Mamme imperfette: da casalinghe a lavoratrici non meno disperate, e forse anche di più

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di Beatrice De Caro Carella

“La TV è chewing-gum per gli occhi” diceva Wright. Ossia, tiene solo occupati i nostri occhi: ripetitiva nei contenuti, la TV come la gomma induce assuefazione, senza apportare nutrimento alcuno alla nostra mente.

Un commento che forse già allora, pur nella sua parziale acutezza storica, suonava fin troppo spietato, calando la falce sul bello e sul brutto, senza riconoscere l’enorme potenziale della rivoluzione narrativa che il mezzo televisivo prometteva. Ciononostante, ad oggi, è forse anche uno dei giudizi divenuti semiologicamente più appropriati a descrivere parte di quell’involuzione del medium che ne ha col tempo reso il generalismo una discriminante di qualità.

Accade dunque che, a fronte d’una gestione degli spazi sempre più impantanata nella logica della scommessa sicura – prudentemente mai troppo audace se autoctona, e un po’ più spregiudicata solo se a far da parastinchi c’è la “depravazione made in USA” di Game of Thrones e un coriaceo Freccero – che il serial si dia al Web. Il Web: quel fantomatico dio della libertà espressiva e fruitiva, idealmente ritenuto (erroneamente) terra di nessuno, e perciò perfetto spazio di sperimentazione. A costo zero (o quasi).

Nasce così, anche per un già nome come quello di Ivan Cotroneo – Tutti pazzi per amore, Paz!, Mine Vaganti- l’esperienza di Una Mamma Imperfetta, web-serie in 28 puntate per 8 minuti di streaming, che però non approda più su Youtube, come fece Freaks!, uno dei noti pionieri del genere, ma direttamente sul sito de Il Corriere. E. per certi versi, il dato più interessante di questo ennesimo dietro le quinte sulla famiglia moderna, scritto e diretto dal sopracitato Cotroneo, è proprio questo: la produzione, i cui oneri sono sostenuti dalla Indigo Film (non a caso, fan numero uno d’un Maestro dai numeri altalenanti come Sorrentino) avvalendosi però (e qui viene il bello) di un contributo Rcs e RaiFiction. Ma allora perché il Web, viene da chiedersi?

Perché la Rai dei contribuenti (risposta ovvia ma non abbastanza) prima d’impegnarsi con un tale esperimento (formale e narrativo) deve comunque accertarsi che l’operazione sia a rischio zero. Poi, se tutto va bene, se ne riparla in autunno su Rai 2, a terreno sondato. La televisione, in buona sostanza, alza bandiera e passa la patata bollente del serial morente al provvidenziale fenomeno d’un mecenatismo di ritorno, di chi – generoso acuto, ma (per la Rai) economicamente spericolato – si permette il lusso di credere che cinema e TV siano arti da sponsorizzare e non solo da mantenere in vita, passando dal respiratore artificiale delle film commission a quello del canone Rai.

Il tema della serie, entrando nel vivo ad ogni modo, sono le mamme di oggi. Figlie a conti fatti scontente del femminismo di ieri: una nutrita schiera, che si barcamena tra la soddisfazione d’una oramai raggiunta realizzazione personale e le frustrazioni d’una vita all’insegna dell’ossessione del tempo nell’infinita girandola d’impegni tra figli, scuola, marito, bollette, scadenze, compiti, riunioni, pasti e influenze. Le amiche hanno i minuti contati, il sesso li ha già programmati e i sogni son solo desideri: vitali ma impossibili, come il fantasmagorico matrimonio con uno Scamarcio che cucina lasagne fresche e si stira da solo le camicie.

Niente di nuovo sotto il cielo della fiction? Ni, perché Una mamma imperfetta ha un merito: andare oltre la banalità del dato di fatto e aggirare abilmente gli stereotipi del tema. Inoltre, pur nella leggerezza della sitcom, ci regala un’interessante seconda prova di regia, dotata di dinamismo e spontaneità, che poggia su battute insospettabilmente fresche.

Chiara si sente “una nazione in crisi”, con la sua vita che la stacca “d’un paio di giri ogni giorno”, fra grafici d’accumulo di ritardi e gare continue “agli affetti speciali” per i suoi esigenti figli: quattro occhi che (sembra) ne giudicano ogni piccolo fallimento. Le sue letture poi – Il sogno di mia madre, Diario di Edith – la dicono tutta. E forse dovremmo per questo – memori del recente ritardato attivarsi d’una sensibilità GLBT (e del destino della Edith del diario) – giocare d’anticipo, prodigandoci nell’apertura d’uno sportello di supporto psicologico h24 per la categoria Mamme e Mogli Lavoratrici Imperfette, vittime anche d’uno status socioeconomico ben meno agiato delle disperate di Wisteria Lane.

Cotroneo ci offre uno sguardo affatto banale su temi più che banali: i problemi quotidiani del ceto medio di genere, ma raccontati da nuove angolazioni e con sensibilità inedita. Senza patetismi, né buonismi (una rarità), complici le luci di Bigazzi e le musiche di Buonvino. Collaborazioni d’eccezione. Vedere per credere.

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