Il calo della produzione industriale, una visione d’insieme

di Francesco Galati

Venerdì 8 febbraio l’ISTAT ha pubblicato i dati consuntivi per quel che riguarda la produzione industriale nel nostro paese, che sembrano essere in linea con quello che ci si può aspettare da un Paese il cui PIL è in flessione.
Tutti quanti i settori industriali presi in considerazione nell’indagine evidenziano un calo tendenziale dei valori di produzione compresi tra il 2,5 % ( beni strumentali) e il 9,4 % (beni intermedi).

Tuttavia considerando i dati destagionalizzati, ossia i dati che non tengono conto delle variazioni rispetto ai periodi precedenti, in alcuni settori, nello specifico nei comparti dell’energia e dei beni strumentali, si registrano delle variazioni positive comprese tra l’1,5 % ed il 4 %.

Valori numerici ma non solo — Il tema della produzione industriale rappresenta un argomento di grande importanza poiché dietro al mero dato si annovera una lunga serie di altre importanti informazioni che possono, se correttamente interpretate, dare un’idea di quali sono alcune delle dinamiche che portano alla variazione, positiva o negativa, della produzione.

Tra queste variabili ovviamente troviamo i consumi che, è meglio ricordarlo, non riguardano solamente il consumo di beni propriamente intesi, ma anche di beni quali l’energia elettrica, quella per il riscaldamento delle abitazioni e così via. E’ in questa accezione che il calo della produzione industriale, seppur con valori non allarmanti data la particolare incertezza che si sta vivendo in questo periodo, è da analizzare soprattutto sotto l’aspetto “teorico”, questo calo registrato è certamente influenzato da molteplici fattori, che riguardano non soltanto la possibilità di spesa, ma anche dalla fiducia dei consumatori che è da analizzare sotto l’aspetto  del futuro politico-economico, dato che sarà certamente determinante per una futura ripresa di tutte le variabili sin qui citate, dai consumi fino ad arrivare al PIL.

 

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