Ilva-Taranto. L’atteso Aprile della città ionica.

di Lucia Varasano

Abbiamo parlato di Taranto, dell’Ilva, della nascita dei comitati, e sfogliato le ipotesi della nascita di un movimento nazionale contro il mostro dell’acciaio. Cosa è successo in questi mesi e cosa ci aspettiamo di vedere.

Il caos politico di casa nostra, avrà di certo pesato sul calo a livello mediatico. Se Taranto era riuscita ad arrivare anche nelle maggiori tribune televisive, è quasi totalmente scomparsa, tanto che la parte dell’opinione pubblica affezionata al televisore, potrebbe pensare che il caso dell’acciaieria si sia definitivamente chiuso con il voto del decreto Salva-Ilva. Sarà invece aprile, il vero mese cruciale per la città ionica.

L’AFFAIRE GIUDIZIARIO. Sono diverse le inchieste giudiziarie che ruotano attorno al “mostro”.

Intanto, pochi giorni fa la prima sessione penale della Cassazione- nel confermare gli arresti ai domiciliari- ha riconosciuto che il disastro ambientale sarebbe imputabile alla gestione dei Riva (gli ex presidenti Emilio e il figlio Nicola) oltre che dell’ex direttore Luigi Capogrosso. Ma facciamo un salto indietro.

Da luglio a novembre, velocemente si cristallizzava il sequestro dell’area a caldo e il blocco della produzione, si era poi aperta una diatriba sulla facoltà d’uso degli impianti e il blocco delle vendite dei manufatti prodotti durante il sequestro, con tanto di ostaggio: l’acciaio. L’Ilva ha recuperato la facoltà di vendere quei prodotti finiti, ed ora il Presidente Bruno Ferrante usa il pugno di ferro, denunciando, in un esposto alla Procura di Potenza, la magistratura tarantina e i custodi dell’impianto, per il danno arrecato all’azienda dalla mancata vendita nella fase del sequestro.

LA LEGITTIMITA’ DELLA LEGGE SALVA-ILVA. Il 9 aprile la Corte Costituzionale si pronuncerà sulla costituzionalità della legge 231/2012, questione sollevata in un’ordinanza del gip di Taranto, Patrizia Todisco,coadiuvata dalla magistratura tarantina, secondo cui il famoso Salva-Ilva violerebbe diciassette articoli della Costituzione. Secondo Peacelink ci troveremmo di fatto di fronte ad una legge che assomiglia più ad una “ciambella di salvataggio per le industrie inquinanti” e che “riguarda tutti gli stabilimenti inquinanti di interesse strategico nazionale e toglie alle procure italiane la possibilità di compiere sequestri degli impianti inquinanti lì dove é necessario tutelare la salute e la vita dei cittadini e dei lavoratori esposti”. Dopo la grande mobilitazione organizzata ieri dal Comitato “Manifestazione 7 aprile” per abrogare la legge 231, Peacelink farà rotta a Roma, a Montecitorio proprio il 9 in concomitanza con il pronunciamento della Corte.

L’EUROPA A FIANCO DI TARANTO. In un articolo avevamo proposto di guardare al conflitto lavoro-salute, così come ci viene presentato dai media, in altri termini e cioè “adeguarsi all’AIA (Autorizzazione integrata ambientale) rilasciata dal Ministero bonificando e continuando a produrre o alle direttive europee che fissano al 2016 il temine per apportare agli impianti le BAT (Best Available Technologies- le migliori tecnologie a disposizione) e quindi smantellando e ricostruendo?”. Una domanda a cui il decreto Salva-Ilva non ha dato risposte ma che adesso- con l’Ue che comincia a far sentire il proprio peso e il pronunciamento della Corte Costituzionale- potrebbe prendere nuova vitalità. Sembra infatti che anche l’Europa abbia aumentato il livello d’allerta nei confronti del Governo italiano, chiedendo il punto sulle bonifiche dell’Ilva all’interno e nel territorio circostante l’Ilva facendo esplicito riferimento alla Direttiva sulla responsabilità ambientale (2004/35/CE).

Le dichiarazioni del Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz, che in questi giorni ha mostrato il suo rammarico per la situazione ambientale tarantina, vanno di pari passo con una strategia europea ben definita, e cioè il piano d’azione per l’industria siderurgica che l’esecutivo-come annunciato dal commissario UeAntonio Tajani- sarà varato entro giugno e che riguarderà senz’altro anche il polo siderurgico di Taranto.

IL REFERENDUM CHE SPACCA LA CITTA’. Promosso già dal 2007 dal Comitato “Taranto Futura” il referendum consultivo, si terrà il 14 aprile, data in cui verrà chiesto ai cittadini di Taranto di potersi esprimere sul futuro dell’acciaieria, nonostante la decisione di indire un referendum abbia raccolto non pochi dissensi. Oltre ai dubbi sul raggiungimento del quorum, si punta il dito su un ulteriore spreco di risorse e l’assoluta inutilità del voto in un momento in cui la questione è stata lungamente dibattuta in altre sedi (ed in altre ancora verrà dibattuta), e in quanto consapevoli dell’impossibilità di un’azione diretta da parte dell’Amministrazione Comunale.

UN INTERO SISTEMA ECONOMICO A PEZZI. Intanto, già dal primo di questo mese è partito lo stop alla mitilicoltura nel primo seno del Mar Piccolo, ma i danni alla filiera agroalimentare sono ingenti, il sindaco ha vietato la raccolta delle chiocciole nei terreni incolti, confermando ciò che è evidente nelle perizie epidemiologiche e chimiche, che individuano la presenza di diossina e altre sostanze inquinanti nella catena alimentare.

INCIDENTI E MALFUNZIONAMENTI. Non si è fermata la catena degli incidenti e anomalie degli impianti, ultima, la fiammata sul treno nastri, prima nel reparto finiture, ma la lista è ancor più lunga: l’incendio nel laminatoio a freddo, lo sversamento di ghisa, i fumi dalla bocca dell’altoforno 5, il crollo di un ponteggio costato la vita a Ciro Moccia, 42 anni; Francesco Zaccaria, 29 anni, caduto in mare assieme alla cabina gru dopo la tromba d’aria; e Claudio Marsella, 29 anni, locomotorista schiacciato dai vagoni.

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