Taranto – Arrestato il Presidente della Provincia, mentre in città regna il provincialismo

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di Pierfrancesco Demilito

La vicenda di Taranto torna a occupare le pagine importanti dei quotidiani nazionali. Questa volta la notizia è di quelle sensazionali, quella con il titolo grande a tutta pagina: “Arrestato il Presidente della Provincia”. Le voci che in città sarebbero arrivati arresti eccellenti circolavano da tempo e a quanto pare sono ancora attesi provvedimenti importanti.

Insieme al presidente, Gianni Florido, sono stati arrestati l’ex assessore provinciale all’ambiente, Michele Conserva, l’ex segretario della Provincia di Taranto, Vincenzo Specchia, e il factotum del gruppo Riva, Girolamo Archinà, già in carcere per una precedente inchiesta. Per tutti l’accusa è di aver favorito l’apertura della discarica “Mater Gratiae”, realizzata in una cava all’interno dello stabilimento Ilva. Florido e Conserva sono accusati di aver indotto, dal 2006 al 2011, dirigenti del settore ecologia e ambiente della Provincia di Taranto a rilasciare i permessi per la discarica gestita dall’Ilva “in carenza dei requisiti tecnico-giuridici”.

Un vero e proprio ciclone che colpisce nuovamente la città, proprio nel giorno in cui il gip del Tribunale di Taranto, Patrizia Todisco, ha firmato il provvedimento di dissequestro dei prodotti finiti e semilavorati dell’Ilva. Un dissequestro che rimette sul mercato 700mila tonnellate di acciaio, pari a 800 milioni di euro.

Ma c’è un’altra notizia che mi preoccupa, e questa non occupa le pagine dei quotidiani ma sta monopolizzando l’attenzione (perlomeno quella sui social network) di molti attivisti tarantini. In queste ore, infatti, molti dei leader ambientalisti jonici stanno ricevendo la convocazione del neo Ministro dell’Ambiente, Andrea Orlando, per un tavolo che, il prossimo lunedì, ridiscuta la vicenda Ilva. La notizia è che alcuni di questi ambientalisti stanno rifiutando l’invito perché l’incontro si terrà a Roma e non a Taranto.

Mi riferivo proprio a questo atteggiamento quando tempo fa scrivevo: “Non bisogna correre il rischio di diventare una nuova Bagnoli. Per scongiurare questo rischio serve che la città continui a seguire attentamente la vicenda. E questo non basterà se intorno a Taranto non nascerà anche un movimento d’interesse nazionale, ma perché ciò accada sarà necessario mettere da parte i protagonismi e i provincialismi.”

Rifiutare il faccia a faccia con il Ministro perché l’incontro si terrà a Roma è una scelta accecata dal provincialismo. Il Ministero è la sede deputata alla discussione delle vicende importanti per il Paese ed è lì che bisogna andare a far sentire la propria voce, sedendo ad un tavolo alla pari con azienda e sindacati. Gli incontri nelle sedi romane non sono stati snobbati dai lavoratori sardi dell’Alcoa o, per restare alle vicende tarantine, da quelli di Teleperformance. Quando si vuole davvero risolvere una situazione, quando si ha davvero paura per il proprio futuro, i principi passano in secondo piano. Questa è un’occasione che la città non può perdere, un principio non può danneggiare una battaglia giusta e il protagonismo di pochi non può diventare la palla al piede dell’intera città.

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