La FNSI ritira lo sciopero, ma Mediapolitika sarebbe stata lo stesso online

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di Pierfrancesco Demilito

Oggi il settimanale Mediapolitika è online come ogni lunedì e non perché lo sciopero proclamato dalla FNSI in seguito all’approvazione dell’emendamento al testo del ddl sulla diffamazione proposto dal senatore Berselli è stato “differito”, ma perché noi, sciopero o no, saremmo stati online ugualmente.

Alcuni giornalisti della redazione avevano già annunciato la loro intenzione di aderire alla giornata di sciopero, ma in tanti altri, compresi il vicedirettore ed io, eravamo dell’idea che fosse giusto essere online. E come noi la pensa il nostro editore.

Sia chiaro, alcuni aspetti del ddl non ci piacciono e ci riferiamo, in particolare, al carcere ancora previsto per il giornalista che scrive l’articolo, ma proclamare uno sciopero per un ddl che dovrà ancora essere approvato dal Senato per poi passare alla Camera ci è apparso alquanto prematuro. Anzi, quasi arrogante visto che in passato, quando si discuteva la cancellazione dell’elenco pubblicisti, abbiamo dovuto attendere un bel po’ prima che il sindacato prendesse una posizione chiara in difesa di questi tanti colleghi che, spesso precariamente e mal pagati, costituiscono l’ossatura di tante testate giornalistiche. Insomma, due pesi e due misure, perlomeno nei tempi di reazione, considerando che nel caso del ddl diffamazione lo sciopero è stato annunciato pochi minuti dopo la votazione del Senato.

FNSI continua a curarsi poco dei precari, dei pubblicisti e delle testate web ed è fondamentalmente per questo motivo che oggi saremmo stati online in ogni caso.

Alla fine, però, lo sciopero è stato ritirato e dunque forse avevamo ragione noi e anche i vertici del sindacato si sono accorti che quella decisione era stata presa troppo frettolosamente. Chissà se su questo ripensamento avrà pesato di più Enrico Mentana, che ha twittato “Per evitare il carcere a Sallusti è nata una norma peggiore. Quindi lunedì si sciopera. Ma il Giornale di Sallusti esce. Allora non scioperiamo!”, oppure le parole di Schifani, che in un appello lanciato al sindacato ha scritto: “L’eventuale rinvio della protesta  potrà consentire alle organizzazioni sindacali una valutazione complessiva del testo esitato dal Senato, destinato, tra l’altro, a successiva valutazione da parte della Camera dei deputati. Tutto ciò costituirebbe garanzia di quel clima di coesione sociale di cui l’Italia ha bisogno”.

Una cosa però è certa, in questo tira e molla di scioperi annunciati e poi “differiti”, la FNSI non ha fatto una bella figura.

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