Sondaggio Banca d’Italia sulle imprese italiane: cautela ed incertezza le parole d’ordine

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di Valentina Verdini

Pubblicato lo scorso novembre, il supplemento al bollettino statistico di Banca d’Italia, fotografa il trend delle imprese industriali e dei servizi italiane negli ultimi mesi. Tra il 21 settembre e il 22 ottobre scorso, le Filiali della Banca d’Italia hanno condotto il XX sondaggio congiunturale in materia di occupazione, andamento dell’attività e di indebitamento, intervistando 4.151 imprese con almeno 20 addetti, di cui 2.918 appartenenti all’industria in senso stretto e 1.233 ai servizi privati non finanziari

Investimenti e capacità produttiva- La spesa per investimenti realizzata quest’anno è giudicata in linea con quella programmata alla fine del 2011 dal 58,7 per cento delle imprese. La minore propensione all’investimento, più diffusa nella classe dimensionale con 20-49 addetti, è associata prevalentemente a fattori finanziari, all’incertezza e a variazioni inattese della domanda. Anche nei giudizi sulla spesa per investimenti dell’anno prossimo continuano a prevalere le opinioni di cautela: a fronte del 14,9 per cento di imprese che prospetta valori superiori rispetto a quelli del 2012, il 28,7 per cento riporta ancora un calo.

La debolezza degli investimenti, dovuta anche alle difficoltà di accesso al credito, incide sulla capacità produttiva tecnica: un terzo delle aziende valuta che questa si sia ridotta rispetto al picco ciclico più recente della propria attività, mentre il 16,3 per cento ne riporta un incremento. Il 15 per cento delle aziende giudica rilevante (superiore al 20 per cento) la perdita del potenziale produttivo. Le imprese che hanno ridotto maggiormente la capacità operano prevalentemente nei settori della manifattura tradizionale e hanno dimensioni contenute.

Domanda e produzione- Per quanto riguarda il fatturato, oltre la metà delle imprese registra una riduzione mentre è cresciuto per il 24 per cento. Nella rilevazione dell’anno scorso era invece prevalente l’indicazione di aumento del giro d’affari. Le prospettive del mercato di riferimento sono giudicate con prudenza in linea con le previsioni Istat per il 2013: meno della metà delle aziende le ritiene sostanzialmente stabili mentre prevalgono i segnali di peggioramento per le altre. Le imprese che ipotizzano andamenti più favorevoli (circa 12 per cento del totale), utilizzano strategie aziendali volte a sostenere le vendite attraverso fattori non di prezzo, quali i miglioramenti qualitativi, l’offerta di nuovi prodotti, interventi di marketing e la ricerca di nuovi mercati di sbocco, prevalentemente esteri.

Occupazione- Rispetto al 2011, quasi la metà delle aziende segnala una sostanziale stazionarietà dei livelli occupazionali di quest’anno rispetto al 2011, un terzo ne indica un calo. Nei primi nove mesi del 2012 l’occupazione dipendente sarebbe complessivamente scesa dello 0,4 per cento, con flessioni più concentrate nella classe dimensionale tra i 20 e 49 addetti.

Nel 2012 è aumentato il ricorso alla Cassa Integrazione Guadagni (CIG): circa un terzo delle imprese industriali ne ha fatto richiesta, a fronte del 21,8 per cento dell’anno scorso. Le domande sono state superiori tra le società di grandi dimensioni e risulta in diminuzione il ricorso agli altri ammortizzatori sociali.

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