Fare Futuro: “Saviano come Pasolini”. La letteratura maestra di verità

di Daniela Silva

“Quello che veramente ami non ti sarà strappato, quello che veramente ami è la tua vera eredità”. Giovanni Marinetti utilizza dei versi di Ezra Pound per introdurre il suo articolo, versi letti da Pasolini nel lontano 1967 durante un incontro con il poeta. Il giornalista si interroga su chi sia realmente un intellettuale e se, alla luce di questa definizione, sia possibile, ma soprattutto appropriato, paragonare Roberto Saviano, coraggioso scrittore e giornalista che, tramite la sua letteratura, racconta le realtà della camorra e della criminalità organizzata in genere, a Pier Paolo Pasolini, considerato a livello mondiale uno dei maggiori intellettuali italiani del Ventesimo secolo.

In fin dei conti entrambi hanno utilizzato il potere intellettuale per raggiungere la verità, hanno reso “il dolore poesia, racconto, speranza”. Pasolini suscitò spesso, infatti, aspre polemiche e accesi dibattiti per la radicalità dei suoi giudizi, particolarmente critici nei riguardi delle abitudini borghesi e della società dei consumi italiana, ma anche nei confronti del Sessantotto e dei suoi protagonisti.

È, peraltro, inevitabile il riferimento al primo romanzo-denuncia di Saviano, Gomorra, grazie al quale è stato possibile lanciare una luce abbagliante sulla piaga criminale dei clan di Casal di Principe. Nonostante il lodevole lavoro svolto dal giornalista, però, c’è ancora qualcuno, basti ricordare le dichiarazioni in molte interviste ad alcuni ragazzi campani, che lo vede come un traditore. Alcuni politici e commentatori tendono a svilire il suo ruolo.

Appare condivisibile, di contro, l’opinione del giornalista di FareFuturo, Marinetti, il quale afferma: “Bisogna capire che con Saviano non si può commettere lo stesso errore che molti a destra fecero con Pasolini. Perché con mille differenze, Saviano è un moderno Pasolini”. A qualsiasi partito politico si appartenga, qualsiasi Dio si preghi, è importante, dunque, accettare il confronto e superare le barriere ideologiche “in nome dell’Uomo”.

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