Il Casalese, i Cosentino e quella strana richiesta di «distruggere il libro». Intervista ad Arnaldo Capezzuto.

di Chiara Baldi

C’è una storia strana in quest’Italia che tenta di cambiare, ed è quella che riguarda una piccola casa editrice campana (la CentoAutori), un ex sottosegretario all’Economia (Nicola Cosentino), gli autori dell’unica biografia non autorizzata di Cosentino (Il Casalese) e la famiglia dello stesso Cosentino. In questa strana storia, succede che i Cosentinos chiedano agli autori e alla casa editrice campana di questo libro un risarcimento di un milione e duecentomila euro perché ritengono il libro «diffamatorio» per la famiglia. Fin qui niente di particolarmente strano, dal momento che ognuno è libero di sentirsi diffamato e, se vuole, di intentare causa contro l’artefice della presunta diffamazione. Sarà poi il giudice, in Tribunale, a stabilire se la diffamazione c’è stata o meno. Ma questa è, appunto, una strana storia, e la richiesta di danno da parte dei Cosentinos non si ferma qui.

Nel Paese che è crollato al 61esimo posto per la libertà di stampa nella classifica 2011 di Reporters sans Frontières, i Cosentinos chiedono infatti anche «il ritiro dal mercato e la distruzione delle copie invendute». Una richiesta che ha fatto scalpore e che ha spinto il Popolo della Rete ad iniziare una campagna di grande sostegno, sfociata in una Petizione online, verso gli autori de Il Casalese (Massimiliano Amato, Arnaldo Capezzuto, Corrado Castiglione, Giuseppe Grimaldi, Antonio Di Costanzo, Luisa Maradei, Peppe Papa, Ciro Pellegrino ed Enzo Senatore) e la CentoAutori.

Mediapolitika ha intervistato proprio uno degli autori del libro, Arnaldo Capezzuto.

Innanzitutto, puoi spiegarci cosa è successo?

È successo che abbiamo scritto un libro che narra l’epopea della potente famiglia Cosentino di Casal di Principe, paese in cui imprenditoria-politica-interessi si intrecciano tra loro in un tutt’uno. Un blocco di potere che ruota attorno alla figura di Nicola Cosentino, deputato da molte legislature, ex sottosegretario all’Economia con delega al Cipe nell’ultimo governo Berlusconi ed ex potente coordinatore regionale del Pdl. L’onorevole Cosentino è quello che si dice “un intoccabile”. Per ben due volte, sfiorando la crisi di Governo, la Camera dei Deputati ha respinto la richiesta di arresto da parte dei magistrati partenopei del pool anticamorra nonostante giudici terzi e indipendenti dall’accusa avessero confermato le esigenze cautelari per i gravi reati di cui è imputato. Non dimentichiamoci che anche Maroni, Ministro dell’Interno all’epoca dei fatti, disse: «Cosentino va arrestato». Abbiamo deciso di raccontare la storia o meglio le diverse storie dei componenti di questa famiglia-clan per tracciare uno spaccato della Campania e dell’Italia del Terzo Millennio. Quando Il Casalese è uscito, a novembre, mancavano ancora le informazioni relative al nuovo filone d’indagine, tanto è vero che il testo nella nuova edizione è stato aggiornato con le carte dell’inchiesta “Il principe e la scheda ballerina”. Non ci aspettavamo una reazione così violenta da parte dei Cosentinos. Si tratta di una vera e propria rappresaglia legale-giudiziaria che prescinde dal legittimo dissentire e chiedere rettifiche o pronunciamenti da parte giudice. Questo è il punto.

Chiedere il ritiro e la distruzione del libro è qualcosa che assomiglia più ad un regime dittatoriale piuttosto che a uno democratico. Vi aspettavate una richiesta così “forte”?

Polemicamente, in ogni sede, ho affermato che chiedere la distruzione di un libro equivale ad una pratica nazista. Lo so, è un’affermazione forte e me ne assumo tutta la responsabilità. I legali di Cosentino hanno storto il naso e mi hanno attaccato frontalmente, ma il mio pensiero è questo: mettere al rogo un libro è una pratica nazista. Richiedere ad un piccolo editore un risarcimento di 1 milione e 200mila euro, è un atto non risarcitorio ma intimidatorio. Vorrei capire i criteri che hanno indotto il pool di legali di Giovanni Cosentino (fratello di Nicola, nda), l’industriale della famiglia, a chiedere questa somma. Ho una grande curiosità di vedere la documentazione che giustifica un danno di mercato per le aziende di Cosentino di 1 milione e 200mila euro.

Credi che in Italia ci sia un problema di “libertà d’informazione”?

In Italia esiste un problema serio di libertà d’informazione. Da quattro anni collaboro con l’Osservatorio Ossigeno per l’informazione e le notizie oscurate, una struttura istituita presso la Fnsi e presieduta da Alberto Spampinato che si occupa di cronisti minacciati, intimiditi e del bavaglio all’informazione. Le storie sono tante. Bloccare un giornalista nel suo lavoro è una pratica molto diffusa. Non dobbiamo pensare subito alle bombe o gli attentati: esiste un’intimidazione strisciante fatta di piccoli messaggi e piccole, grandi violenze. Personalmente tre anni fa ho fatto condannare due esponenti del clan Giuliano che con minacce e intimidazioni mi volevano mettere sotto silenzio. Quindi la materia la conosco bene. La vicenda Cosentino è odiosa perché questa famiglia si sente vicina agli Dei..

