Soldi stanziati per costruire ma poche risorse per i centri storici

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di Pierfrancesco Demilito

Un nuovo Piano nazionale di edilizia abitativa. Questo, secondo l’allora Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi e l’allora Ministro delle Infrastrutture, Altero Matteoli, era ciò che serviva al nostro Paese nel 2008. E così, un anno dopo, vennero ripartiti fondi per circa 200 milioni di euro alle regioni per il tempestivo avvio di interventi prioritari e immediatamente realizzabili di edilizia residenziale pubblica sovvenzionata. L’intenzione era quella di edificare 15.200 alloggi, indirizzati a soddisfare le necessità abitative di soggetti socialmente deboli, come gli sfrattati, le giovani coppie, le categorie protette.

Intenti, dunque, certamente lodevoli ma ciò che risulta difficile da comprendere è perché nel nostro Paese, ricco di storia e di edifici antichi, si debba sempre pensare a costruire e mai a recuperare. E non riusciamo a capire perché, nonostante un importante piano nazionale di edilizia abitativa come quello varato qualche anno fa dal vecchio Governo, i fondi stanziati per il recupero degli edifici abitati e a rischio crollo siano sempre così carenti. A questo si aggiungono i continui problemi finanziari che vivono le amministrazioni comunali, incapaci di affrontare le spese necessarie per il recupero di edifici di edilizia popolare, abitati nonostante le evidenti lacune in termini di sicurezza. Le notizie di crolli, spesso con vittime, si susseguono ciclicamente nei telegiornali e sui quotidiani, ma niente sembra cambiare.

Anche noi di Mediapolitika, lo scorso 20 febbraio, ci occupammo dei numerosi crolli di cui è vittima il centro storico di Gravina di Puglia. Emblematico, però, è il caso di Agrigento, dove da quasi un anno, nel silenzio generale, 35 famiglie sono state costrette ad abbandonare il centro storico per via dei numerosi cedimenti registrati negli ultimi tempi.

L’errore da non commettere è ritenere che questo sia un problema tipico del Sud Italia. Lo scorso 5 gennaio, ad esempio, il pavimento di un’abitazione di proprietà del comune di Vicenza è collassato, provocando l’evacuazione di tutto l’edificio. Peggio poteva andare il 7 febbraio a Saint-Pierre, in Valle d’Aosta, dove a crollare è stata una parte del soffitto di una scuola elementare. Fortunatamente il crollo è avvenuto durante la notte e nessuno si è fatto male.

Tornando alla drammatica vicenda di Agrigento, sembra assurdo pensare all’abbandono del fantastico centro storico del capoluogo siciliano, ma le dichiarazioni del sindaco Zambuto durante una conferenza stampa sembrano lo sventolio di una bandiera bianca. «Il comune è senza soldi – ha detto il primo cittadino – nel capitolo di spesa per la messa in sicurezza degli immobili del centro storico cadenti abbiamo poco più di 100 mila euro. Finiti questi non potremo garantire più neanche la rimozione delle macerie derivanti da nuovi crolli».

Così ad Agrigento stiamo abbandonando un centro storico che risale al X secolo, ricco di architettura araba e normanna, ma nel resto del paese stiamo dimenticando centinaia di borghi antichi, di paesini, di centri storici pregevoli. Continuare a costruire indiscriminatamente vuol dire dimenticare la nostra storia, abbandonare luoghi abitati da sempre, distruggere un patrimonio artistico che il mondo ci invidia.

Foto Valerio Pirrera on Flickr


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