Università italiane. Molto costose, poco prestigiose

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di Emiliana De Santis

La quantità non è sempre sinonimo di qualità e viceversa. Lo dimostra la ricerca realizzata dal portale www.universitieseurope.net, secondo cui le facoltà del bel Paese sono tra le più costose in Europa oltre che le meno prestigiose. Lo studio si focalizza sulle facoltà di Economia e mette ben evidenza quanto la Penisola stia soffrendo per la mancanza di competitività e internazionalizzazione degli atenei.

Universities Europe nasce con il preciso intento di fornire, a chiunque desideri studiare in Europa, una sorta di helpdesk. Sul sito si possono trovare tutte le università e facoltà del Vecchio Continente, l’indicazione delle rette ed è possibile fare una comparazione tra queste ultime e la qualità della docenza come valutata dai ranking internazionali. Il rapporto qualità prezzo è di fatti la base fondante dello studio che riguarda l’Italia, se non altro perché il portale appartiene alla Vaigroup, un incubatore di idee con sede a Dublino ma il cui personale è in buona parte made in Italy. Lo è anche il Ceo, Carlo Amicucci, che spiega: “Abbiamo provato a comparare tre dati: il costo delle rette universitarie, il posizionamento Qs – il ranking internazionale delle migliori università del mondo suddivise in base alla relativa disciplina – e la valutazione del Censis. Incrociando questi dati si ottiene l’indice del miglior rapporto prezzo-qualità. Per il momento abbiamo sviluppato la nostra ricerca sulle facoltà di Economia. Stiamo mettendo a punto anche le facoltà di Ingegneria e tra poco avremo un’analisi completa di tutti i corsi di laurea italiani.”

I risultati sono per nulla eclatanti. Un alto livello di tasse accademiche non è affatto indice di elevato livello della docenza, come testimoniano i numeri. L’Università La Sapienza di Roma, con oltre 2mila euro annui, si piazza al 22° posto nella lista basata sulle tasse annuali ma guadagna solo un 151° posto nel ranking qualitativo Qs. Situazione intermedia quella della Bocconi che è invece la più costosa tra le facoltà di economia del Bel Paese ma è anche una delle più alte – il 17° posto – nella classifica Qs. Anomalo il caso della Scuola Superiore S. Anna, con sede a Pisa che, sebbene prestigiosissima in Italia e con una retta annuale solo di poco inferiore a quella della Bocconi, non gode di grande appeal internazionale. Volendo solo accennare al resto dell’Europa, spiccano Francia, Germania e Gran Bretagna: il Regno Unito ha sicuramente le università qualitativamente migliori ma i costi sono piuttosto elevati. In Germania, invece, affitti bassi, rette contenute e buone possibilità di trovare lavoro subito dopo la laurea, rendono gli Atenei estremamente appetibili. Infine la Francia dove gli iscritti beneficiano di borse di studio e agevolazioni sull’affitto per una quota pari al 30% del totale.

Il vero problema, quindi, è che mentre gli italiani stanno sempre più spostandosi all’estero per studiare, non accade il viceversa. Stiamo in pratica esportando capitale umano che nella maggior parte dei casi decide poi di restare nel paese estero o comunque di non tornare in Italia, senza per questo essere attrattivi o aprire le porte all’internazionalizzazione: strutture fatiscenti e poco all’avanguardia, specialmente in campo tecnologico, metodi di insegnamento vetusti, nepotismi e anzianità del corpo docente stanno distruggendo un’accademia che pure è stata, fino a tempi non troppo remoti, il nostro orgoglio e il nostro vanto.

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