Rapporto Carelli, delude il nuovo programma di Sky Tg24

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di Pierfrancesco Demilito

Un nuovo spazio di informazione politica realizzato dalla corazzata Sky e condotto dal fondatore di Sky Tg24, Emilio Carelli. Un linguaggio innovativo e dialogo con i telespettatori via internet. Una finestra aperta nel cuore della Capitale (la trasmissione viene trasmessa in diretta da un terrazzo di Piazza Venezia che rende Roma una spettacolare scenografia) che racconta in modo nuovo la vita politica del Paese. Questo ci aspettavamo da Rapporto Carelli.

Mercoledì scorso, durante la prima puntata, ci siamo ritrovati, però, davanti ad un programma lento, vecchio e mal condotto. La struttura della trasmissione che prevede in studio due ospiti, un politico e un giornalista, cede presto il passo al comizio, specie se è assente una conduzione decisa. E nella prima puntata Emilio Carelli è apparso decisamente nervoso e poco in grado di gestire la trasmissione in diretta.

Gli ospiti di mercoledì erano il leader dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, e la corrispondente a Roma del New York Times, Rachel Donadio. Naturalmente la scena è stata conquistata in breve tempo dall’ex magistrato che davanti alle telecamere non appare mai a disagio. E probabilmente la discussione sarebbe stata favorita dalla presenza in studio di un giornalista più indicato a punzecchiare Di Pietro.

Deludente anche l’utilizzo dei social network all’interno della trasmissione. Ultimamente Facebook e Twitter fanno sempre più parte dei programmi televisivi e anche in contenitori di approfondimento politico, come Agorà (RaiTre) o Piazzapulita (La7), hanno un ruolo fondamentale. In Rapporto Carelli, invece, non è presente uno scroll dedicato ai commenti raccolti sui social network, e gli spazi dedicati all’interazione con gli internauti sono davvero marginali.

Il programma richiede, dunque, un naturale rodaggio e qualche aggiustamento in corsa. Privo dell’emozione dell’esordio e con ospiti più azzecati (per usare un termine “dipietrtista”), Emilio Carelli potrà certamente ben figurare. Per ora offriamo a Rapporto Carelli il beneficio del dubbio ma nella rincorsa di Sky alla tv generalista, dobbiamo segnalare un inatteso passo falso della piattaforma satellitare.

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