Australian Open: trionfo Djokovic. La finale contro Murray ci apre le porte per un tennis diverso?

di Cristiano Checchi

Djokovic nella storia — Sarà forse finita l’epoca del tennis di tecnica? È forse presto per dirlo, Roger Federer ha ancora sicuramente in serbo qualcosa, ma certo è che la finale, e in generale tutto il torneo, dell’Australian Open ha lanciato un segnale importante: la strada del tennis sembra quella del chi picchia più forte, sembra quasi di assister a un match di pugilato dove i pugili sono sperata da una rete. E’ così che, senza dover ripetere l’infinita finale dello scorso anno, Novak Djokovic ieri è entrato nella storia vincendo il suo quarto Australian Open, il terzo di fila (primo dell’era Open a riuscirci) e in totale il suo sesto slam. Tre ore e quaranta minuti e quattro set, questo c’è voluto al numero uno del mondo per piegare la resistenza di Andy Murray. E pensare che era stato proprio lo scozzese a piazzare il primo acuto vincendo il primo set 7-6, approfittando di un Djoko stranamente innervosito e non concentrato. Anche il secondo set si è risolto al tie break, stavolta a imporsi è stato però il serbo, che così ha cominciato un’altra finale, quella in cui ha lasciato solo le briciole all’avversario. Terzo e quarto set vengono chiusi 6-3 6-2, per Murray così si è materializzata la quinta finale slam persa, a fronte dell’unica vinta pochi mesi fa a Flushing Meadows proprio comtro Djoko.

L’inizio di una nuova era? — Djokovic – Murray sembra essere così il prossimo dualismo del mondo del tennis. Nadal permettendo ovviamente, lo spagnolo tornerà infatti in campo a febbraio. Per Roger Federer vale invece un discorso diverso, quello relativo al fisico e al dispendio di energia durante il torneo, e in questo entra anche la variabile del tabellone. È facile pensare che se sorteggiato magari nella parte di Murray, Federer non sarebbe arrivato all’appuntamento in semifinale provato dalle sfide con giocatori del livello di Tomic, battuto nel terzo turno, o Tsonga, battuto al quinto set nei quarti. Il vistoso crollo fisico nella sfida con Murray ne è una piccola dimostrazione. Il concetto di base purtroppo resta valido: l’età avanza per tutti, anche per gli immortali come Federer.

Dopo Borg – McEnroe, Sampras – Agassi, Federer – Nadal, Djokovic – Nadal (anno 2011), ecco quindi affacciarsi Djokovic – Murray. Saranno sfide che ci regaleranno sicuramente partite combattute e lottate, sicuramente tanto bel tennis ed emozioni, ma che forse in cuor di qualcuno faranno rimpiangere quel tennis più romantico, con più variabili e con più classe. Faranno forse fantasticare su partite tra Sampras e Federer, ad esempio, che l’anagrafe ci ha concesso una sola volta a Wimbledon nel 2001, una partita lontana ormai dodici anni, sicuramente troppi.

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