Ancorati alle nostre abitudini viaggiamo verso un nuovo calcio

di Giovanni Fabbri

Un curioso precedente- 9 gennaio 2000, allo stadio Tardini di Parma gli emiliani affrontano la Juventus capolista. Il Parma strappa il pareggio con un bel gol di Hernan Crespo allo scadere. Dopo la partita però non si parla tanto del risultato, ma a tener banco è l’orario della partita di cui tanto si era parlato anche durante i giorni che l’avevano preceduta. Questa fu infatti la prima gara del campionato italiano di calcio giocata all’ora di pranzo, calcio d’inizio alle ore 13, un inedito per la nostra Serie A. Molte le dichiarazioni di dissenso dei protagonisti dell’epoca; Gigi Buffon, portiere del Parma, disse che giocare all’ora di pranzo era come tornare bambino quando era abituato a scendere in campo nei campionati giovanili. Il terzino della Juventus Gianluca Zambrotta dichiarò invece che la partita alle 13 rappresentava un’assurdità e che probabilmente prima o poi si sarebbe arrivati a giocare anche alle 10 o alle 10.30 del mattino.

Il calcio odierno- Ripercorrere oggi quelle polemiche ci permette di constatare la differenza tra il calcio di dodici anni fa e quello odierno, proprio mentre si sta disputando una giornata, la quattordicesima del campionato di Serie A 2012-2013, spalmata su 4 giorni. Si è cominciato sabato e si finirà domani. Un’altra novità di cui però questa volta si è parlato pochissimo. Non ci sono state polemiche, non sono arrivate le lamentele dei diretti interessati. Oggi la partita dell’ora di pranzo, quella delle 12.30, rappresenta una consuetudine per tutti i tifosi delle squadre italiane, consuetudine che però forse non piace a nessuno e alla quale nessuno sembra riuscire ad abituarsi. Ma questo ultimo cambiamento piace forse ancora di meno. La motivazione ufficiale di questa decisione è la volontà di concedere alle squadre impegnate in Europa League qualche giorno di riposo in più, in realtà appare evidente che la pressione delle televisioni abbia inciso sulla scelta della Lega. Stiamo andando verso un nuovo calcio, un nuovo sport che non riesce proprio a svincolarsi dagli interessi commerciali. Nessuno si preoccuperà dei vantaggi che avrà una squadra nel giocare conoscendo il risultato della sua diretta avversaria. Nessuno penserà che tutti hanno bisogno degli stessi giorni per recuperare dalle fatiche della giornata precedente. A nessuno interesseranno scelte che vadano contro gli interessi economici per favorire il regolare svolgimento della competizione. Ma dobbiamo ricordare anche che il nostro campionato è l’unico che ancora riesce a mantenere una sorta di regolarità, da noi alcune partite si giocano ancora in contemporanea, all’estero no, e lì nessuno si lamenta. Insomma quelli strani forse siamo noi, ancora una volta.

 

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