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	<title>Mediapolitika.com</title>
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		<title>LA FEDE AI TEMPI DEL WEB: &#8220;TESTIMONI DIGITALI&#8221; A CONVEGNO</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Sep 2010 20:55:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[comunicazione politica e istituzionale]]></category>
		<category><![CDATA[cei]]></category>
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		<description><![CDATA[di Eloisa De Felice Crisi economica che sfocia in crisi sociale e viceversa? Tempi duri sono questi. Il difficile contesto si rispecchia non solo a livello individuale, con il singolo che tende a chiudersi nel risolvere i suoi, tanti, problemi per giungere alla fine del mese, ma anche a livello delle comunità, nel senso più [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.mediapolitika.com/wordpress/wordpress/wp-content/uploads/2010/09/testatah_new.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-9092" title="testatah_new" src="http://www.mediapolitika.com/wordpress/wordpress/wp-content/uploads/2010/09/testatah_new-300x32.jpg" alt="" width="600" height="62" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>di Eloisa De Felice</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Crisi economica che sfocia in crisi sociale e viceversa? Tempi duri sono questi. Il difficile contesto si rispecchia non solo a livello individuale, con il singolo che tende a chiudersi nel risolvere i suoi, tanti, problemi per giungere alla fine del mese, ma anche a livello delle comunità, nel senso più pieno del termine. Infatti, in profonda crisi risultano essere anche quei gruppi che da sempre fanno, si potrebbe dire, “da collante sociale”. In crisi nera è, in questo senso, anche la Chiesa Cattolica. Essa, infatti, da una parte, appare sempre più in allontanamento dalle menti e dai cuori delle persone, che non sembrano voler e/o poter più far propri i suoi insegnamenti più tradizionali, e, dall’altra, inizia anche, dal suo stesso interno, ad incrinarsi nelle caratteristiche di stabilità e fortezza che l’hanno resa, finora, grande. In crisi la Chiesa sta cadendo anche perché mancano le vocazioni: mancano giovani chiamati, ambosessi, che decidano di prendere i voti e di donare la loro vita alla missione del sacerdozio.</p>
<p style="text-align: justify;">La chiamata di Dio sulla via di Damasco? Il fascio di luce o la voce interiore che invitano a convertirsi? Oggi tutto questo appare veramente molto infrequente, quando non del tutto superato. La Chiesa, però, ha scelto di reagire e nel tentativo di adeguarsi al momento ecco che l’illuminazione cerca nuove vie per giungere nei cuori e internet è la nuova frontiera da conquistare. In quest’ottica Il convegno <em><a href="http://www.testimonidigitali.it/home_convegno/00000349_Home.html">Testimoni digitali. Volti e linguaggi nell’era crossmediale</a></em>, che si è svolto a Roma fino al 24 aprile scorso, ha voluto dimostrare la vivacità della fede anche in questo “nuovo mondo”. Come ha sostenuto mons. Claudio Giuliodori, presidente della Commissione cultura e comunicazioni sociali della Cei, “occorre abitare senza paura il continente digitale per far risuonare anche in questo contesto la proposta del Vangelo”.</p>
<p style="text-align: justify;">Sorella Elvira de Witt ha fatto sue queste parole e ha creato un blog tramite il quale &#8220;scova&#8221; le anime che hanno avuto la chiamata divina, ma, magari, hanno troppi dubbi sulla possibilità di abbracciare una vita dedicata a Dio. Nativa di Amsterdam e con un passato da cantante lirica, ha trovato nel web e nel chattare con le giovani un valido modo per sanare molte perplessità sulla Religione e sulla Fede. Si pone in ascolto delle giovani che le scrivono: intende così conoscerle sia nelle loro ricchezze sia nelle loro personali contraddizioni. Molto spesso si tratta di giovani alle quali manca, in tutto o in parte, la famiglia come punto di riferimento. Fragili, con una adolescenza più lunga rispetto a quella delle generazioni che le hanno precedute, hanno bisogno di essere accompagnate per acquisire una chiara identità di se stesse. Ad ognuna Suor Elvira offre l’opportunità e i criteri per esprimere e leggere le domande profonde che ogni persona si porta nel cuore. Poi, attraverso un cammino di discernimento sulla propria vita, le invita ad aderire a un’esperienza che dà senso all’esistenza: aprirsi alla Parola e all’esperienza di Dio. Così Sorella Elvira de Witt riesce ad aiutare almeno due ragazze, ogni anno, ad entrare in convento.</p>
<p style="text-align: justify;">Negli ultimi 15 anni pochissime sono state le ragazze italiane che hanno scelto di dedicarsi completamente a Dio. Secondo l&#8217;annuario dell&#8217;Usmi, Unione superiori maggiori di Italia, nel nostro Paese ci sono 90 mila suore, di queste 7 mila sono quelle di clausura. &#8220;Una comunità femminile che sta sempre più invecchiando&#8221;, dice Fabrizio Mastrofini che ha scritto un libro dal titolo emblematico &#8220;Per Sempre? Come sono cambiati i frati e le suore in Italia&#8221;, raccontando le difficoltà e i limiti di chi sceglie la vita monacale. In questo contesto, pertanto, “contattare, coltivare, concretizzare” sono le tre &#8220;c&#8221; con le quali la Chiesa Cattolica affronta questa nostra era tecnologico-digitale e sembra proprio che Elvira de Witt, suora d’avanguardia, in questo intento non solo mette tutta se stessa, ma ci riesca anche.</p>
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		<title>PUGLIA, RITORNO AL FUTURO: ANCORA NIENTE SOLDI PER I MASTER</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Sep 2010 17:44:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[comunicazione politica e istituzionale]]></category>
		<category><![CDATA[master]]></category>
		<category><![CDATA[puglia]]></category>
		<category><![CDATA[ritorno al futuro]]></category>
		<category><![CDATA[vendola]]></category>

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		<description><![CDATA[Riceviamo e pubblichiamo la lettera inviataci dai 600 ragazzi del gruppo facebook Noi DELL’AVVISO 18/2009, RITORNO AL FUTURO &#8211; REGIONE PUGLIA consegnata stamattina agli uffici dell&#8217;Assessorato alla Formazione Professionale della Regione Puglia, con cui gli assegnatari delle borse di studio per frequenza di master e corsi di alta formazione chiedono alle Istituzioni pugliesi informazioni rispetto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>Riceviamo e pubblichiamo la lettera inviataci dai 600 ragazzi del gruppo facebook </em><strong><em><a href="http://www.facebook.com/#!/group.php?gid=333688988395&amp;ref=ts">Noi DELL’AVVISO 18/2009, RITORNO AL FUTURO &#8211; REGIONE PUGLIA</a> </em></strong><em>consegnata stamattina agli uffici dell&#8217;Assessorato alla Formazione Professionale della Regione Puglia, con cui gli assegnatari delle borse di studio per frequenza di master e corsi di alta formazione chiedono alle Istituzioni pugliesi informazioni rispetto alla notizia ufficiosa del blocco degli accreditamenti delle borse stesse fino a dicembre e forse oltre a causa, pare, dello sforamento da parte della Regione del Patto di Stabilità interno. (v.a.)</em></p>
