C’era una volta il Barcellona… ma non è detto che non possa esserci più. L’umiliazione contro il Bayern servirà per il cambiamento

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Era questione di minuti, 90, ma la strada intrapresa era quella che portava al passaggio di consegne ufficiale dal Barcellona dei titoli a ripetizione, al Bayern Monaco che su quella strada ci si vuole mettere, a partire dal 25 maggio.

Era già successo di non vedere il Barcellona in finale di Champions, ma contro l’Inter nel 2010 tutto si vide fuorché una squadra a fine ciclo, mentre nel 2012 tra pali e traverse colpiti uscirono fuori 3 gol del Chelsea in 180 minuti, su un totale di 3 tiri in porta. Questa volta no, ieri sera al Camp Nou il Barca non ha avuto la forza di reagire, spaesato e sempre in balia di un avversario dolorosamente più forte. La partita è scivolata via così senza quella cattiveria richiesta, di fronte a un avversario capace di esprimere, con le dovute differenze, quelle stesse qualità che hanno forgiato il Barcellona. Attaccare per difendersi, nonostante 4 gol di vantaggio.

La qualificazione era chiusa all’andata è vero e c’erano pochi dubbi su questo ritorno, ma quanto visto in un timido tentativo di remuntada lascia aperti interrogativi sul futuro catalano. Quegli stessi interrogativi che però potranno aiutare a far crescere, mutare e migliorare una macchina fino a poco tempo quasi perfetta e che evidentemente è arrivata a un punto di svolta. La stagione non si chiuderà comunque con un flop, c’è la 22esima Liga da formalizzare, e c’è stata un semifinale di Champions disputata, la sesta consecutiva. Resta, è vero, la macchia di aver chiuso il ciclo europeo con un passivo di 7 a 0, proprio contro la candidata a prendersi la nomina di squadra più forte del Pianeta (appartenuta ai catalani fino a poco tempo fa) e che, scherzo del destino, sarà guidata proprio da chi ha dato vita al mito della storia recente del Barcellona.

C’è da ripartire dalle basi: Leo Messi, Iniesta, Pique e il Camp Nou (stracolmo e che chiedeva un’altra prova d’orgoglio con la splendida coreografia “Barca Orgull”). Il primo, nella più brutta serata della storia recente del Barcellona, era assente, per le precarie condizioni fisiche, gli altri due in campo e ultimi ad arrendersi, nonostante lo sfortunato autogol del centrale difensivo. Intorno a loro c’è una squadra che comunque tra mancanza di stimoli e problemi tecnici è almeno da rimodellare; c’è una serenità interna da ricostruire, la malattie di Villanova e Abidal non possono non aver lasciato segni anche sul gruppo, dopo, ovviamente, che sugli sfortunati protagonisti. L’ambiente ora dovrà anche reggere la pressione del fallimento e delle critiche, che nel calcio non si risparmiano mai a nessuno, nemmeno a chi ha vinto tutto. Non serviranno comunque scuse, ma solo costatazioni e analisi, come quella che ha visto i catalani dover fare a meno del giocatore più forte del mondo, nell’andata presente per onor di firma, ieri sera in panchina. Una considerazione da mettere sul piatto della bilancia, che però non vale da giustificazione per la mancata cattiveria, per l’assenza di gioco e di grinta.

Il Bayern, e la Germania in generale, sembra pronta a prendersi la scena come nuova frontiera del calcio, compito del Barcellona che verrà sarà quello di dimostrare di essere capace di rinnovarsi, per non perdere il potenziale che resta comunque enorme. I blaugrana dovranno dimostrarsi in grado di costruire un’altra armata che sappia di nuovo stravincere come faceva un tempo in Europa, e non per forza nel modo insegnato e inculcato da Guardiola. Serviranno rinforzi all’altezza, servirà spirito di gruppo e di unione per reinventarsi, per dimostrare che chiuso un ciclo se ne può sempre aprire un altro.

Cristiano Checchi

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