Serie A- Il punto della sesta giornata

di Cristiano Checchi

La giornata delle goleade, così si può catalogare la sesta giornata del campionato di serie A. Una domenica, quella appena andata in cascina, che non era partita con i migliori auspici. Alle 12.30 tanti sbadigli e poche emozioni avevano fatto compagnia ai tifosi di Udinese e Genoa, 0 a 0 e tutti a casa per le partite del pomeriggio.

C’erano pochi dubbi prima dell’inizio del campionato, ce ne sono sempre meno adesso. Dopo sei giornate è il Napoli che si conferma la più autorevole antagonista della Juventus. Gli azzurri hanno vinto sul difficilissimo campo della Sampdoria grazie a un rigore trasformato da Cavani. Rigore dubbio visto che il contatto tra Hamsik e Gastaldello (rosso per il doriano) non sembra avvenuto all’interno dell’area di rigore. L’Inter invece sale al terzo posto sfatando, come fatto già dal Milan in settimana, la maledizione di San Siro. Importante la vittoria per 2-1 contro la Fiorentina di Montella. Milito sul rigore e Antonio Cassano hanno regalato il primo successo casalingo a Stramaccioni. Inutile il gol di Romulo per i viola. L’Inter giocando spesso in contropiede ha fallito almeno quattro palle gol, tre con Milito che ha colpito anche una traversa. Nonostante la sconfitta la Fiorentina esce a testa alta da San Siro e può guardare al futuro con tanto ottimismo. I neroazzurri non sono solitari al terzo posto, anche la Lazio di Petkvoic è prepotentemente in lizza per i posti che contano. Il 2 a 1 casalingo contro il Siena di Cosmi, che veniva da due vittorie consecutive, ne è la prova lampante. Gol di Ederson, al debutto dal primo minuto, e raddoppio di Ledesma su rigore. Inutile la rete di Paci al 90esimo.

Tanti gol e spettacolo arrivano finalmente dal Renzo Barbera. Il Palermo ha vinto. Ed è una notizia dopo quattro sconfitte e un pareggio. Vince grazie al capitano messo in discussione forse troppo presto. MIccoli al quale non è stato, e forse non lo sarà mai, rinnovato il contratto piazza la tripletta e si riprende la gente che comunque non lo ho mai abbandonato. Ma non è una tripletta normale. Miccoli ha usato tutto il repertorio: punizione, dribbling e pazzia. Sì, il terzo gol lo si può catalogare nella categoria in cui si collocano i geni, i folli e i visionari. Quelli che anche solo pensano di poter realizzare un gol del genere: tiro al volo da centrocampo. Non servono altre parole. A rendere ancor più tonda la prima vittoria di Gasperini ci ha pensato Giorgi che ha segnato il terzo gol dei rosanero, quello prima dell’invenzione di Miccoli. A nulla è servito il momentaneo pareggio del Chievo con Rigoni. Di goleada in goleada. Il Torino, fino a questo momento in credito con la fortuna in quanto a gol realizzati, si sblocca e ne fa 5 tutti insieme alla malcapitata Atalanta. I bergamaschi avevano anche avuto l’ardire da passare in vantaggio con Denis. Poi la furia dei granata che prima pareggiano con Bianchi del dischetto, e poi nel secondo tempo nel giro di 14 minuti calano il poker: Gazzi, Stevanovic, D’Ambrosio e ancora Bianchi per l’1-5 finale. Gol a raffica anche a Bologna, dove Gilardino sta vivendo una seconda giovinezza dopo i tristi pomeriggi genoani. 4 a 0 al fin qui ottimo Catania di Maran. Guarente, due volte Gilardino e Kone i marcatori.

Se la sconfitta contro il Bologna non procurerà troppi problemi a Maran stessa cosa non si può dire per Ficcadenti. La sconfitta del Cagliari proprio all’Is Arenas, la pietra dello scandalo di Cagliari-Roma, aperto per l’occasione ai soli abbonati, gli costerà con ogni probabilità la panchina. Con la vittoria in Sardegna (2-1) invece il Pescara di Stroppa riprende fiato e comincia a mettere in cascina punti per una comunque difficilissima salvezza. Con i gol di Terlizzi e il gioiello Weiss gli abruzzesi hanno centrato la seconda vittoria di fila.

GLI ANTICIPI– Si sono giocate sabato ma saranno comunque di attualità per tutta la settimana. Parma – Milan e Juventus – Roma. La prima finita 1 a 1 ed è stata l’ennesima mezza prova del Milan, che non trova continuità e che lascia Allegri in uno stato di semi tranquillità: il banco di prova per lui sarà la Champions. L’altra era la sfida che in tanti aspettavano. L’aspettavano gli juventini per riversare su Zeman l’astio e il rancore accumulato negli anni per dichiarazioni poco amichevoli; l’aspettavano i tifosi della Roma per suggellare con il boemo l’unità d’intenti in campo e nelle battaglie fuori dal rettangolo di gioco. L’aspettavano i giocatori bianconeri, meno, per l’atteggiamento e la grinta messa in campo, quelli della Roma. La Juventus ha avuto vita più facile dello scorso anno, quando si faceva fatica a credere ad una Roma sotto 3 a 0 alla mezz’ora. Quella di quest’anno, che doveva essere quanto di più lontano da quella passata, a Torino ha finito per fare peggio: sotto 3 a 0 già al 20esimo. La Juve è squadra troppo forte, troppo completa, almeno per l’Italia, che fa ogni fase di gioco a memoria. La Roma ha mostrato invece di essere quel cantiere aperto con l’arrivo di Luis Enrique ma che anche con Zeman fatica a chiudersi.

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