<p><em><br />
</em></p>
<p>Al Governatore della Regione Niki Vendola</p>
<p>Agli Assessori competenti</p>
<p>A chiunque voglia ascoltarci</p>
<p style="text-align: justify;">2 settembre 2010 &#8211; Siamo i vincitori delle borse di studio inerenti l&#8217;Avviso Ritorno al Futuro 18/2009. Vincitori! Quindi cosa c&#8217;è ancora da reclamare? Vedere ben posizionato il nostro nome in graduatoria non ci basta? Ebbene no! Perché nessuno di noi ha ricevuto effettivamente la borsa di studio e sembrerebbe che gli accrediti siano stati bloccati a causa dello sforamento del Patto di stabilità da parte della Regione puglia. Per quanto tempo? Lo ignoriamo&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Il bando di Ritorno al Futuro è stato pubblicato a dicembre 2009. Le prime graduatorie sono state rese note alla fine di maggio 2010, con un ritardo di due mesi dalla data prevista, lo scorrimento è avvenuto a metà luglio 2010. Ora siamo a settembre. Consapevoli della complessità della situazione e del rallentamento fisiologico delle procedure dovuto al periodo di ferie estive, siamo rimasti pazientemente in attesa dell’attivazione delle procedure di liquidazione degli anticipi. Tuttavia, alla notizia di un possibile congelamento dei pagamenti fino a data imprecisata, ci vediamo obbligati a sollevare le nostre rivendicazioni al fine di ottenere informazioni (e ci auguriamo smentite) più precise.</p>
<p style="text-align: justify;">La prima graduatoria dell&#8217;Avviso e la successiva di scorrimento significano qualcosa. Significano che possiamo alimentare il nostro sogno di frequentare (o continuare a frequentare) un Master che completi la nostra formazione. Contando su questi incentivi offerti della Regione, abbiamo cominciato a investire, non solo risorse economiche, ma anche intellettuali e tempo&#8230; forse la cosa più preziosa. Per approfittare a pieno di questa opportunità e trasformarla in qualcosa di concreto, c’è bisogno da parte di tutte le parti coinvolte di impegno, chiarezza e meticolosa trasparenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Noi abbiamo sottoscritto o siamo pronti a sottoscrivere un atto formale di impegno a effettuare il master, a terminarlo con successo e a produrre in futuro “ricchezza” che possa far crescere noi e la comunità in cui viviamo. Siamo consapevoli che la Regione Puglia sia una delle poche a mettere a disposizione incentivi per i master, almeno in questi termini. Però, la gestione amministrativa e burocratica dell’Avviso non è elemento di secondo piano: ogni step burocratico/amministrativo dovrebbe avere tempi certi ed efficace espletamento: il tutto per permettere a noi di poter iniziare o continuare la nostra formazione post universitaria con tranquillità e dedicare il massimo dei nostri sforzi alla nostra crescita. Troppo tempo, troppe energie in questi mesi siamo invece stati costretti a spendere per rincorrere l’effettivo finanziamento dei nostri master.</p>
<p style="text-align: justify;">Vorremmo solo che queste borse di studio si trasformassero in risorse tangibili, in qualcosa di reale e in tempi brevi. Prima di sollevare pubblicamente la questione abbiamo chiesto spiegazioni individualmente con riferimento alla tempistica di accredito degli anticipi via telefonica ed e-mail ma nessuno ha ottenuto risposta. A chi ha chiesto chiarimenti e spiegazioni di persona presso gli uffici della Regione è stato risposto che l&#8217;erogazione delle borse sarebbe avvenuta nel mese di novembre 2010. Poi, negli ultimi giorni è stato precisato che il tutto sarebbe bloccato fino a dicembre 2010 e forse oltre. Motivazione? Sforamento del Patto di stabilità da parte della Regione puglia. Che cosa significa in concreto? Che la Regione ha chiuso il proprio consuntivo nel 2009 sforando i limiti del bilancio nazionale? Che la Regione ha investito le proprie risorse &#8220;in maniera poco oculata&#8221; (ed usiamo un eufemismo), sacrificando i denari destinati ai lodevoli bandi di bollenti spiriti ad altre logiche? E soprattutto, se così è, perché non vi è stata ancora alcuna comunicazione ufficiale a proposito spiegando la situazione?</p>
<p style="text-align: justify;">La totalità (o quasi) degli idonei che ha completato e consegnato la documentazione per ottenere l’anticipo dell’80% non ha ancora ricevuto la borsa di studio. Ciò comporta almeno due risvolti:</p>
<p style="text-align: justify;">1 – molti hanno chiesto dei soldi in prestito ai propri genitori, parenti e a volte agli istituti di credito privati per poter iniziare il Master, per poter sottoscrivere delle fidejussioni che per molti rischiano (dati  i tempi) di diventare inutili;</p>
<p style="text-align: justify;">2 – molti sono a rischio rinuncia perché non possono anticipare le quote di iscrizione ai corsi di alta formazione o saldare le quote intermedie e definitive dei master.</p>
<p style="text-align: justify;">Abbiamo bisogno di risposte compite e compiute e di comunicazioni ufficiali. Siamo stanchi di dover far fronte a &#8220;tempi&#8221; burocratici già lunghi di per sé e che vengono disattesi puntualmente. La Regione Puglia ha emanato un bando per la formazione dei SUOI RAGAZZI. Meritoriamente, ribadiamo! E il nostro &#8220;grazie&#8221; lo ribadiamo forte!</p>
<p style="text-align: justify;">Da un anno però il cammino di questo martoriato Avviso è risultato lento e difficile ed ora sembra addirittura essersi del tutto bloccato. E chi dovrebbe dare risposte latita! Il silenzio fino ad oggi è stata la risposta a giusti quesiti. I nostri Master, nel frattempo, rimangono in sospeso, quando non sono costretti a decadere.</p>
<p style="text-align: justify;">Siamo in tanti: abbiamo scritto prima alla redazione di Nichi Vendola, poi allo staff di Ritorno al Futuro. Inutile dire che nessuno ci ha degnato di una risposta. Nessuno! Sappiamo che in questo momento ci sono problemi anche più importanti cui far fronte. Tuttavia è davvero grave che, anche nei mesi scorsi, si sia mosso qualcosa solo quando si è sollecitata la stampa. E, comunque, successivamente sembra essere tornata una stanca indifferenza al nostro destino.</p>
<p style="text-align: justify;">Siamo in graduatoria: magra consolazione al momento perchè ancora senza la somma che ci spetta&#8230; in attesa che qualcuno la smetta di prenderci in giro e si decida a darci risposte chiare.</p>
<p><strong>Noi DELL’AVVISO 18/2009, RITORNO AL FUTURO &#8211; REGIONE PUGLIA </strong></p>
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		<title>DEBUTTA LA TESSERA DEL TIFOSO. LE PROTESTE CONTINUANO</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Aug 2010 17:42:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[cultura & società]]></category>