Come ti spieghi che sia stato Giovanni Cosentino, fratello del “Casalese” Nicola, ad aver intentato la causa contro di voi? Perché Giovanni Cosentino tira in ballo la «diffamazione verso l’intera famiglia Cosentino», quando il libro è principalmente incentrato su Nicola? Pensi che questo renda loro più semplice vincere la causa?

Non entro nel merito dell’atto giudiziario. In generale, però, se Giovanni Cosentino si sente diffamato sarà il giudice a decidere e giudicare il merito. Con serenità, noi ci affidiamo alla Magistratura, come è giusto che sia e in giudizio produrremo tutti i documenti utili a difenderci. Esprimo però forti perplessità per le richieste contenute nell’atto giudiziario e la sua tempestività. I legali di Giovanni Cosentino agiscono per conto e per nome del loro assistito, ma è chiaro che il segnale-messaggio parte dall’intera famiglia Cosentino. Vorrei tanto che mi dimostrassero che l’escalation politica di Nicola Cosentino non ha direttamente e indirettamente aiutato gli altri componenti della famiglia e quindi tutte le attività professionali e imprenditoriali a loro connesse.

Nessun giudice, finora, ha considerato Il Casalese diffamatorio. Pensi che da qui al 5 aprile, quando andrete in tribunale, qualche giudice possa cambiare idea?

Il punto non è se Il Casalese sia diffamatorio o meno. Qui c’è un problema di fondo che risponde ad un interrogativo molto banale: è possibile in Campania, come in Italia, scrivere e parlare dei Cosentino? È consentito poter indagare su un deputato della Repubblica italiana che per ben due volte ha scampato la galera? È possibile poter narrare questi anni in cui l’immenso potere gestito da Nicola Cosentino è passato da sistema locale a nazionale? O meglio, “sistema familiare”? Di questo io ne sono convinto e pensarlo rientra nella mia agibilità di giornalista, intellettuale e di cittadino campano.

La CentoAutori è una piccola casa editrice campana, il cui fondatore ha come attività principale quella del farmacista. Quando avete messo in piedi il progetto de Il Casalese, avevate calcolato i rischi legali che quest’inchiesta poteva avere? È in grado, la vostra casa editrice, di sostenervi economicamente in questa battaglia?

Pietro Valente, fondatore e rappresentante della CentoAutori, è un grande uomo. Più volte ha detto: «Sono orgoglioso di aver dato alle stampe Il Casalese, anzi, rifarei tutto senza alcun tentennamento». Cosa aggiungere? Noi ringraziamo questo grande uomo che crede nella libertà e nella forza delle parole scritte per cambiare il mondo. Anche se io scrivo non per cambiare il mondo ma per tentare di spiegarlo. Non immaginavo davvero che, mettendo insieme tutte le notizie sui Cosentino, potesse succedere qualcosa del genere: forse agli stessi componenti della famiglia Cosentino impressiona leggere tante cose su di loro concentrate in un libro.

In rete la mobilitazione per sostenere la vostra causa è stata molto ampia. Ve lo aspettavate? Oltre a messaggi di solidarietà, c’è stata anche una petizione online e che sta avendo buon seguito. Pensate che la rete possa indurre i Cosentino a ritirare la richiesta?

Questa mobilitazione è un attestato di grande solidarietà nei nostri confronti e dell’editore. Mostra una gran voglia di reagire da parte di tutte quelle persone che in questa vicenda hanno visto un oggettivo tentativo di intimidire e mettere il bavaglio a chi tenta solo di raccontare la storia di una famiglia. Lo ribadisco: una cosa è discutere del libro, altro è andare giù duri con risarcimenti, sequestri e distruzione. Mercoledì scorso a piazza Plebiscito è andata in scena la prima lettura collettiva de Il Casalese. Un’emozione fortissima. Altre ce ne saranno in giro per la Campania. Ormai il tam tam è partito. Quasi ogni giorno, in tutta Italia, ci sono iniziative simili: dibattiti, riflessioni e discussioni intorno ai temi della libertà di stampa, dell’etica, della moralità in politica, dell’impresa pulita.

Come vi muoverete nelle prossime settimane?

Saremo sereni e tranquilli. Cercheremo di non deludere chi crede nella buona fede del lavoro che abbiamo svolto. La storia dei Cosentinos è una storia andava raccontata. E se fosse per me ci farei pure un film…

Gli avvocati di Cosentino vi seguono nelle vostre conferenze stampa. Come interpretate questo atteggiamento?

È insolito trovarseli sempre intorno: loro fanno il proprio lavoro e li rispetto, ci mancherebbe. Anzi l’ultima volta, a fine conferenza stampa alla Fnsi a Roma, abbiamo avuto anche modo di parlare. Tutto quello che pensiamo, sosteniamo e critichiamo è ne Il Casalese. Non ci nascondiamo, il nostro lavoro è molto banale: narriamo storie. Ma c’è qualcuno che ha paura, che nutre dubbi, che è infastidito e che proprio non sopporta che dei giornalisti liberi possano fare inchieste e scrivere libri. Speriamo solo che se ne faccia una ragione.

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