Bagnoli – La bonifica virtuale che inquina

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di Lucia Varasano

Guardare oggi Bagnoli, X municipio di Napoli, è un po’ come guardare la storia e un suo precedente, è come guardare Taranto e sperare che sullo Jonio le cose possano andare meglio, è un po’ come gettare lo sguardo sulle bonifiche dei Sin, i siti d’interesse nazionale, è un po’ come segnalare una falla nei processi di risanamento ambientale all’italiana.

L’ex acciaieria di Bagnoli a distanza di vent’anni dalla chiusura dell’ Ilva (ex Italsider), dell’ Eternit e dell’ altoforno della Cementir, è al centro di un ambizioso progetto di bonifica, gestito dalla Società di Trasformazione Urbana  “Bagnolifutura “ (interamente pubblica partecipata per il 90% dal Comune, il 7,5% dalla Regione, il 2,5 % dalla Provincia) che se ne occupa dal 2002 e che avrebbe già dovuto volgersi al termine, recuperando e restituendo ai cittadini quasi 330 mila ettari dell’ex area industriale ormai dismessa. E’ invece oggi al centro dell’ ennesima inchiesta giudiziaria. La Procura di Napoli ha disposto il sequestro di quelle stesse aree (inserite tra i siti di interesse nazionale con la legge388/00), ipotizzando il disastro ambientale, la mancata bonifica (“Bagnoli- Il punto sulle bonifiche fantasma”), truffa ai danni dello Stato, oltre che una commistione tra soggetti controllori e soggetti controllati.

Secondo la Procura, non solo la bonifica sarebbe stata avviata virtualmente, ma avrebbe anche aggravato lo stato d’inquinamento dei terreni rispetto allo stato pre-intervento, tra gli indagati alcuni ex dirigenti, della società BagnoliFutura e di vari enti, e non poteva che essere così in quanto il soggetto responsabile della bonifica è in società con gli enti di controllo locali e con l’ente che certifica la bonifica.

I SIGILLI “UNA NUOVA TEGOLA SULLA CITTA'”. I sigilli, se da un lato necessari, vanno ad aggravare una situazione che nel complesso tocca e immobilizza lo sviluppo dell’intera area occidentale di Napoli, “una nuova tegola sulla città” come li ha definiti Edoardo Bennato, il cantante da sempre sensibile alle tematiche ambientali di questo quartiere.

I sigilli, arrivano in un momento tempestoso per la politica napoletana, con la delusione per il progetto naufragato della Coppa America, il sindaco Luigi de Magistris impegnato ad individuare i siti alternativi per la ricostruzione della “Città della Scienza” (che anche se ai margini del Parco Urbano era il primo segno concreto della bonifica del quartiere) e che invoca un Piano Marshall per Napoli chiedendo ai ministri Clini e Barca, un decreto legge che destini fondi per la bonifica di Bagnoli.

LA POSIZIONE DEL SINDACO LUIGI DE MAGISTRIS- Calcolatrice alla mano, è abbastanza difficile anche per gli esperti del settore, accertare quanti soldi siano stati realmente investiti e spesi finora per il progetto di bonifica. Il sindaco-durante la seduta monotematica del Consiglio comunale su Bagnoli- ha fornito alcune indicazioni su come procedere, ma prima di chiedere ulteriori fondi, sarebbe opportuno vagliare un piano d’azione effettivo che per ora non c’è. E’ da registrare intanto una novità, e cioè che il Comune di Napoli si costituirà parte civile nei due procedimenti che attengono il sequestro dell’area exItalsider e l’incendio della Città della Scienza.

BAGNOLI FUTURA, LA SOCIETA’ CHIEDERA’ UN RIESAME DEL PROVVEDIMENTO. Anche il Presidente di BagnoliFutura, Omero Ambrogi ( incaricato come “custode dinamico”), esprime le sue perplessità su “l’ interruzione delle attività di sviluppo” e sugli ulteriori rischi e ritardi che il sequestro rischia di procurare, a causa di una situazione ereditata dalle gestioni precedenti. Intanto, il riesame potrebbe capovolgere le prescrizioni dell’autorità giudiziaria.

La società fa sapere infatti, che il Consiglio d’ Amministrazione presenterà un’ istanza di riesame del provvedimento di sequestro, “intervenuto peraltro con notevole ritardo”, mentre i ragazzi di “Bancarotta” -una realtà autogestita sorta proprio in difesa del territorio di Bagnoli, come Iskra e Ba.Fu.Ca. – chiedono, in una lettera al sindaco chiarimenti sul modo in cui la magistratura abbia operato.

 “BANCAROTTA” E IL PARADOSSO DEL SEQUESTRO. Uno dei paradossi del sequestro infatti, è che tra le aree sigillate, ricade proprio la sede dai ragazzi di “Bancarotta”-e non ad esempio la porta del Parco e gli Uffici di BagnoliFutura, che “dovrebbero essere sottoposti a sequestro ma di fatto non lo sono”. Questa una delle denunce partite dalla comunità di Bancarotta nella lettera, in cui chiedono inoltre, che la società BagnoliFutura venga sciolta e che si proceda con la confisca dei suoi beni, oltre che alla verifica dell’incidenza tumorale nel quartiere, alla creazione di un osservatorio pubblico sulla bonifica, la costituzione dei cittadini in parte civile nel processo.

Anche in assenza della sede, le azioni di questi giovani ragazzi sono tutt’altro che bloccate, dando vita ad una straordinaria mobilitazione cittadina indetta da diversi comitati e associazioni che da anni si battono per questo territorio, con una serie di occupazioni simboliche, assemblee, dibattiti, in quella che è stata ribattezzata “la settimana della rabbia”, conclusasi ieri con l’assemblea popolare e la costituzione del comitato cittadino per la bonifica.

MARE E OCCUPAZIONE. Il problema occupazionale è uno dei più urgenti da risolvere e concerne la ricollocazione dei lavoratori della società BagnoliFutura e le sorti della stessa, che potrebbe essere dichiarata “fallita”. I cittadini sono scettici e dopo anni di denunce non vogliono alcun coinvolgimento della stessa nei successivi interventi di riqualificazione.

Il primo passo per rilanciare il risanamento ambientale sarà probabilmente la restituzione della spiaggia ai cittadini (dando responsabilità ultima alla società), per cui De Magistris sembra abbia già destinato parte dei 50 milioni di euro (stanziati per la bonifica) e che sarebbero già disponibili. Gli interventi andrebbero dalla rimozione della colmata alla bonifica dei fondali, dove è vietata la balneazione.

LEGAMBIENTE: “NON SIAMO STUPITI”. L’associazione ambientalista ritiene che il caso di Bagnoli sia esemplificativo, e solleva la questione delle bonifiche dei siti nazionali inquinati: “L’Italia deve voltare pagina: non può più permettersi questo sperpero di denaro pubblico e l’incremento dei rischi per la salute dei cittadini derivante da un inquinamento protratto da false operazioni di bonifica così il vice presidente di Legambiente, Stefano CiafaniDa anni chiediamo di replicare il modello Usa attivato con la legge del Superfund del 1980. Solo così riusciremo a rendere concreto il risanamento ambientale, che fino a oggi è stato una chimera”.

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One thought on “Bagnoli – La bonifica virtuale che inquina

  1. Taranto, Bagnoli (e ce ne saranno sicuramente altre): storie di (purtroppo) mala politica dove, incapacità, affarismo e delinquenza si mischiano fino a rendere vane le voci e l’impegno di quei pochi che vorrebbero cambiare le cose. Con uno sfregio alle generazioni future.

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