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		<description><![CDATA[di Cristiano Checchi Sabato 28 agosto è ufficialmente iniziato il campionato della tessera del tifoso. Il debutto non è andato di certo in scena senza problemi, anzi. La “creatura” di Roberto Maroni sta creando scompiglio nel mondo del tifo già dallo scorso anno. Con l’avvicinarsi però dell’inizio del campionato sono anche iniziate le manifestazioni e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_9073" class="wp-caption alignnone" style="width: 310px"><a href="http://www.mediapolitika.com/wordpress/wordpress/wp-content/uploads/2010/08/no-tessera-tifoso.jpg"><img class="size-medium wp-image-9073" title="no-tessera-tifoso" src="http://www.mediapolitika.com/wordpress/wordpress/wp-content/uploads/2010/08/no-tessera-tifoso-300x183.jpg" alt="" width="300" height="183" /></a><p class="wp-caption-text">fonte foto: http://www.lacavese.it</p></div>
<p><strong>di Cristiano Checchi</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Sabato 28 agosto è ufficialmente iniziato il campionato della tessera del tifoso. Il debutto non è andato di certo in scena senza problemi, anzi. La “creatura” di Roberto Maroni sta creando scompiglio nel mondo del tifo già dallo scorso anno. Con l’avvicinarsi però dell’inizio del campionato sono anche iniziate le manifestazioni e le prese di posizione più forti da parte del mondo ultras.</p>
<div style="border: 1px solid black; margin: 15px; padding: 12px; background: #c0c0c0 none repeat scroll 0% 0%; float: right; width: 40%; text-align: justify;">
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<ul>
<li style="text-align: left;"><a href="http://www.mediapolitika.com/wordpress/archives/3867">TESSERA DEL TIFOSO: SCHEDATURA PREVENTIVA? POLEMICHE E PROTESTE</a></li>
<li style="text-align: left;"><a href="http://www.mediapolitika.com/wordpress/archives/8722">TESSERA DEL TIFOSO: DIMINUISCONO GLI ABBONATI MA NON I PROBLEMI</a></li>
</ul>
</div>
<p style="text-align: justify;">Una delle più gravi, quella che sicuramente ha avuto maggior impatto mediatico, è stata realizzata il 25 agosto dagli ultras bergamaschi dell’Atalanta. I supporter neroazzurri hanno fatto irruzione alla  “Berghem fest” di Alzano lombardo. I primi problemi si sono avvertiti proprio mentre sul palco c’era “il grande nemico” delle frange anti tessera: il Ministro degli Interni Roberto Maroni.  Gli scontri hanno portato al ferimento di alcuni poliziotti, con qualche auto data alle fiamme. Il gesto, da tutti giustamente condannato, matura in un clima di esasperazione del mondo ultras contro il provvedimento. Provvedimento, che a onor del vero, difficilmente risolverà il problema della violenza nel calcio. Se non altro per il modo in cui è applicata la carta.</p>
<p style="text-align: justify;">Altra protesta, più civile e anche più utile ai tifosi è quella inscenata dagli ultras della Sampdoria. Quest’ultimi hanno infatti distribuito dei volantini giovedì 26 agosto a Montecarlo davanti alla sede del sorteggio dei gironi per la prossima Champions League. I tifosi doriani hanno preso posizione contro la tessera definendola una “schedatura obbligatoria e preventiva”.  Inoltre i tifosi si sono scagliati anche contro la Figc rea di non occuparsi della situazione di degrado degli stadi italiani.</p>
<p style="text-align: justify;">Come detto è in questo clima che la tessera ha fatto il debutto ufficiale insieme alle squadre in questa nuova stagione. In molti stadi sono andate in scena proteste e cori di disapprovazione come l’ormai famoso “Io non mi tessero”. La protesta più usata dagli oppositori della tessera nella prima domenica di campionato è stata quella di entrare a partita iniziata. La situazione non è delle più facili visto che si sta creando anche un nuovo clima di intolleranza tra tifosi di una stessa squadra, in quanto gli ultras, quindi non tesserati, mal sopportano chi ha scelto di tessersi per poter cosi abbonarsi alla propria squadra. Così oltre a “Io non mi tessero” si è sentito anche “Tesserato pezzo di m….”. Si è solo all’inizio di quello che si preannuncia un campionato ad altissima tensione.</p>
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		<title>TURCHIA: “ESTRADATE IL CURDO ALÌ ORGEN”. TARANTO SI MOBILITA</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Aug 2010 17:28:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[giornalismo politico]]></category>
		<category><![CDATA[amnesty]]></category>
		<category><![CDATA[curdi]]></category>
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		<category><![CDATA[terrorismo]]></category>
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		<description><![CDATA[di Pierfrancesco Demilito “Posso affermare che quasi tutti i detenuti presenti sono stati torturati prima di essere portati qui dentro. I detenuti di questo carcere aspettano da anni di essere giudicati. I detenuti senza mezzi economici non possono permettersi in alcun modo un difensore e davanti al tribunale non sono in grado di difendersi da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.mediapolitika.com/wordpress/wordpress/wp-content/uploads/2010/08/al.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-9066" title="al" src="http://www.mediapolitika.com/wordpress/wordpress/wp-content/uploads/2010/08/al-272x300.jpg" alt="" width="272" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>di Pierfrancesco Demilito</strong></p>
<p style="text-align: justify;">“Posso affermare che quasi tutti i detenuti presenti sono stati torturati prima di essere portati qui dentro. I detenuti di questo carcere aspettano da anni di essere giudicati. I detenuti senza mezzi economici non possono permettersi in alcun modo un difensore e davanti al tribunale non sono in grado di difendersi da soli. Andare in ospedale per le cure per i contrabbandieri e&#8217; inutile, per i detenuti politici pericoloso. Tutti i giornali di opposizione allo stato sono vietati, e io non posso avere alcun giornale straniero. Usare il telefono e&#8217; impossibile”.</p>
<div style="border: 1px solid black; margin: 15px; padding: 12px; background: #c0c0c0 none repeat scroll 0% 0%; float: right; width: 40%; text-align: justify;">
<h3>La persecuzione curda in Turchia</h3>
<p>La questione territoriale curda risale almeno alla fine dell&#8217;Impero ottomano che con il Trattato di Sèvres dell&#8217;agosto 1920 si trovò ridotto ad un modesto Stato. Lo stesso trattato che prevedeva che nell&#8217;Anatolia orientale sarebbero stati creati un Kurdistan autonomo, oltre che uno Stato indipendente di Armenia. Il trattato di Losanna, firmato nel 1923 da Gran Bretagna, Francia, Italia, Giappone, Grecia e Romania cancellò il trattato di Sèvres e fu allora che i territori abitati dalla popolazione di etnia curda vennero spartiti tra Turchia, Armenia, Siria, Iran ed Iraq. Così 25 milioni di curdi furono dispersi in cinque nazioni trasformandosi in cinque minoranze. Da allora la Turchia non ha mai riconosciuto la minoranza etnica curda e persino parlare il curdo è perseguibile penalmente. Nel 1994 tre deputati turchi di etnia curda furono arrestati per aver pronunciato il giuramento alla seduta inaugurale dell&#8217;Assemblea parlamentare sia in lingua  turca che in lingua curda, facendo un appello per la fratellanza dei popoli.</p>
</div>
