Giornata della Memoria, l’omaggio dell’Archivio di Stato di Roma

di Elena Angiargiu

LA MOSTRA – Prima dell’incontro, la dott.ssa Manola Ida Venzo dell’Archivio di Stato ha presentato una mostra documentaria sulle drammatiche conseguenze portate dalle leggi razziali del 1938 alla vita economica e associativa degli ebrei. I libri di leva, i manifestini antiebraici, le circolari ministeriali, la propaganda antisemita sulla stampa, o ancora l’opuscolo diffamatorio contro la collaborazionista ebrea Celeste di Porto, offrono una vivida testimonianza della discriminazione razziale, sfociata nella perdita di diritti civili e politici, che progressivamente assume i connotati di un’ossessiva persecuzione contro un intero popolo.

Storie di diritti negati e libertà violate agli ebrei romani emergono dalla documentazione archivistica e rivivono nelle letture e nelle testimonianze proposte dall’Archivio di Stato di Roma in occasione dell’incontro “Giorno della memoria. La persecuzione degli ebrei a Roma. Documenti e voci”, che si è tenuto il 27 gennaio presso la Sala Alessandrina del Complesso di Sant’Ivo alla Sapienza.

I SALUTI – In apertura, Eugenio Lo Sardo, Direttore dell’Archivio di Stato di Roma, ha posto l’accento sulla “storia come cura contro l’ignavia” e sulla necessità di valorizzare le testimonianze, dando a Roma un’adeguata sede per la conservazione delle proprie memorie. Nella dodicesima Giornata della Memoria, il Direttore Generale per gli Archivi, Rossana Rummo, ha ribadito l’importanza dell’istituzione di questa celebrazione, sottolineando che la commemorazione negli Archivi restituisce alla storia una valenza che da personale diviene collettiva.

GLI INTERVENTI – Paolo Masini, consigliere della Commissione Cultura di Roma Capitale, ha rivendicato l’importanza di attualizzare i temi della Memoria, respingendo ogni assurdo negazionismo di quei fatti e ammonendo sul rischio di nuovi rigurgiti, come il recente tetto del 30% di alunni stranieri nelle classi. Masini ha inoltre parlato dell’iniziativa del Campidoglio in ricordo dei dipendenti comunali ebrei licenziati a causa delle leggi razziali emanate durante il periodo fascista. In rappresentanza della Comunità Ebraica di Roma è intervenuto Claudio Procaccia, che ha brevemente ripercorso la storia degli ebrei dall’Unità d’Italia alla vigilia delle leggi razziali.

GLI EBREI NELL’ITALIA FASCISTA – A delineare gli aspetti della politica antisemita italiana è Manola Ida Venzo, coordinatrice dell’evento insieme ad Augusto Pompeo. I due archivisti hanno ripercorso le tappe della legislazione fascista dall’emanazione delle leggi razziali alle strategie di internamento e precettazione, fino alle deportazioni e allo sterminio degli ebrei romani. In particolare, attraverso le parole del saggista Giacomo Debenedetti, è stato rievocato il rastrellamento del Ghetto di Roma avvenuto nella notte del 16 ottobre 1943. Ad impressionare sono non solo le cifre della persecuzione, ma anche le storie di solidarietà e delazione nella Roma “città aperta”, teatro di una strenua Resistenza negli anni dell’occupazione tedesca.

TESTIMONIANZE E LETTURE – L’archeologo Fausto Zevi, accademico dei Lincei, ha raccontato la sua toccante esperienza personale di ebreo romano che, insieme alla sua famiglia, riuscì a sfuggire alle persecuzioni del ‘43-44, prima trasferendosi fuori città e poi trovando protezione in una casa che, come scoprirono in seguito, era stata messa a loro disposizione da un fascista.

A seguire la lettura di documenti originali interpretati con grande intensità dagli attori del Teatro Valle Occupato, Veronica Visentin e Daniele Natali. Tra questi, la denuncia dei Merciai romani, la testimonianza di Clara Della Seta, alcuni brani scelti dal Manifesto sulla razza e dalle Circolari e la deposizione di Kappler al processo di un collaborazionista. Rileggendo Primo Levi si scopre il senso più autentico e profondo della memoria: “Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario, perché ciò che è accaduto può ritornare, le coscienze possono nuovamente essere sedotte ed oscurate: anche le nostre”.

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