Intervista a Mario Cito, candidato a sindaco di Taranto

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di Pierfrancesco Demilito

Negli anni novanta la città di Taranto è stata teatro di un fenomeno politico particolare. Una lista civica, At6 Lega d’azione meridionale, conquistò da sola, nel 1993,  il Palazzo di Città. A guidare la lista, che inizialmente sembrava voler essere la risposta meridionale alla Lega Nord, c’era Giancarlo Cito. La “marcia su Mantova”contro la richiesta di secessione avanzata dal partito di Bossi, e la candidatura/provocazione a primo cittadino di Milano gli fecero guadagnare la ribalta della cronaca nazionale. Notorietà che da lì a breve gli permise di essere eletto a Montecitorio e di sfiorare l’elezione al Parlamento Europeo. Tutto sembrava essere finito nel 1997 con la condanna di Giancarlo Cito per concorso esterno in associazione mafiosa, ma non fu così. Nel 2007, Cito ha scontato la sua pena e torna a fare politica, a lui non è consentita la candidatura a primo cittadino e allora candida suo figlio Mario. A guidare la campagna elettorale c’è sempre lui, Giancarlo, e a sorpresa Mario conquista 17.383 voti, il 15,4% delle preferenze. Cito non riesce a raggiungere il ballottaggio ma At6 è il partito che raccoglie più preferenze.

Oggi Mario ci riprova e questa volta non è più una sorpresa. Lo sa e al telefono, contattato da Mediapolitika, appare sicuro. Non lo spaventa la situazione economica del comune perché “la spesa corrente continua ad esserci – ci spiega – le entrate ci sono ed è possibile realizzare opere e iniziare dei lavori”. Come non lo spaventa il Pdl e il suo candidato Condemi, che secondo i sondaggi che cita “non supererà il 12% delle preferenze. Condemi – aggiunge – sulla cartina politica cittadina non esiste, ha già amministrato Taranto e non ha dato risposte alla città”. Per il capoluogo jonico propone una ricetta semplice che ricorda quella che in passato servì il padre: “vivibilità, sicurezza, presenza sul territorio e affidabilità amministrativa”.

Tra le tre cose che servono alla città non fa nessun riferimento alla vicenda ambientale che in questi giorni, invece, sembra al centro della campagna elettorale di altri candidati ma quando gli poniamo la domanda specifica risponde in modo chiaro “Bisogna prendere atto che la grande industria offre lavoro a decine di migliaia di operai e dobbiamo pensare anche a loro. Ma alla grande industria chiediamo di trasferire a Taranto la sede legale dell’azienda e maggiori contatti commerciali con le aziende tarantine”. E sul monitoraggio delle emissioni arriva la denuncia più dura. “E’ il momento di passare ad una verifica 24 ore su 24 delle emissioni di inquinanti dell’Ilva. Bisogna smetterla di fare i controlli annunciati. L’Arpa prima di recarsi a fare un controllo all’Ilva avverte l’azienda dieci giorni prima e questo non è più tollerabile”.

Sull’eventuale apparentamento con il Pdl, pur non escludendo nulla, dice “che andava fatto prima. Noi è dallo scorso giugno che chiediamo al Pdl un tavolo di concertazione, poi abbiamo proposto le primarie, ma l’unica risposta a queste nostre domande è stata la candidatura di Condemi, candidatura che ha causato al Pdl una vera e propria emorragia”.

L’ultima domanda che gli poniamo è dedicata alle recenti vicende del padre, nuovamente agli arresti a causa di una condanna a quattro anni per corruzione. “la nostra campagna elettorale non è cambiata affatto per questa vicenda. Chi pensa che un atto così spietato nei confronti di mio padre possa allentare l’onda d’urto elettorale che At6, ormai da tempo, ha posto in essere nella città di Taranto ha fatto i conti sbagliati”.

Alle elezioni del 2007 Mario è apparso come un candidato che viveva all’ombra del padre e lui stesso ammette: “all’epoca il leader era mio padre, che è sempre stato un accentratore e preferì impegnarsi in prima persona in quella campagna, ma questa ormai è acqua passata”. Quando però gli chiediamo se oggi il leader di At6 è lui ci risponde “No, il leader è e resterà Giancarlo Cito, oggi faccio di necessità virtù”.

 

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