<p style="text-align: justify;">Così Dino Frisullo, giornalista e amico dei popoli oppressi, descriveva in una <a href="http://www.tmcrew.org/int/kurdi/lettera.htm">lettera</a> scritta nel 1998 dal carcere di Diyarbakir la condizione dei detenuti nelle carceri turche. Frisullo in quel carcere ci era finito perchè aveva deciso di impegnarsi per la causa curda, cosa che le autorità turche non hanno mai apprezzato.</p>
<p style="text-align: justify;">In una di queste carceri rischia di tornare il cittadino curdo Alì Orgen, arrestato a Taranto lo scorso 18 agosto a causa di una richiesta di estradizione avanzata dalla Turchia. Alì era  stato arrestato nel Kurdistan turco nel 1996 perché riconosciuto come membro del Partito dei Lavoratori (PKK) che da anni si batte per la liberazione dell’etnia curda. Durante il processo, ad Alì fu impedito di assistere alle sedute e di avere un legale e in prima istanza fu condannato alla pena di morte. Successivamente la pena venne ridotta all’ergastolo e infine a sei mesi, essendo stata riconosciuta la sua estraneità a scontri armati, a stragi, ad uccisioni e a ferimenti ma solo il ruolo di “staffetta”.  Quando la condanna a sei mesi fu dichiarata definitiva Alì aveva già passato più di tre anni in carcere e fu dunque scarcerato immediatamente.</p>
<p style="text-align: justify;">Alì certo di aver saldato il suo conto con la giustizia turca, lasciò il Kurdistan e la Turchia e si trasferì a Taranto. Nel capoluogo pugliese si è integrato perfettamente al punto che, come ogni buon tarantino, ha lavorato per un periodo nello stabilimento siderurgico dell’Ilva, lo stesso che da anni avvelena la città. Da qualche anno ha aperto un phone center, primo e unico della città ionica, offrendo agli stranieri presenti nel capoluogo la possibilità di sentire la voce dei loro cari a costi contenuti. E proprio lì nel suo locale la mattina del 18 agosto scorso lo hanno arrestato gli uomini della Polizia di Stato di Taranto, con il coordinamento operativo dell&#8217;Ucigos, ufficio centrale per le investigazioni generali e per le operazioni speciali, e la collaborazione dell&#8217;Interpol.</p>
<p style="text-align: justify;">Arrestato perché qualche anno dopo un tribunale speciale che si occupa di reati commessi contro l’unità dello stato turco ha riaperto il suo processo e sulla base di una nuova e dura legge antiterrorismo, entrata in vigore nel 2005, ha modificato la pena di sei mesi in sei anni.</p>
<p style="text-align: justify;">Pretendendo di fare agire retroattivamente questa nuova legge lo stato Turco rinnega così l’assunto fondamentale del diritto: nullum crimen, nulla poena sine praevia lege poenali. Ovvero nessuno può essere punito per un comportamento che all’epoca dei fatti non era considerato un reato. Ora la  Turchia rivuole Alì affinché finisca di scontare una pena che ormai pensava di aver saldato e di essersi lasciato alle spalle.</p>
<p style="text-align: justify;">Alì attualmente è stato trasferito nel carcere di Benevento ed è in attesa di conoscere il suo destino. A Taranto, intanto, è iniziata la mobilitazione, è nato un <a href="http://comitatodisolidarietadaliorgen.blogspot.com/">Comitato di solidarietà ad Ali Orgen</a>,  sabato 28 agosto si è tenuto un sit-in informativo nella città  e alcuni autobus partiranno sabato 4 settembre dal capoluogo jonico diretti a Benevento, dove nei pressi del carcere campano si terrà un sit in che chiederà la liberazione del cittadino curdo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il caso di Alì Orgen è all’attenzione di Amnesty International e la mobilitazione è partita anche su Facebook. Sul social network è nato un <a href="http://www.facebook.com/group.php?gid=148963265123152&amp;v=wall">gruppo</a> che chiede la liberazione di Alì che in pochi giorni ha raccolto circa 800 iscritti.</p>
<div style="border: 1px solid black; margin: 15px; padding: 12px; background: #c0c0c0 none repeat scroll 0% 0%; float: right; width: 40%; text-align: justify;">
<h3>News correlate</h3>
<ul>
<li style="text-align: left;"><a href="http://www.mediapolitika.com/wordpress/archives/6134">TURCHIA E USA, CLIMA TESO SUL GENOCIDIO ARMENO</a></li>
</ul>
</div>
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		</item>
		<item>
		<title>RIMINI, &#8220;MEETING 2010&#8243;: LO SGUARDO DI COMUNIONE E LIBERAZIONE SUL MONDO</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Aug 2010 19:32:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Barbara Maura Raccontare l’edizione 2010 del Meeting di Comunione e Liberazione che si è svolta dal 21 al 28 agosto a Rimini sicuramente non è facile. Questo probabilmente perché si tratta di un evento caratterizzato da grandi numeri: si va dalle quasi 800 mila presenze ai 3 mila volontari presenti, dagli oltre 900 mila [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.mediapolitika.com/wordpress/wordpress/wp-content/uploads/2010/08/meeting-rimini-2010_articleimage.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-9056" title="meeting-rimini-2010_articleimage" src="http://www.mediapolitika.com/wordpress/wordpress/wp-content/uploads/2010/08/meeting-rimini-2010_articleimage-214x300.jpg" alt="" width="214" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>di Barbara Maura</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Raccontare l’edizione 2010 del Meeting di Comunione e Liberazione che si è svolta dal 21 al 28 agosto a Rimini sicuramente non è facile. Questo probabilmente perché si tratta di un evento caratterizzato da grandi numeri: si va dalle quasi 800 mila presenze ai 3 mila volontari presenti, dagli oltre 900 mila giornalisti accreditati agli oltre 130 incontri, 35 spettacoli e 8 mostre.</p>
<p style="text-align: justify;">Il titolo di questa XXI edizione era “Quella natura che ci spinge a desiderare cose grandi è il cuore”, parole che richiamano ciò che l’Imperatore Caligola disse nel celebre dramma di Albert Camus, interpretato per l’occasione da Stefano Pesce.</p>
<div style="border: 1px solid black; margin: 15px; padding: 12px; background: #c0c0c0 none repeat scroll 0% 0%; float: right; width: 40%; text-align: justify;">
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<p style="text-align: justify;">Scopo del Meeting, infatti, era riscoprire la vera natura umana, cioè quell’insopprimibile tensione tra l’Io e l’infinito generata dal cuore umano. L’idea sarebbe di ripartire da questo ineluttabile punto in comune tra tutti gli esseri viventi per far ripartire un reale dialogo tra i popoli. Quindi tornare a prestare più attenzione all’anima, allontanandosi da una concezione materialistica della vita. Questo senza sminuire l’apporto dato all’esistenza quotidiana dalle grandi scoperte scientifiche, dall’arte e dalla politica. Infatti grande rilievo hanno avuto, come sempre, gli incontri delle “testimonianze”: Rose e i suoi ragazzi africani, la vedova Coletta e Maria Teresa Landi, Mireille Yoga dal Camerun e Fiammetta da Haiti, padre Monacelli e l’indiano David Frank.</p>
