“Con gli occhi di Emily”, l’universo inespresso di un’adolescente che vive il dramma dell’anoressia

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di Lucia Varasano

Sembra quasi di vederla Emily materializzarsi tra le pagine, con i suoi capelli d’oro e gli occhi neri, sembra quasi di entrare nei suoi maniacali pensieri che fanno rima con “peso, ossa, calorie, bilancia, grasso, cibo”, sembra di percorrere con lei un dolore profondo, uno in cui è difficile penetrare, ma che ti avvolge e ti invita a leggere il romanzo tutto d’un fiato. “Con gli occhi di Emily”, edito da 0111, è il romanzo d’esordio di Sabrina Ferri, venticinquenne giornalista e scrittrice romana. Già dalle prime righe è facile entrare nel mondo inespresso di quest’adolescente che vive il dramma dell’anoressia sulla sua pelle, tra amicizie, amori, rapporti difficili e i contrasti con i genitori tipici di quell’età.

Ferri ci ripropone un intero universo con l’immediatezza e la semplicità del suo linguaggio. Marzo, settembre, novembre e dicembre, quattro mesi scandiscono la vita di Emily, e conferiscono il ritmo al romanzo.

Con gli occhi di Emily” è la storia di una ragazza che ha smesso di esistere, per lei il cibo “è solo freddo e morte”, forse l’anoressia ha origini da una profonda timidezza, dalla paura di non sentirsi all’altezza dei suoi compagni di classe e delle aspettative della mamma. Non sa bene come tutto abbia avuto inizio, ma sa precisamente quando. Gli episodi di autolesionismo hanno costretto i genitori a rivolgersi ad una casa di cura all’ombra del Colosseo, e alla soglia del suo sedicesimo compleanno, Emily finisce ricoverata in una clinica di neuropsichiatria infantile, che chiama “la casa dei matti”, una struttura non idonea a trattare casi di disturbi alimentari. Emily è lì con Amanda, che da dieci anni tenta il suicidio, Charlotte, diciassettenne che è regredita inspiegabilmente all’infanzia.

La direttrice, Alessandra Bignetti, è una donna che gode della stima di molti in città, è stata lei a dar vita all’Istituto dopo il suicidio del fratello schizofrenico, ma non tutti sanno cosa realmente accade dentro quelle mura tra sevizie, punizioni e castighi. Per sentirsi ancora viva ad Emily non resta che scrivere un diario e ascoltare la voce di Matilda che- come in uno sdoppiamento della personalità- è la sua stessa parte razionale che le parla come un’amica.

Il dramma dell’anoressia si consuma in un luogo e in un romanzo dove s’intrecciano destini apparentemente lontani. Una stanza con la bilancia diventa “il tugurio”; un “incubo” le rosette di pane che il dottor Miele aggiunge alla sua dieta; un “tormento” l’attesa dei 40 minuti, utili alla digestione, prima che Emily riceva il permesso di rientrare in stanza, con la sicurezza che il suo corpo abbia assorbito ciò che ha ingurgitato. Quaranta chili, il prezzo della libertà e delle dimissioni dalla clinica, la stessa soglia di peso, sotto cui Emily non avrebbe mai potuto più scendere.

Il coraggio di cambiare scuola, di cambiare vita, sapendo che in realtà non è ancora completamente guarita la metteranno di fronte alla verità, a pochi giorni dall’uscita della casa di cura infatti (dove torna tre volte a settimana per i controlli che passa con dei trucchetti), torna schiava di quei “pensieri infernali”. Tiene un diario in cui scrive minuziosamente le calorie giornaliere, accertandosi di non sforare le 1200 totali.

“Non è a causa tua che mi sono ammalata” una frase la ricongiungerà alla mamma sanando un cordone ombelicale che l’anoressia aveva spezzato. Nuovi incontri, le daranno la forza di strappare il quaderno contacalorie, un nuovo amore, Goccia, militare siciliano a Roma, riuscirà a liberarla dal passato e il perché le sarà chiaro solo in una notte di dicembre, quando tra le sue braccia porgerà il volto alle stelle, tra le anime da cui un giorno la guarderà il suo angelo.

“Con gli occhi di Emily” è ordinabile on-line e sul circuito Feltrinelli e IBS su tutto il territorio nazionale.

 

 

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One thought on ““Con gli occhi di Emily”, l’universo inespresso di un’adolescente che vive il dramma dell’anoressia

  1. Complimenti alla giornalista Lucia Varasano per questa bellissima recensione, è riuscita con poche semplice parole a far comprendere l’intensità delle emozioni che si hanno leggendo questo libro.Bravissima.

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