Roma, percorso al femminile in mostra al Museo storico della Comunicazione

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di Elena Angiargiu

Una ricca rassegna di documenti e testimonianze, fotografie, collezioni e bozzetti sulla figura femminile nella storia delle telecomunicazioni. Un percorso di presenza e assenza, di memorie e suggestioni, che rimanda ad un vissuto e un patrimonio ancora poco conosciuto, sia nella dimensione lavorativa che in quella artistica. È quanto offre la mostra “Tracce di donna: lavoratrici muse ispiratrici” allestita nelle sale del Museo Storico della Comunicazione, inaugurata lo scorso dicembre e aperta al pubblico, su prenotazione nei giorni feriali, fino all’8 marzo.

Il Museo storico della comunicazione – Il patrimonio del museo, custodito dal 1977 nella sede dell’Eur del Dipartimento per le Comunicazioni del Ministero dello Sviluppo Economico, ripercorre le tappe più significative della storia postale dal periodo preunitario al Regno d’Italia, dello sviluppo della telegrafia e della telefonia, del variegato settore della filatelia e della marcofilia, fino ai nuovi linguaggi della comunicazione.

Un viaggio in epoche storiche diverse che consente al visitatore di seguire l’evoluzione degli strumenti della comunicazione, “pezzi unici” che vanno dall’ampia selezione di apparecchi professionali e di uso domestico, alle ricostruzioni e riproduzioni di oggetti di celebri inventori. Ne sono un esempio le buche e le targhe d’impostazione di varia provenienza, gli oggetti risalenti alla prima meccanizzazione postale, i primi telegrafi ottici, l’esposizione di apparati telegrafici, apparecchi telefonici e radio d’epoca. Ma lo è anche la fedele ricostruzione di luoghi che hanno fatto la storia dei sistemi di comunicazione, come la cabina radiotelegrafica a bordo del panfilo “Elettra”.

Donne lavoratrici – Portalettere, telegrafiste e telefoniste. Tra le prime impiegate pubbliche, addette ad un lavoro duro e quasi sempre sottopagato, ma svolto con dignità e grazia, le donne avevano diritti e tutele limitati, come si evince dalla documentazione, dalle fotografie e dagli acquerelli del secolo scorso. Basti pensare che per essere assunte dovevano avere l’autorizzazione del padre o del marito, percepivano uno stipendio più basso degli uomini, non avevano possibilità di fare carriera e venivano licenziate dagli uffici telegrafici o postali in caso di matrimonio.

Le portalettere, nella loro divisa ufficiale, graziosa e femminile in città, contadina nelle aree rurali, erano donne colte, lettrici di notizie dal fronte e di biglietti d’amore in un’Italia per il 78% analfabeta. Doti di pazienza, attenzione e minori distrazioni rendevano le donne più idonee al mestiere di telegrafista, svolto senza troppe ambizioni sotto il controllo vigile degli uomini, tra lampadari di merletto e rumorosi apparati telegrafici. Istruite, pazienti, efficienti erano le telefoniste, che percepivano bassissimi salari: 40 lire mensili contro le 600 di un telefonista uomo.

Storie di presenza, ma anche di assenza. Come nel periodo bellico, con la donna impiegata nelle fabbriche al posto del marito in guerra, a ribaltare lo stereotipo che la vedeva relegata in casa, assente anche tra i pesanti macchinari delle prime meccanizzazioni della posta, del telegrafo e del telefono, aspetto che “intende suggerire al visitatore il ricordo del grande sforzo per l’emancipazione della donna in ambito lavorativo”, si legge nella presentazione della mostra.

Donne muse ispiratrici – Tra le vetrine e i corridoi del museo, a testimonianza dei segni del passaggio femminile, si trovano le allegorie delle nuove scoperte dipinte da Antonio Zona e Virginio Monti, ma anche le sculture in gesso realizzate da Napoleone Martinuzzi per abbellire gli uffici postali negli anni Trenta. A due donne sono legate importanti scoperte: Meucci realizzò il primo telefono per comunicare con la moglie malata e Marconi dedicò il suo laboratorio galleggiante alla figlia Elettra.

Donne protagoniste anche nella filatelia, come dimostra il primo francobollo postale, il “Penny Black” del 1840, dedicato alla Regina Vittoria, che impreziosisce la ricca raccolta filatelica del museo. In mostra interessanti cartoline, particolari targhette pubblicitarie del secondo dopoguerra e una curiosa sezione dedicata all’estetica della corrispondenza tutta al femminile.

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