Serie A- Alla Lazio il derby, si ferma l’Inter e crolla il Milan. A Genova non si vince più

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di Cristiano Checchi

L’apertura su ciò che è stata la 12esima giornata è per forza sul derby della Capitale. Atteso, sognato, agonizzato per tutta una settimana e consumatosi poi in 90 minuti di altalena tra calcio, mosca cieca e pallanuoto. A spuntarla è meritatamente la Lazio, che potrà dedicare il derby così a Gabriele Sandri, ricordato da giocatori e tifosi, proprio nel quinto anniversario della sua assurda morte. Nota stonata dell’evento i soliti disordini fuori dallo stadio che parlano di un tifoso accoltellato, fortunatamente non in gravi condizioni, e di lancio di molotov.

Lazio show- La squadra di Petkovic ha saputo uscire dai primi 15 minuti di marca giallorossa, che era passata subito in vantaggio con Lamela, dominando la partita poi per i restanti 75; solo i minuti finali sono resi palpitanti da un invenzione di Pjanic, che batte un distratto Marchetti con una punizione da poco oltre il centrocampo, e da Marquinho e Osvaldo, che al 94esimo si ostacolano nella battuta a rete praticamente davanti al portiere. La Lazio cala quindi il tris, terzo derby di fila vinto, forse quello più meritato della serie. La squadra pressa, lotta, gioca bene e in più sfrutta al massimo i due regali ricevuti. Candreva, grazie a Goicoechea, segna il gol che forse da bambino non sognava, ma che siamo certi avrà sognato tutte le notti da quando è entrato, a suon di gol e corsa, nei cuori della gente laziale. Mauri bissa il gol dello scorso anno grazie a un perfetto assist di Piris. E in mezzo? In mezzo il solito Miro Klose, per uno così non vale neanche la pena dilungarsi a spendere aggettivi. Troppo in tutto.

E la Roma? Anzi… e la solita Roma? La squadra di Zeman non cambia, fa un passo avanti e due indietro; parte bene, illude e poi si sgretola come un vaso di argilla. Lamela, che sembra ormai un predicatore nel deserto, porta in vantaggio la squadra, poi l’aumentare della pioggia e la foga della Lazio fanno il resto.

Il capitolo pioggia. Nel post partita si può parlare del campo, ma non può certo essere preso a scusante. La Roma è squadra che gioca solo palla a terra, e quindi sì, di certo il pantano che a tratti si è creato non ha aiutato, ma questo non basta per spiegare il blocco dal 15esimo in poi. Risultano invece fastidiose per le orecchie degli stessi tifosi romanisti le considerazioni, di Zeman, sulla mancanza di piena luce (alcuni riflettori erano saltati al quinto minuto) al momento dell’intervento, che definirlo goffo è un complimento, del estremo difensore romanista sul tiro di Candreva.

Poi c’è De Rossi. Il vice di Totti ieri si macchia di un gesto incivile, colpisce Mauri con un sinistro, lo sa e se ne rende subito conto. L’argomento è delicato in città. Scaricato da tanti, difeso da altri. Utile, non utile. “Non gioca da 3 anni”, “ha sbagliato una stagione”: così si esprimono le fazioni pro/contro De Rossi. A fine agosto una piazza intera esultava per il no al City, ora metà di quella piazza lo vorrebbe già in partenza. De Rossi è un pezzo della storia della Roma che dopo 396 partite si è ritrovato nel ruolo di quello che doveva ancora dimostrare di meritare il ruolo da titolare nel centrocampo della sua squadra, posizione di certo non facile, dalla quale purtroppo De Rossi esce con le ossa a pezzi. Roma è piazza che sa perdonare, l’ha sempre dimostrato con il figlio prediletto, lo sarà anche con quello che fino a qualche mese fa era Capitan Futuro? Per scoprirlo bisognerà aspettare lunedì sera, nella sfida in casa con il Torino. Per capire invece se a “perdonarlo” saranno Baldini e Sabatini bisognerà aspettare gennaio.

Le altre- L’Inter si blocca sul più bello. Dopo l’impresa dello Juventus Stadium, nel momento in cui bisognava continuare la corsa alla Juve, la squadra di Stramaccioni si ferma a Bergamo. L’Inter sbaglia approccio alla partita ed è costretta sempre ad inseguire. Denis, due volte, e Bonaventura fanno male ad Handanovic. Inutili le marcature di Guarin e Palacio. Neanche sull’altra sponda del Naviglio si sorride. Il Milan cade in casa contro una Fiorentina spettacolare, che esce da San Siro con 3 punti e 3 gol all’attivo, tutto senza Jovetic infortunato. Montella trova il gol dell’ex Aquilani, buffa la sua non esultanza per i soli 9 mesi trascorsi a Milanello, il primo in A di Valero e di El Hamdaoui. Per il Milan da annotare solo il gol di Pazzini e il grave errore di un’ancora irriconoscibile Pato dal dischetto (quando si era ancora sull’1 a 0). Gol e spettacolo a Marassi. Con un roboante 4 a 2 esterno il Napoli ritrova fiducia e torna a fare bottino pieno. A farne le spese è ancora il Genoa di Gigi Delneri. Il grifone è giunto alla quinta sconfitta di fila. Immobile e Bertolacci avevano illuso, ripreso prima da Mesto e poi da Cavani, il Genoa è poi crollato sotto i colpi di Hamsik e Insigne. Ma a Genova c’è chi sta peggio. Per la Samp le sconfitte consecutive sono diventate sette. Per una partenza che aveva fatto sognare, c’è un risveglio che riporta alla mente incubi recenti. Un buon Palermo, con la doppietta di Dybala, si sbarazza dei blucerchiati, e domenica va in scena il derby della lanterna: uno tra Ferrara e Delneri rischia la panchina. Gol e spettacolo anche al Bentegodi. Il Chievo e l’Udinese si fermano sul 2 a 2. Per i veronesi gol di Andreolli e Paloschi dal dischetto, dopo che Luciano ne aveva sparato uno alto. Per i friulani doppietta di Angella. Il Toro finalmente fa punti anche in casa battendo per 1 a 0 il Bologna di Pioli, sempre più a fondo in classifica. Match winner D’Ambrosio. Due gli 0 a 0 di giornata quello dell’anticipo tra Cagliari e Catania e quello tra Parma e Siena. Nell’anticipo serale uno straordinario Quagliarella, Vidal, Asamoah e Giovinco avevano liquidato il malcapitato Pescara, per i delfini gol della bandiera di Cascione.

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