<p style="text-align: justify;">L’evento è stato caratterizzato dalla forte impronta internazionale data dalla presenza del presidente d’Irlanda McAleese, dal confronto del ministro Frattini con i leader di paesi dove la libertà religiosa viene fortemente limitata e, infine dall’interessante intervento del presidente Barroso sul federalismo e la sussidiarietà in Europa. Invece, i momenti più salienti per la politica del nostro Paese sono stati la visita del ministro dell’Economia Tremonti, l’intervento del ministro Sacconi sulla bioetica. Presenti anche Alfano, Matteoli, Carfagna, Maroni, Galan e a sorpresa il segretario Pd Pier Luigi Bersani. Infine, sono stati molto seguiti gli incontri con Emma Marcegaglia e l’amministratore delegato Fiat Sergio Marchionne sull’esigenza di un’economia più “umanizzata”.</p>
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		<title>MAFIA, PARLARE AI BOSS CON GLI SMS A &#8220;QUELLI CHE IL CALCIO&#8221;</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Aug 2010 20:51:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Lucia Grazia Varasano Passata l&#8217;era della criptica e sofisticata gestualità nei colloqui con i familiari liberi, dei messaggi inviati tramite i “postini” (detenuti normali, legali scorretti, medici e cappellani), dei telefoni cellulari che ogni tanto girano nelle carceri, dei rudimentali pizzini nascosti nella biancheria intima, Cosa Nostra si adegua all’era moderna e tecnologica, guardando [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_9026" class="wp-caption alignnone" style="width: 310px"><a href="http://www.mediapolitika.com/wordpress/wordpress/wp-content/uploads/2010/08/quelliche.jpg"><img class="size-medium wp-image-9026" title="quelliche" src="http://www.mediapolitika.com/wordpress/wordpress/wp-content/uploads/2010/08/quelliche-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">fonte foto: www.futurocomune.it</p></div>
<p><strong>di Lucia Grazia Varasano</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Passata l&#8217;era della criptica e sofisticata gestualità nei colloqui con i familiari liberi, dei messaggi inviati tramite i “postini” (detenuti normali, legali scorretti, medici e cappellani), dei telefoni cellulari che ogni tanto girano nelle carceri, dei rudimentali pizzini nascosti nella biancheria intima, Cosa Nostra si adegua all’era moderna e tecnologica, guardando avanti con gli occhi del passato.</p>
<div style="border: 1px solid black; margin: 15px; padding: 12px; background: #c0c0c0 none repeat scroll 0% 0%; float: right; width: 40%; text-align: justify;">
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<p style="text-align: justify;">I saluti dei tifosi e dei telespettatori di “Quelli che il calcio”, condotto da Simona Ventura la domenica pomeriggio, conterrebbero informazioni o ordini rivolti ai detenuti del 41bis che seguono la trasmissione dal carcere. A riferirlo è stato l’ex procuratore aggiunto della Dna Vincenzo Macrì (oggi procuratore generale ad Ancona), nel corso dell’audizione del maggio scorso davanti alla Commissione Antimafia.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.antimafiaduemila.com/content/view/30198/78/">Come riferisce Antimafia 2000</a> Il rullo in fondo allo schermo sarebbe il nuovissimo ed ingegnoso stratagemma, scoperto dal Dipartimento per l&#8217;Amministrazione Penitenziaria (grazie alla censura della corrispondenza a un detenuto sottoposto a 41 bis), per inviare messaggi in codice ai boss che, sotto regime carcerario ristretto, sono impossibilitati ad avere relazioni con l&#8217;esterno.</p>
<p style="text-align: justify;">È impossibile pensare ad un sistema penitenziario impenetrabile, ma ogni rottura di una barriera è il risultato di una falla nella legislazione del 41 bis, il cosiddetto “carcere duro”. I capi clan hanno sempre tentato di impartire ordini e controllare gli affari dall&#8217;interno delle strutture di detenzione, escogitando sistemi di comunicazione originali. Non per ultime le canzoni passate via web, scaricate finanche come suonerie dai giovani spinti dal mito del mafioso perpetrato nei film holliwoodiani.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma dall&#8217;epoca del Cifrario di Cesare ormai i codici dei messaggi possono essere decifrati grazie all&#8217;analisi delle frequenze, basta trascriverli in appositi linguaggi di programmazione, altro che “vita da mafiosi”. Un esempio recente è il codice alfa-numerico decifrato usando &#8220;Lo Zahir&#8221;, il libro di Paulo Choelo, che ha portato al sequestro di Radio Olimpia, un&#8217;emittente radiofonica di proprietà del clan &#8216;ndranghetista dei Pesce di Rosarno.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto riguarda la trasmissione, del tutto ignara ed estranea ai fatti, “Quelli che il calcio” c&#8217;è anche da sottolineare che non tutti gli sms inviati vengono poi mandati in onda sul serpentone e che il sistema di controllo affidata a determinate società compiono un&#8217;opera di filtaggio non indifferente, grazie ai software e le indicazioni degli autori.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel caso del programma della Ventura se ne occupa la NeoNetwork, <a href="http://www.ufficiostampa.rai.it/">come riferisce la Rai in una nota</a>, aggiungendo che nell&#8217;arco della stagione arrivano oltre 200 mila messaggi di cui solo lo 0,0010% viene utilizzato. Questi ultimi, poi, vengono storicizzati e conservati per un periodo di sei mesi.</p>
<p style="text-align: justify;">Intanto nella lettere incriminata dal Dap, il parente del detenuto invitava a guardare la trasmissione della Ventura così che avrebbe potuto conoscere l’esito della trattativa che gli stava tanto a cuore. Di ipotesi astrattamente possibile, parla il procuratore Nazionale Antimafia, Piero Grasso, ma non è stato accertato nessun caso concreto in cui sia avvenuta la ricezione in carcere. Per nulla sorpreso invece, il ministro della Giustizia Angelino Alfano, che <a href="http://www.giustizia.it/giustizia/it/mg_13_1_1.wp;jsessionid=8EA6E6D47A9F43BEB90FD52A942CB01A.ajpAL01?previsiousPage=homepage&amp;contentId=COM262605">in un comunicato stampa</a> precisa che si tratta di un fenomeno già segnalato dall&#8217;autorità penitenziaria.</p>
<p style="text-align: justify;">In seguito all&#8217;allarme sms è stata vietata la diffusione di periodici locali che ricostruiscono nei dettagli le vicende criminali, oltre alla disattivazione delle schede video per l&#8217;accesso al televideo, ai detenuti sotto il 41bis.</p>
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		<title>MICROMEGA, QUELL&#8217;INCHIESTA SUL &#8220;MARCIO&#8221; NELL&#8217;ITALIA DEI VALORI</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Aug 2010 19:21:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Vincenzo Arena 1981, in un&#8217;intervista a Scalfari Berlinguer ribadiva lucidamente: &#8220;I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela, scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società e della gente. Idee, ideali, programmi pochi o vaghi, sentimenti e passione civile zero. Gestiscono interessi, i piu&#8217; disparati, i piu&#8217; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_9013" class="wp-caption alignnone" style="width: 310px"><a href="http://www.mediapolitika.com/wordpress/wordpress/wp-content/uploads/2010/08/dipietro02g.jpg"><img class="size-full wp-image-9013" title="dipietro02g" src="http://www.mediapolitika.com/wordpress/wordpress/wp-content/uploads/2010/08/dipietro02g.jpg" alt="" width="300" height="230" /></a><p class="wp-caption-text">fonte foto: www.lastampa.it</p></div>
