Caucus e primarie negli USA, inizia la corsa per la Casa Bianca

di Laura Guadalupi

CAUCUS. Il termine deriva dagli indiani d’America e nell’accezione originaria significa “stare seduti a terra a gambe incrociate davanti alle tende”. Le riunioni dei caucus rientrano nel sistema di selezione dei candidati alla corsa per la Casa Bianca e sono quindi un “ritrovarsi per discutere e votare” il candidato repubblicano che sfiderà Barack Obama alle presidenziali di novembre. Nonostante il presidente in carica non abbia significativi concorrenti, caucus e primarie si terranno anche per il partito democratico, che metterà in moto la campagna per la rielezione.

I caucus hanno luogo negli Stati più piccoli degli USA, così da contrastare il rischio di astensionismo. Chiunque vi può partecipare, previa registrazione, e le votazioni avvengono in genere per alzata di mano. Cosa ben diversa dalle classiche primarie, che si tengono nella maggior parte degli Stati e secondo modalità più formali: voto segreto, per iscritto, in veri e propri seggi con tanto di urne.

Il 3 gennaio il partito repubblicano ha dato il via alla corsa elettorale con il primo caucus nello stato dell’Iowa. Già alcuni analisti evidenziano la scarsa consistenza degli avversari repubblicani di Obama, apparentemente troppo impegnati a farsi la guerra l’un l’altro.

CAUCUS IN IOWA. L’Iowa non può essere considerato un campione rappresentativo dell’elettorato americano, tanto più che al caucus si è registrata una bassa affluenza, di appena 120mila votanti. Eppure questo primo test ha messo in luce spaccature e indecisioni tra gli elettori del partito repubblicano. La vittoria dell’ex governatore del Massachussetts, il favorito Mitt Romney, è stata decretata da soli 8 voti di differenza rispetto al secondo arrivato, Rick Santorum, ex-senatore della Pennsylvania e vera rivelazione di un caucus che, in fin dei conti, non decide nulla. Santorum, italoamericano e cattolico, ha conquistato la destra protestante con un modo di fare politica all’antica, a suon di incontri di quartiere.

Ma i due sono Too close to call, come si dice da quelle parti, ovvero troppo vicini per annunciare un vincitore. La medaglia di bronzo è andata al texano Ron Paul, che ottiene il 21% delle preferenze. Nell’Iowa si compone così un trio per certi versi incompatibile, che nelle primarie del New Hampshire del 10 gennaio vede Paul avanzare al secondo posto e Romney ancora vincitore, come da pronostici.

PRIMARIE NEL NEW HAMPSHIRE. Alla vigilia delle primarie Mitt Romney dominava nei sondaggi con il 41% delle preferenze, che poi a elezioni avvenute si sono ridimensionate al 36%. Non una vittoria travolgente, ma comunque un secondo successo per il mormone che ha superato indenne i dibattiti con i rivali e che ha persino ricevuto a sorpresa l’appoggio ufficiale di cinque ex-ambasciatori USA presso la Santa Sede. Seguono Ron Paul con il 25% e Jon Huntsman, ex-ambasciatore in Cina, con il 18%, mentre Santorum scivola al 10% assieme a Newt Gingrich.

“Questa sera abbiamo fatto la storia”, ha annunciato trionfalmente il vincitore. Intanto si guarda già avanti, alla prossima sfida nel South Carolina.

Fonte foto: Gage Skidmore on Flickr

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