Taranto, la corsa degli undici candidati sindaco.

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di Pietro Falco

A Taranto si gioca per questo turno di amministrative comunali una partita singolare; è come se in città fosse esploso un big bang politico che ha frammentato tutte le coalizioni da destra a sinistra.

Solitamente nelle elezioni comunali, già durante la campagna elettorale del primo turno si intuisce chi andrà a finire al ballottaggio, ma questa volta per il capoluogo jonico il risultato non è poi così scontato, eccetto che per il sindaco uscente Ippazio Stefàno, sostenuto da Pd, SeL, Idv Udc e Udeur fra gli altri.

La corsa per il ballottaggio – Per le vie di Taranto i pronostici si sprecano, ma in fin dei conti i papabili per affrontare Stefàno al secondo turno sono Angelo Bonelli, leader nazionale dei Verdi sbarcato da Roma per liberare Taranto dall’Ilva, appoggiato dalla galassia dei movimenti ambientalisti tarantini, e Mario Cito (qui lintervista rilasciata al nostro giornale) figlio del più famoso Giancarlo, ex sindaco ed ex parlamentare, con la lista At6 Lega d’azione meridionale, La Destra e Giovani in Azione.

Le candidature da destra a sinistra – A completare il panorama delle candidature (ben undici) ci sono Filippo Condemi, Pdl ed ex assessore per la giunta Di Bello, la stessa giunta colpevole del più grande dissesto finanziario che abbia mai colpito un comune; Alessandro Furnari per il Movimento 5 Stelle al centro di qualche polemica per quanto riguarda il metodo di scelta della sua candidatura, poco dibattuta per alcuni; Patrizio Mazza, ex Idv, che corre con la lista civica CambiAmo Taranto; Massimiliano Di Cuia, altro riciclato della politica cittadina saltato sul carro di Io Sud della Poli Bortone e Dante Capriulo, fuoriuscito dalle fila della sinistra vicina a Stefàno per correre appoggiato da due liste civiche e Rifondazione Comunista.

La campagna elettorale – Taranto è stata la prima città in Italia ad essere berlusconiana prima ancora che quel concetto fosse inventato e Cito senior ne è stato il vero artefice entrando nelle case dei tarantini ogni giorno dagli studi della sua emittente televisiva At6 (stesso nome del suo partito) dove tra folcloristici monologhi in dialetto e telefonate dei cittadini arrabbiati per le buche nelle strade, solleticava l’ego dell’elettore medio contento di potersi sfogare con un rappresentante politico e di avere con esso un filo diretto. Filo diretto è proprio il nome della trasmissione che ora va in onda con lo stesso identico format dagli studi della sua nuova emittente Tbm: d’altronde “squadra che vince non si cambia” e visto come veleggia spedito Mario nei sondaggi, si può dire che la ditta Cito&son ha messo a segno un altro colpo.

Nei programmi di tutti i candidati è facile trovare una parola in merito al rapporto tra città e impianto siderurgico; che si parli però di riconversione o bonifica nei dibattiti televisivi e nei confronti a viso aperto l’obiettivo è uno e collettivo: l’estraneità della candidatura di Bonelli.

Il candidato che viene da lontano – Il patrono di Taranto, San Cataldo, si dice sia amante dei forestieri ed effettivamente la campagna di Bonelli è nata sotto una buona stella: nonostante l’assenza dei partiti tradizionali a far d’ariete, il leader dei Verdi è riuscito da subito a penetrare nel tessuto della società ed in molti ascoltano attoniti le promesse e le sequele di percentuali e dati che il candidato sciorina ogni volta ne abbia l’occasione. I fatti sono altri però: la lotta alla grande industria che ha avvelenato la città non è nata in questa campagna elettorale. La giunta Stefàno e la giunta Vendola portano avanti la battaglia da lunghissimo tempo e proprio grazie alla costanza con cui si è agito, la vicenda dell’Ilva di Taranto è ora una vicenda nazionale con l’istituzione finalmente di un tavolo di lavoro sul tema, presso il governo centrale.

Risulta dunque singolare che molti cittadini contestino ad alcuni candidati d’aver acceso i riflettori sull’Ilva solo ora solo in campagna elettorale, cosa evidentemente non vera, viste le numerose interrogazioni parlamentari dello stesso Stefàno durante tutta la sua carriera politica; ancor più singolare è l’innamoramento che larga parte dei tarantini stia provando per Bonelli, piombato in città effettivamante in campagna elettorale e facendo della diossina e degli inquinanti uno spot personale probabilmente per risollevare una carriera politica sul viale del tramonto.

Non che a Bonelli non stia davvero a cuore la salute dell’ambiente e dei cittadini di Taranto, ma per dovere di cronaca è giusto ricordare che l’attuale sindaco ha sempre dimostrato grande interesse per la “questione Ilva” e che in qualità di pediatra presso l’ospedale cittadino ha vissuto molto da vicino il dolore acuto provocato dai fumi dei camini sviluppando così una forte sensibilità alla vicenda.

La città e la grande industria – Il futuro di Taranto e della sua grande industria non si risolverà domenica e lunedì: è troppo difficile pensare ad una drastica riduzione dei ritmi produttivi che porterebbe con sé migliaia di ore di cassa integrazione o pensare addirittura alla chiusura dalla sera alla mattina di un impianto che dà da mangiare a mezza provincia. Il percorso è ancora lungo, bisognerà scegliere con cautela la prossima classe dirigente ed armarsi di fiducia in essa perché è questo il momento in cui si sta riuscendo a mettere sotto controllo il Drago sputa veleno e l’opportunità che si sta creando garantirà un futuro migliore alle prossime generazioni.

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One thought on “Taranto, la corsa degli undici candidati sindaco.

  1. e le famose cozze tarantine? le uniche al mondo con certificazione DOC…
    e le riscoperte acque caraibiche del mare tarantino?

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