<p style="text-align: justify;"><strong>di Vincenzo Arena</strong></p>
<p style="text-align: justify;">1981, in un&#8217;intervista a Scalfari Berlinguer ribadiva lucidamente: &#8220;I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela, scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società e della gente. Idee, ideali, programmi pochi o vaghi, sentimenti e passione civile zero. Gestiscono interessi, i piu&#8217; disparati, i piu&#8217; contradditori, talvolta anche loschi&#8230; Senza alcun rapporto con le esigenze e i bisogni emergenti, o distorcendoli, senza perseguire il bene comune&#8221;. Ancora, anni prima, dai palchi di un comizio elettorale a Napoli Giorgio Almirante ribadiva con parole infuocate: &#8220;Davvero la disperazione la rabbia e la protesta degli italiani del mezzogiorno in genere potrebbero avere degli sbocchi disperati se anche noi entrassimo a fare parte dell&#8217;onorata società mafiosa che governa e regge il nostro Paese&#8230; le loro, finchè dureranno, &#8211; e siamo quasi agli sgoccioli &#8211; le loro son battaglie di poltrone&#8230; vincenti&#8221;. Fronti opposti, ma un sentire che appare anche oggi sottilemnte corrispondente. Era la Prima Repubblica. La Seconda doveva portare rinnovamento e trasparenza nelle istuzioni, in parlamento, nei partiti, negli enti locali. Eppure il sistema descritto da Berlinguer e condannato veementemente da Almirante pare essersi insabbiato negli anni di Mani Pulite, rifugiato nel silenzio delle stanze dei bottoni e poi sembra essere prepotentemente e arrogantemente riemerso. Insomma Almirante e Berlinguer tristi profeti di una degenerazione che oggi ha contagiato tutti i partiti di quel che un tempo si chiamava &#8220;arco costituzionale&#8221;. Falso, direte voi: c&#8217;è l&#8217;Italia dei Valori del magistrato simbolo di Tangentopoli, Antonio Di Pietro, a difendere &#8220;la questione morale&#8221;! Ebbene, <a href="http://temi.repubblica.it/micromega-online/c%E2%80%99e-del-marcio-in-danimarca-l%E2%80%99italia-dei-valori-regione-per-regione/">una dettagliata inchiesta di Micromega a firma di Marco Zerbino</a> dal titolo &#8220;C’è del marcio in Danimarca (l’Italia dei valori regione per regione)&#8221; &#8211; pubblicata sul n. 5/2009 della rivista e rilanciata dal sito <a href="http://temi.repubblica.it/micromega-online">http://temi.repubblica.it/micromega-online</a> a febbraio 2010 &#8211; sembra squarciare impietosamente il velo delle contraddizioni del partito dell&#8217;ex pm. Un&#8217;analisi che parte dai risultati delle elezioni europee del 2009 per sciorinare dati e riflessioni sul partito che s&#8217;erge a campione della legalità e dell&#8217;etica pubblica. Leggiamo su Micromega:</p>
<blockquote style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">(&#8230;) da più parti è stato notato come i due milioni e mezzo di voti ottenuti da Idv nelle elezioni per il rinnovo del parlamento di Strasburgo molto spesso non abbiano trovato riscontro nel concomitante voto amministrativo: in media, la percentuale ottenuta dal partito alle comunali e alle provinciali del giugno 2009 si aggira infatti attorno al 4, 4,5 per cento. (&#8230;) A motivare l’indagine di cui ci accingiamo a presentare i risultati sono stati appunto questo gap e gli interrogativi che esso pone. Senza troppi giri di parole, è forse il caso di anticipare la nostra chiave di lettura del fenomeno (consapevoli che ad essa se ne possono accompagnare numerose altre): a livello locale, le ali del gabbiano arcobaleno sembrano troppo spesso zavorrate dal peso della sua contiguità ad un ceto politico dai modi di fare discutibili, in molti casi approdato in Idv dopo svariati cambi di casacca, alcuni dei quali acrobatici, e in seguito a ponderatissimi calcoli di convenienza personale. Non proprio quello che ci si aspetterebbe da un partito che aspira ad incarnare un modo nuovo di fare politica, aperto al contributo di quanti, da semplici cittadini, vogliono smetterla di guardare disgustati dalla finestra e rimboccarsi le maniche per costruire un’alternativa al regime berlusconiano.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Micromega svela subito &#8220;il proprio gioco&#8221;: l&#8217;IDV vuole incarnare un sentire politico trasparente e vivido ma a livello locale (e non solo), con connivenze della dirigenza nazionale, questo sentire è opacizzato da logiche clientelari, dalla ricerca di capibastone non di certificata trasparenza che possano portare al partito un lauto bottino di voti. La rivista parla dell&#8217;IDV come di una realtà bifronte:</p>
<blockquote style="text-align: justify;"><p>Durante la nostra inchiesta più volte abbiamo dovuto constatare come il conflitto fra le due anime dell’Idv, quella idealmovimentista da un lato, e quella inciucista e politicante dall’altro, crei spesso a livello locale situazioni di stallo, e come di frequente si risolva a favore della seconda. Una strategia di corto respiro, quella di imbarcare a destra e a manca (e soprattutto al centro) transfughi di altre formazioni politiche consegnandogli le chiavi delle federazioni locali del partito, che talvolta potrà anche servire a racimolare qualche voto o qualche assessorato in più, ma che di sicuro non giova ad un progetto di crescita e di radicamento di lungo periodo finalizzato alla trasformazione del paese.</p></blockquote>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Una strategia di corto respiro&#8221; che mette in crisi e costringe al disimpegno tanti militanti, avvicinatisi all&#8217;IDV al richiamo delle campane della legalità e al richiamo di candidature credibili come quelle di Luigi De Magistris, Sonia Alfano, Giulio Cavalli, eccetera. Specchietti per le allodole?</p>
<p style="text-align: justify;">Continua Micromega:</p>
<blockquote style="text-align: justify;"><p>(&#8230;) di circoli territoriali di Idv ne esistono parecchi, e in più parti d’Italia se ne continuano ad aprire. Giovani, intellettuali, professionisti desiderosi di mettere a disposizione di un progetto condiviso le proprie capacità e competenze, semplici cittadini disgustati dalla deriva tardoimperiale del regime made in Arcore continuano ad entrare nella formazione politica guidata da Di Pietro, da molti vista come l’unico solido argine in grado di resistere alla piena berlusconiana. Non sempre, tuttavia, il loro entusiasmo e la loro passione civile trovano un contesto in cui potersi sviluppare ed essere valorizzati. Ciò avviene, ci pare di capire, per due ragioni fondamentali. La prima è strettamente connessa con i limiti organizzativi e con il deficit di democrazia interna di cui, come si è appena visto, il partito soffre in varie zone del paese. La seconda, strutturalmente legata alla precedente, ha a che fare con lo strapotere che, a fronte della scarsa capacità d’incidere del singolo iscritto, viene accordato localmente a fuoriusciti di altri partiti, per lo più orfani di lungo corso della diaspora democristiana in cerca di una temporanea ricollocazione. A questi professionisti della politica, pronti a salire sull’autobus targato Idv, magari in prossimità di un’importante consultazione elettorale, per poi scendere alla fermata successiva, è stata spesso consentita una fulminea carriera all’interno delle strutture locali del partito, mentre attivisti di provata fedeltà, o neoiscritti motivati e competenti, vengono relegati nel ruolo di meri «manovali». Un fenomeno che ha come risultato quello di deprimere e far allontanare la parte migliore della militanza.</p></blockquote>
