Vertice europeo di Bruxelles: Monti: “Italia soddisfatta”

di Emiliana De Santis

Lo scorso 30 gennaio non è stato solo un freddissimo giorno d’inverno. È la data in cui 25 dei 27 Paesi membri dell’Unione Europea hanno firmato una serie di intese che cambieranno in misura significativa le rispettive costituzioni e politiche economiche. Fiscal Compact ma anche rilancio della crescita, lavoro e Fondo Salva Stati, questi i temi caldi. Fuori dai giochi la Gran Bretagna, eccellente autoesclusa, no della Svezia sul pacchetto crescita e della Repubblica Ceca sul pareggio di bilancio – ma solo per motivi parlamentari – mentre una battagliera Polonia ha fatto valere le sue ragioni.

FISCAL COMPACT o MORTAL KOMBAT? Non è un video gioco ma, se preso sul serio, potrebbe avere effetti nocivi. Si tratta dell’intesa in base alla quale il pareggio di bilancio diverrà la regola d’oro di ogni stato membro, da inserire in Costituzione o in norma equivalente. Semi-automatiche le sanzioni che scatteranno in caso di violazione. Inoltre, i Paesi con debito lordo superiore al tetto del 60% del Pil fissato dal Trattato di Maastricht e ribadito dal Patto di Stabilità e Crescita, dovranno impegnarsi in una strategia di rientro di un ventesimo l’anno. Previsioni ferree, fortemente volute da una Germania che pure non vuole scendere a compromesso sulla dotazione del Fondo Salva Stati. I conti in regola possono essere tenuti anche senza l’obbligo di pareggio del bilancio che, se da un lato porta ordine nei bilanci pubblici dei Paesi più libertini, dall’altro può indurre una depressione dei consumi e degli investimenti, cui spesso i governi sottraggono soldi proprio per raggiungere il sospirato equilibrio.

MONTI E L’UE- Il nostro Premier, accolto a Bruxelles come salvatore della Patria, si ritiene soddisfatto dei risultati raggiunti, poiché non gravano in via ulteriore sul già pesante percorso di risanamento italiano. E, per una Angela Merkel cui non sembra vero di vedere al timone della penisola un economista serio e preparato, più della metà degli italiani non riesce nemmeno a pronunciare la parola fiscal compact, figurarsi poi capirne il contenuto. In effetti, dovendo fare una lucida analisi su come le cose dovrebbero essere, inserire in Costituzione la regola del pareggio di bilancio potrebbe condurre finalmente gli esecutivi futuri a un ripensamento razionale della politica economica nostrana: meno spese “vuote” cioè mantenimento di burocrazia e apparati e più spese fruttuose, quindi infrastrutture e formazione del capitale umano. La somma sarebbe sempre lo zero ma con più risorse per tutti. Puntualizzando, con non poca amarezza, che questa è l’Italia che vorremmo ma non quella che abbiamo, pareggio dei conti potrebbe voler dire solo meno crescita.

L’ITALIA EUROPEA- Il governo tecnico non durerà per sempre. Prima o poi i partiti torneranno. A quel punto, almeno nelle intenzioni di Monti, il sistema Italia dovrebbe già essere europeo e quindi saper camminare sulle proprie gambe indipendentemente da chi sarà a governarlo. A patto che, quando questo accadrà, esista ancora l’Europa.

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