Democrazia 2.0, ecco Liquid Feedback la piattaforma lanciata dai “pirati tedeschi”

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di Fabio Grandinetti

Un username e una password come strumenti di partecipazione politica. Uno sguardo al passato, alle esperienze di democrazia diretta e partecipativa, e uno al futuro, alle nuove tecnologie e all’enorme capacità di coinvolgimento collettivo che risiede nella rete. Liquid Feedback è anche questo, ma non solo. Si tratta di un software libero per la formazione di opinioni politiche creato dagli sviluppatori indipendenti berlinesi del Public Software Group e reso disponibile a partire dal 2010 per favorire il processo decisionale di qualsiasi tipo di organizzazione. “One click, one vote”, si potrebbe dire, ma sarebbe riduttivo. La struttura della piattaforma appare snella ed intuitiva, adeguatamente articolata in modo da garantire trasparenza e rispetto delle procedure democratiche, ma allo stesso tempo flessibile per venire incontro alle diverse esigenze delle organizzazioni che intendono adottarla. Ogni utente può avanzare proposte e iniziative, divise per aree tematiche, o votare quelle avanzate da altri utenti, ma ogni proposta, affinché venga approvata, deve superare un quorum di interesse prima, ed un vero e proprio quorum di voti poi. L’elemento cardine del sistema è il meccanismo della delega: ciascun utente può decidere di affidare il proprio voto a chiunque tra i suoi contatti nel caso in cui, per qualsiasi motivo, non sia in grado di esprimere la propria opinione.

Liquid Feedback si è affermato come principale strumento di applicazione dei principi di democrazia liquida, che alla “difettosa” rappresentanza delle democrazie liberali prova a sostituire il concetto di delega. In questo modo i sostenitori della liquid democracy auspicano di superare la democrazia rappresentativa e di evitare ciò che Carlo von lynX, attivista del Piraten Party, ha definito come il “dominio degli estroversi”, vale a dire il principale problema sorto in seno alle esperienze di democrazia diretta.

È stato proprio il Partito Pirata tedesco il primo soggetto a sperimentare Liquid Feedback e i principi di democrazia liquida, riuscendo ad ottenere l’8,9% dei voti nelle elezioni del Land di Berlino nel settembre 2011. Da qualche mese anche il circondario tedesco della Frisia, in Bassa Sassonia, sta sperimentando l’utilizzo del software a scopo consultivo, e quindi non vincolante, per le istituzioni elette. Col tempo l’esperienza tedesca è stata ripresa dal Partito Pirata austriaco, svizzero, brasiliano e italiano. Nel nostro paese Liquid Feedback è stato adottato dal Movimento 5 Stelle a livello locale, in particolare per la stesura del programma politico del candidato alle regionali siciliane Giancarlo Cancellieri, ed è arrivato persino in televisione nella puntata di giovedì scorso di “Servizio Pubblico”.

Ma anche la democrazia liquida in Italia assume i contorni più ruvidi dello scontro. Lo scorso 30 settembre si è tenuto a Ferrara un incontro tra simpatizzanti del Movimento 5 Stelle e rappresentanti del Partito Pirata italiano sull’evoluzione del concetto di democrazia liquida. Un summit che in molti hanno interpretato come un avvicinamento tra i “ribelli” grillini, guidati da Tavolazzi e Favia, e i pirati italiani. La reazione di Beppe Grillo non ha tardato ad arrivare e il leader del movimento ha deciso di giocare d’anticipo depositando al Ministero dello Sviluppo Economico il marchio “Pirati a 5 Stelle”.

Insomma, un software pensato come strumento per la realizzazione di una rivoluzione digitale capace di integrare la rete con la politica, sconosciuto alla maggioranza degli italiani, è già al centro di uno scontro che sembra riprodurre la più classica delle dinamiche di competizione interna ad un partito.

 

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