<p style="text-align: justify;">Logiche da vecchissima repubblica, sembrerebbe. Un patrimonio umano, culturale e politico a disposizione della dirigenza nazionale ma a cui spesso sembrano essere preferite le consuete logiche &#8220;da piccolo orto&#8221;&#8230; l&#8217;uovo oggi piuttosto che la gallina domani. Una logica che porta la stessa dirigenza locale dell&#8217;IDV ad essere piena di personaggi quantomeno discutibili. E quando l&#8217;ala idealmovimentista ha lazato la testa sui territori, manifestando il proprio disappunto, la strategia della dirigenza nazionale sarebbe stata quella del commissariamento, del &#8220;prefetto di ferro&#8221; imposto dall&#8217;alto nei circoli, nei cordinamenti provinciali e regionali in attesa che la nottata passi e gli animi si calmino. Alla faccia della democrazia interna, spesso, in attesa di congressi che si faranno&#8230; prima o poi.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia la parte più interessante dell&#8217;inchiesta di Micromega sul partito di Di Pietro riguarda l&#8217;elencazione di tutta una serie di personaggi passati per le liste dell&#8217;IDV, ancora nel partito o sopsesi dallo stesso &#8220;in attesa di giudizio&#8221;, dal dubbio (se non proprio esecrbile) cursus honorum. La Campania, ad esempio, rappresenta per Tonino Di Pietro un tallone d&#8217;Achille. Il caso di Americo porfidia ne è un esempio:</p>
<blockquote style="text-align: justify;"><p>Gli ultimi giorni del 2008 rimarranno impressi a lungo nella memoria di Americo Porfidia. Fra Natale e Capodanno, a mandare di traverso il panettone al deputato campano di Idv era la notizia, appresa dai giornali, di essere indagato dalla Dda di Napoli per il 416 bis. Il suo nome compariva, insieme a quello di altre sedici persone, in un’informativa del 2005 che la squadra mobile di Caserta aveva successivamente trasmesso alla Dia. L’inchiesta «madre» era stata in un primo momento affidata a Raffaele Cantone, il pm antimafia molto apprezzato da Roberto Saviano che i Casalesi volevano far saltare in aria con il tritolo, e che per questo sarebbe poi stato trasferito a Roma al massimario della Corte di Cassazione.La pubblicazione della notizia scatenava una polemica interna al partito di Di Pietro. L’onorevole Franco Barbato, esponente dell’ala più legalitaria e movimentista dell’Idv, attaccava frontalmente Porfidia dalle colonne del Corriere della Sera, sollecitando una riflessione interna al partito: «Se un giudice coraggioso come Raffaele Cantone ha messo sotto accusa Porfidia per il 416 bis, ovvero la criminalità organizzata di stampo camorristico, qualche domanda ce la dobbiamo porre». L’accusato, dal canto suo, reagiva alla notizia dimettendosi dal gruppo parlamentare dell’Italia dei valori, ma si dichiarava totalmente estraneo ai fatti (&#8230;) Nel partito prendeva le difese di Porfidia soprattutto Nello Formisano, che ingaggiava nei giorni seguenti una dura polemica con Barbato, accusato dal coordinatore regionale campano di «usare parole omertose verso i compagni del suo partito, della sua terra». Porfidia, ex Ccd, poi Udeur, oltre ad essere deputato è anche sindaco del piccolo comune di Recale, in provincia di Caserta. Eletto una prima volta nel 2002, è stato riconfermato primo cittadino nel 2007, battendo una coalizione di centro-sinistra.</p></blockquote>
<p style="text-align: justify;">Altre vicende poco chiare, continua l&#8217;inchiesta, sono quelle che coinvolgerebbero Domenico D&#8217;Elena, Gaetano Vatiero, Nicola Marrazzo:</p>
<blockquote style="text-align: justify;"><p>Alle politiche del 2008, nella lista di Idv per il Senato veniva inserito Domenico D’Elena, esponente della Dc di Pizza e come tale candidato sotto le insegne del gabbiano arcobaleno. Nell’ottobre del 1991 il prefetto di Caserta Corrado Catenacci aveva rimosso D’Elena da consigliere comunale di Grazzanise per rapporti con la camorra. Nell’agosto dell’anno successivo sarebbe stato tutto il consiglio comunale ad essere sciolto: secondo il prefetto erano stati accertati «condizionamenti dell’attività amministrativa ed infiltrazioni di elementi della malavita organizzata nel comune». D’Elena aveva precedenti per associazione a delinquere, concussione, emissione di assegni a vuoto e blocco stradale. Sempre nel casertano, il 22 aprile del 2006 veniva invece arrestato Gaetano Vatiero, segretario cittadino di Italia dei valori a Santa Maria Capua Vetere. Era accusato di aver favorito, in qualità di dirigente del settore servizi sociali del comune, l’aggiudicazione di un vantaggiosissimo appalto ad una società che gestiva una casa famiglia per bambini, della quale Vatiero avrebbe in seguito ottenuto cospicue quote. Dal 2004 è iscritto al partito delle mani pulite anche Nicola Marrazzo, ex Dc poi passato ai democratici, alla Margherita, a Rinnovamento italiano e infine a Idv. Attualmente ricopre il ruolo di capogruppo in consiglio regionale. La sua famiglia possiede diverse imprese impegnate nel settore dei rifiuti, quattro delle quali si sono viste ritirare dalla Prefettura il certificato antimafia. All’origine della decisione, confermata anche dopo i ricorsi di Angelo e Domenico Marrazzo, i parenti più stretti di Nicola, vi sono i rapporti che legano i fratelli Marrazzo a Raffaele Giuliani, membro del clan dei Casalesi già condannato per associazione mafiosa. Maria Carmela Giuliani e Carmela Sangiulio, rispettivamente sorella e convivente del camorrista, risultano infatti essere socie in affari della famiglia del consigliere regionale di Idv. Nel 2006, il prefetto di Napoli Carlo Ferrigno, davanti alla commissione d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti, ha parlato di Angelo Marrazzo come di «persona coinvolta in procedimenti penali instaurati a carico del gruppo camorristico dei casalesi». Infine, Marrazzo è stato uno dei protagonisti dello scandalo che, nell’ottobre del 1991, portò allo scioglimento per infiltrazioni mafiose  dell’amministrazione comunale di Casandrino, in provincia di Napoli. La giunta Dc che governava il paese era in mano al clan camorristico capeggiato da Pasquale Puca, il quale era arrivato addirittura a far sequestrare l’assessore ai lavori pubblici Alfredo Di Lorenzo perché non gradiva il suo modo di gestire gli appalti. L’assessore, che subito dopo il rilascio aveva denunciato il fatto ai carabinieri, in seguito ritratterà, finendo sotto inchiesta per associazione a delinquere di stampo mafioso. La sua prudenza tuttavia sarà premiata: di lì a poco diventerà sindaco facendo il pieno di consensi. Anche i quattro assessori in carica al momento del sequestro, fra cui Nicola Marrazzo, negarono di aver mai ricevuto minacce dai clan.</p></blockquote>
