Analisi e considerazioni sui dati Istat per consumi e difficoltà nelle famiglie italiane in questo 2012

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di Francesco Galati

Siamo alla fine del 2012, un anno che prometteva di tirarci fuori dalla crisi globale iniziata ormai sul finire del 2007 con il crack Lehman Brothers e tutto ciò che ne è seguito, ma che in realtà ha rievocato, in alcuni momenti, quelle “paure” che pensavamo ormai sulla via del tramonto. In sostanza però l’anno che sta per finire lo ricorderemo per lo Spread, l’IMU, le tasse e per il governo dei tecnici, anch’esso, così come l’anno in corso, oramai giunto al termine. E’ in quest’ottica di tirare le somme che l’Istat, il quale puntuale assolve il suo compito, pubblica (tra gli altri) i dati annuali per il consumo delle famiglie e le condizioni di deprivazione materiale.

Consumi – La variazione annuale rispetto al 2011 segna un +1,4%, ma considerando inflazione ed errore campionario il valore resta praticamente invariato rispetto all’anno passato. Da notare che la Regione in cui c’è la spesa pro-capite maggiore è la Lombardia con 3.033€, per contro la Sicilia con 1.637€ è il fanalino di coda.

Reddito e condizioni di vita – Il rischio di povertà e di esclusione sociale sono più elevati rispetto alla media europea (28,4% contro 24,2%); sia l’indicatore di deprivazione materiale che quello di povertà assoluta sono cresciuti all’incirca di 3 punti percentuali in un solo anno, così come aumentano le famiglie che non sono in grado di affrontare spese impreviste di 800€ o ancora le famiglie che non riescono a scaldare in modo adeguato le loro abitazioni. Anche qui il divario tra Nord e Sud è molto elevato, per quanto riguarda la deprivazione i valori sono rispettivamente del 6,4% contro il 19,4%.

Il governo dei tecnici, appoggiato in maniera bi-partisan, ha eseguito delle manovre impopolari con lo scopo di migliorare la nostra reputazione a livello internazionale, parzialmente riuscendo nell’intento. Ora visti i risultati per le realtà familiari più disagiate, ma anche per la piccola e media imprenditoria, non possiamo che sperare in un 2013 politicamente ed economicamente più vicino alla realtà che non ai meri numeri, che purtroppo in quest’anno che finisce ci raccontano di un’Italia che arranca ma che si rifiuta di mollare.

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