perché da 3 mesi non salta più l’uomo), Osvaldo (il quale se avesse un’altra testa potrebbe essere l’attaccante titolare per i prossimi 5 anni) o Pjanic (il quale se riuscisse ad avere un minimo di personalità in più potrebbe essere…) tante, troppe parentesi anche per quegli acquisti considerati buoni…  segno allora che in questa nuova Roma non ne va dritta proprio una.

ll derby non giocato – Detto di quanto tecnicamente sbagliato ai piani alti, c’è comunque da spendere due righe su quanto tecnicamente sbagliato da giocatori e allenatore. La partita della vita è trascorsa tra la difesa dello 0 a 0 e qualche timida offensiva. Il derby in finale era ben altra cosa. Il non gioco espresso dalla Roma di Andreazzoli ha avuto l’apice nella partita che non doveva essere persa, o almeno, visto che nel calcio uno alla fine deve perdere per forza, non così. Non in questo modo. La rabbia dei tifosi ci ha messo poco a montare e la contestazione, giusta nelle intenzioni, non nei modi quando degenera in violenza gratuita, è lo specchio di quanto raccolto in due anni da Baldini &co.

Adesso proprio Baldini, dopo essersi assunto ancora una volta le colpe del fallimento, dovrà rimettere in piedi una squadra e dovrà farlo non per salvare la propria carriera, ma per la gente. Per quei tifosi che hanno già pagato l’abbonamento, per quelli che colpiti a morte ieri andranno comunque a rinnovare, per quelli che pagano le tv, per quelli ancora affezionati alle radio, per tutti quelli che in questi due anni hanno assistito a scempi su scempi andando avanti solo con la Roma nel cuore. E’ per loro che adesso la società deve lavorare, è per loro che deve riuscire in qualcosa che non siano solo club away, sponsor e contratti… dopo due anni che sia finalmente il campo a parlare.

Cristiano Checchi

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