Sì alla nuova costituzione egiziana: etica e morale affari di Stato

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di Alessandra Vitullo

I risultati definitivi del referendum sulla nuova costituzione egiziana usciranno solo in giornata, ma dai primi risultati sembrerebbe che sia stato approvato con oltre il 60% di . Il referendum si è dovuto tenere in due tornate, a distanza di una settimana tra loro, a causa dello scarso numero di giudici disposti a controllare il regolare svolgimento della votazione.

Gran parte della magistratura è infatti in sciopero, proprio a causa delle modifiche apportate al testo costituzionale; tra le più discusse quelle che prevedono il controllo da parte dello Stato, conformemente alla Sharia, dell’etica e della la morale dei cittadini, e quella che costituisce come reato l’insulto a Maometto.

Storicamente, in Egitto, tra le varie categorie professionali, i giudici, insieme ai medici e agli avvocati, sono stati tra i più forti oppositori dei regimi militari, in particolare da quando Mubarak stabilì lo stato d’emergenza, in seguito all’assassinio del  presidente Sadat. I loro sindacati hanno quasi sempre solidarizzato con le battaglie portate avanti dai Fratelli musulmani e proprio per questo motivo, ora, sono tra i primi a sentirsi traditi dalla Fratellanza; non a caso, lo scorso sabato, il giudice Mekky, nominato  vicepresidente da Morsi nello scorso agosto, ha rassegnato le dimissioni.

Appena usciti i primi risultati anche i partiti liberali e i movimenti civili sono scesi a midan Tahrir, per denunciare i brogli verificatisi durante le votazioni e, più in generale, per protestare contro la linea politica intrapresa dal presidente Morsi. Le manifestazioni in Egitto, infatti, vanno avanti da novembre, da quando il Presidente si era attribuito, “provvisoriamente”, poteri che andavano al di sopra della legge. Anche se in realtà è da due anni che gli egiziani non si ritirano da piazza Tahrir.

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