Al precario costa il doppio anche il museo

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Precari-età è la nuova rubrica che Mediapolitika dedica al mondo dei precari. In questo spazio verranno raccontate le storie dei tanti giovani che lavorano con contratti a termine. Ma in particolare vogliamo raccontare le difficoltà che questi lavoratori incontrano nella vita quotidiana, vogliamo spiegare come l’assenza di alcune tutele condizioni la vita di una grossa parte di questo Paese.

Ma con la crisi che morde le caviglie della nostra economia, la precari-età non riguarda più solo i lavoratori con contratti a tempo determinato. Il numero delle vertenze aperte al Ministero del Lavoro cresce giorno dopo giorno.

Sono sempre di più le aziende costrette a ricorrere alla cassa integrazione per i propri dipendenti e così anche il futuro di chi si credeva garantito da un contratto a tempo indeterminato si adombra. In questo spazio parleremo anche di loro e delle loro storie. Noi cercheremo di essere attenti osservatori ma abbiamo bisogno anche del vostro aiuto, dunque se volete raccontare la vostra storia di precari-età scrivete a redazione.mediapolitika@gmail.com.

di Pierfrancesco Demilito

Il docente precario ha molte meno garanzie dell’insegnante a tempo indeterminato ma insegna bene tanto quanto quello a tempo indeterminato, è tenuto ad aggiornarsi tanto quanto il suo collega con molte più certezze nel futuro, ma al museo paga di più. Lo sanno bene i docenti precari di Senigallia che, nel pieno rispetto del decreto n. 375 del 1999, firmato dall’allora Ministro dei beni culturali Giovanna Melandri, prevede la riduzione del 50% del prezzo del biglietto ai docenti delle scuole statali, ma solo a quelli con contratto a tempo indeterminato.

Per carità, a Senigallia rispettano la legge e siamo certi che nello Stivale tanti altri musei saranno ligi osservatori di questo disposto, ma viene quasi da ridere a pensare che chi già è sprovvisto di garanzie e di tutele sia tartassato persino sull’ingresso al museo.

Nel 1999, anno in cui il Ministro Melandri firmò il decreto che istituiva lo sconto per i docenti di ruolo, il personale di ruolo della scuola, secondo la Sintesi dei dati della Scuola Statale pubblicata dal Ministero dell’Istruzione, contava 722.381 unità. I docenti precari erano invece 79.286, dunque era precario circa il 10% dei docenti.

Secondo l’ultima Sintesi dei dati della Scuola Statale, pubblicata nel 2010, i docenti a tempo indeterminato sono calati a 678.369 mentre i precari sono saliti a 116.973. La percentuale di docenti precari è dunque salita quasi al 15%.

Il dato che emerge, e purtroppo qui possiamo allargare il discorso a tanti altri ambiti lavorativi e non solo al mondo della scuola, è che il precariato è in costante aumento. Tutti i settori dell’economia, pubblici e privati, fanno largo uso di lavoro precario. A fronte di richieste di sempre maggiore flessibilità, ben poco, anzi nulla, si è fatto per rendere a una parte importante e ampia di questo Paese più sopportabile questa condizione. E così, anche l’ingresso al museo al docente precario costa il doppio di quanto costa al suo collega con contratto a tempo indeterminato.

 

 

 

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