L’Italia e il virus dei matrimoni gay

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di Simone Lettieri

E’ una specie di virus inarrestabile: è sempre più lunga la lista dei Paesi nel Mondo che approva il disegno di legge sul matrimonio gay, equiparandolo di fatto a quello eterosessuale. L’ultimo Stato ad aver attuato il provvedimento è il Delaware, negli Stati Uniti, che lo scorso 7 maggio lo ha approvato con 12 voti a favore e 9 contrari. Il governatore democratico Jack Marckell, fervente sostenitore della legge, ha dichiarato che “E’ la cosa giusta per il Delaware. È il risultato di un incredibile lavoro di squadra”.

Ad oggi sono undici gli Stati degli USA che permettono il matrimonio gay all’interno dei loro territori. Prima del Delaware ci sono stati Connecticut, Maine, Massachusetts, New Hampshire, Vermont, New York, Iowa, Maryland e lo stato di Washington. E potrebbero oggi stesso diventare dodici, con il voto del Senato del Minnesota, in cui il provvedimento di legalizzazione del matrimonio gay ha già incassato il sì della Camera. E fuori dai confini americani sono già tanti gli Stati che hanno approvato la legge, ultima in ordine cronologico la Francia di Hollande.
E’ davvero straordinario come una trasformazione culturale e sociale del genere, a cui stiamo assistendo giornalmente, avvenga in maniera così veloce e profondamente radicata.

Il primo Stato al Mondo ad aver approvato il matrimonio gay sono stati i Paesi Bassi nel 2001 e da quel momento è esplosa un’ondata di civiltà e umanità difficilmente riscontrabile nella storia moderna. Un’ondata resa possibile laddove la politica, la buona politica, sa farsi carico dei propri impegni e dei propri doveri, collegandosi strettamente alla società che, come tutti sappiamo, è sempre avanti rispetto alla classe politica che la rappresenta.

Un collegamento politica-cittadini che purtroppo manca in Italia: da noi non c’è nessuna tutela legale per le coppie gay, nonostante fiacchi, stanchi e patetici tentativi di mediazione in Parlamento nelle scorse legislature. Sento spesso parlare di una colpa, quella attribuita alla presenza del Vaticano, con dita accusatorie e parole di fuoco verso i suoi rappresentanti ecclesiastici, ma diciamoci la verità, il vero ostacolo in Italia è rappresentato proprio da quella mancanza di collegamento politica-cittadini che non colpisce solo i diritti individuali delle persone, ma anche molti altri aspetti della vita quotidiana.

E’ compito del buon politico portare avanti disegni di legge coraggiosi e universalmente utili, come appunto il matrimonio gay, senza lasciarsi frenare da dichiarazioni o da prese di posizione che giustamente vengono espresse anche da preti, vescovi o dall Papa in persona, come è giusto che sia in un Paese democratico. Ognuno fa il suo dovere, circoscrivendolo nel suo ambito, ma a quanto pare nel nostro bel Paese questi ambiti vengono stravolti, mischiati insieme, divorati dalla mancanza di professionalità di una classe politica vecchia, retrograda e lontana dal suo popolo.
Il virus è però inarrestabile, appunto, e prima o poi colpirà anche la terra di Dante, quella terra che tanto ha cantato di amore, libertà e pace, e che adesso, mai come prima, ha bisogno di un pizzico di civiltà in più.

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