F1- L’urlo finale è ancora di Vettel… Alonso può solo recriminare

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di Marco Milan

Emozioni a non finire nell’atto conclusivo del mondiale 2012 di Formula 1. Sebastian Vettel si conferma campione del mondo (terzo titolo consecutivo) grazie al sesto posto ottenuto nella gara bagnata del Brasile e rende inutile la seconda posizione di Fernando Alonso, tenace ed aggressivo come sempre, ma costretto a chiudere la stagione con tre punti di ritardo dal campione tedesco della Red Bull. Eppure la Ferrari ci aveva creduto inizialmente quando Bruno Senna decide di catapultare la sua Williams contro Vettel che, terrorizzato, si vede sfilare davanti tutti i piloti della compagnia, si ritrova ultimo e con la vettura mezza ammaccata. Il tedesco riparte a testa bassa e inanella una serie di sorpassi che in men che non si dica lo riportano in zona punti, mentre Alonso arranca ai margini del podio, con la sorprendente Force India di Hulkenberg e le McLaren di Hamilton e Button nelle prime tre posizioni. L’ingresso della Safety Car, la collisione tra Hulkenberg ed Hamilton (che elimina l’inglese e costringe il tedesco ad una penalità) portano Button in testa alla gara ed Alonso al secondo posto con Vettel sesto, ovvero nell’ultima posizione utile per poter portare a casa il campionato. Sebastian non fa errori, conduce la Red Bull sino al traguardo e raggiunge nel prestigioso club dei tre volte campioni del mondo leggende del calibro di Jack Brabham, Ayrton Senna, Jackie Stuart, Niki Lauda e Nelson Piquet, dietro solo ai sette titoli di Michael Schumacher (che ha chiuso proprio in Brasile una leggendaria, probabilmente irripetibile carriera che lo colloca di diritto quale miglior pilota di tutti i tempi), ai cinque di Juan Manuel Fangio e ai quattro di Alain Prost. Ma perché ha vinto Sebastian Vettel? La risposta è più semplice di quanto non si pensi: perché ha vinto cinque gare rispetto alle tre del rivale Alonso; perché nei due gran premi per lui più duri della stagione (Emirati Arabi e Brasile) quando si è ritrovato ultimo ha saputo limitare i danni, gestendo con intelligenza e maturità il vantaggio; perché in estate era praticamente tagliato fuori dalla lotta per l’iride ed è stato capace di rosicchiare ai concorrenti tutti i punti che lo separavano dalla testa della classifica; perché guida la macchina migliore del lotto, progettata da un mago come Adrian Newey, gestita dall’ottimo Chris Horner e messa nelle mani di un fenomeno destinato a diventare leggenda, lui stesso, appunto.

Fernando Alonso può recriminare perché in gara ha fatto sempre più dell’impossibile, andando oltre i limiti di una Ferrari che ha finito le cartucce ad agosto senza saper più ricaricare le batterie. Può recriminare perché in Belgio e in Giappone è stato speronato al primo giro senza neanche capire come e per quale motivo, lasciando sulla ghiaia punti importanti, forse decisivi. Una Ferrari incompleta, affidabile in gara, ma terribilmente lenta in qualifica, una pecca non di poco conto. Stefano Domenicali, responsabile del muretto del cavallino rampante, continua a parlare di sfortuna, accollando quasi interamente alla sorte malevola l’insuccesso della rossa nel mondiale. Non è così. La Ferrari ha dilapidato un vantaggio enorme, non ha portato evoluzioni alla monoposto, è rimasta lì a guardare la Red Bull e la McLaren che volavano via come razzi, senza opporre resistenza se non il talento e l’eccezionale lettura delle gare di Alonso che, ci scommettiamo, al volante della Red Bull avrebbe vinto il titolo a luglio. Inoltre ci chiediamo cosa avrebbe detto lo stesso Domenicali se, per esempio, fosse stato un pilota della Ferrari a rimontare dall’ultima alla terza posizione come Vettel negli Emirati Arabi. Difficilmente avrebbe parlato di pilota graziato dalla Safety Car o altre dichiarazioni che andassero a sminuire la rimonta effettuata. Alonso e la Ferrari non hanno vinto il mondiale per tre punti, determinati solo in minima parte da un destino beffardo e molto più da una gestione pessima della macchina e del vantaggio accumulato nella prima parte del campionato.

Ed ora si aspetta di ripartire nel 2013 con la caccia alla Red Bull di Vettel che partirà ancora con il numero 1 sul muso, con Alonso più agguerrito che mai, la nuova McLaren con Button e la promessa Perez al suo fianco, Hamilton alla Mercedes, ed una Lotus più matura che potrà contare sul solito (e solido) Raikkonen e su, lo si spera, un Grosjean veloce ma più calmo. Per il momento bandiera a scacchi per tutti.

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