<p style="text-align: justify;">Al &#8220;caso Marrazzo&#8221; è da collegare in senso lato anche la vicenda di Cosimo Silvestro:</p>
<blockquote style="text-align: justify;"><p>Marrazzo è stato nominato capogruppo di Idv in consiglio regionale in seguito allo scandalo che aveva investito il suo predecessore, Cosimo Silvestro. Ex Ppi, poi Democrazia europea, Repubblicani democratici e infine Idv, Silvestro era finito sotto i riflettori nell’ottobre del 2008, quando il Corriere del Mezzogiorno aveva pubblicato la notizia che un imprenditore pomiglianese attivo nel settore della ristorazione, Ciro Campana, era un collaboratore della sua segreteria, con tanto di badge magnetico e possibilità di utilizzare l’auto blu. Campana, noto alle forze dell’ordine per le sue frequentazioni camorristiche e più volte fermato dai carabinieri in compagnia di pregiudicati, era stato in precedenza assessore nella giunta di centro-destra che aveva governato il comune di Casalnuovo fino allo scioglimento per infiltrazioni mafiose. A Casalnuovo, grazie a connivenze con la pubblica amministrazione, erano stati costruiti ben 75 palazzi abusivi. Dopo la pubblicazione della notizia, Silvestro si autosospendeva, ma nel giro di un paio di settimane veniva riammesso da Formisano. Confluirà nel gruppo misto quando Di Pietro gli sostituirà Marrazzo nel ruolo di capogruppo.</p></blockquote>
<p style="text-align: justify;">E Di Pietro al cospetto di tali personaggi candidati ed eletti nelle sue liste che fa? Che dice? Micromega afferma: &#8220;In casi come questi, in genere, Tonino tira fuori la storia delle mele marce, o delle erbacce isolate da sradicare con pazienza contadina. Il ragionamento dell’ex magistrato suona più o meno così: tutti i partiti, prima o poi, finiscono per avere al loro interno casi di persone che hanno problemi con la giustizia, ma mentre altrove questi soggetti rimangono lì dove sono e anzi fanno carriera, in Idv si dimettono per farsi giudicare e tornano al loro posto solo se pienamente riabilitati&#8221;. Pur prendendo atto della sospensione forzata o dell&#8217;autosospensione di certi persoaggi in attesa di giudizio, è pertinete l&#8217;obiezione di Micromega nel sostenere &#8220;debole&#8221; la tesi che sia il nulla osta della magistratura a selezionare la classe dirigente del partito. Non sarebbe il caso, sosteniamo noi, procedere ad una valutazione ex ante delle candidature o dei dirigenti? Le carriere politiche e professionali della maggior parte dei su citati candidati, eletti, eccetera erano di pubblico dominio o comunque di facile verifica. Si deve essere costretti a pensare che, nonostante, si conoscessero i vulnera di alcuni politici, si è voluto chiudere un occhio (forse due) per convenienza elettorale? E comunque Micromega continua:</p>
<blockquote style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">(&#8230;) rimane il fatto che il farsi da parte per difendersi in sede processuale non sembra una prassi universalmente adottata. Di Orazio Schiavone, coordinatore provinciale di Foggia condannato ad un mese e dieci giorni di reclusione per esercizio abusivo della professione odontoiatrica, abbiamo già detto. Ma rimane al suo posto, ad esempio, anche Alessio Lizzano, capostruttura del consigliere regionale calabrese Maurizio Feraudo condannato ad un anno di reclusione con pena sospesa. Feraudo era stato inquisito in seguito ad una denuncia presentata dal suo ex autista Andrea Scaglione. Ne era nato un procedimento in cui erano stati ipotizzati i reati di concussione, truffa e falso. (&#8230;) Lizzano, ad ogni modo, non è l’unico granchio preso dall’Idv in Calabria. Ultimo acquisto del partito di Di Pietro nella regione è il consigliere comunale di Cosenza Antonio Ciacco, avvocato proveniente dai Ds che il 26 dicembre del 1992 era stato arrestato per falso in atto pubblico e truffa aggravata: secondo l’accusa aveva falsificato una sentenza per farsi pagare da un cliente 140 milioni di lire. Ciacco, oltre ad essere l’attuale capogruppo di Idv al consiglio comunale di Cosenza, è stato anche candidato alle provinciali del giugno scorso. Elio Veltri, d’altra parte, ricorda ancora i comizi tenuti da Di Pietro ad Amantea a fianco del sindaco Franco La Rupa, che in quella sede veniva elogiato pubblicamente dall’ex magistrato. La Rupa, eletto consigliere regionale nel 2005 nelle fila dell’Udeur e poi passato al gruppo Calabria popolare democratica, è stato condannato per abuso d’ufficio e indagato per concorso esterno in associazione mafiosa. Nel 2008 è stato posto agli arresti domiciliari con l’accusa di voto di scambio politico mafioso.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Spostandosi verso nord le cose migliorano? Micromega:</p>
<blockquote style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">(&#8230;) Nel Lazio di Stefano Pedica, ad esempio, all’inizio del 2006 faceva il suo ingresso nell’Idv Paride Martella, per dieci anni membro dell’Udc di Pier Ferdinando Casini ed ex presidente di centro-destra della provincia di Latina. Mentre (&#8230;) ricopriva quest’ultimo incarico, Martella era diventato anche presidente di Acqualatina Spa, società mista pubblico-privata affidataria della gestione del servizio idrico in territorio pontino. Essendo Acqualatina partecipata al 51 per cento dai comuni dell’Ambito territoriale ottimale competente e per il resto da un gruppo di privati guidati dalla multinazionale francese Veolia, nell’ottobre 2004 il Tribunale di Latina ravvisava un conflitto di interesse fra le due cariche che Martella concentrava nella sua persona. Ma la cosa non finiva lì, perché negli anni successivi le polemiche riguardanti la società presieduta dallo storico esponente della Dc di Sezze erano destinate ad aumentare. Con l’arrivo della gestione privata, infatti, gli abitanti della provincia vedevano aumentare vertiginosamente le proprie bollette: in molti comuni il costo dell’acqua subiva, nel giro di quattro anni, un incremento medio del 92 per cento. Mentre i cittadini si organizzavano in comitati di difesa dell’acqua pubblica, potendo contare in alcuni casi sul sostegno degli amministratori locali, emergevano anche alcuni preoccupanti retroscena giudiziari. Il 23 gennaio 2008 la guardia di finanza poneva infatti agli arresti domiciliari Martella e altri cinque componenti del comitato esecutivo di Acqualatina. I reati ipotizzati dalla procura del capoluogo pontino andavano dall’associazione a delinquere all’abuso d’ufficio, dalla frode nelle pubbliche forniture alla falsità ideologica in appalti pubblici, fino alla truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. Gli inquirenti avevano riscontrato una serie di irregolarità negli affidamenti inhouse (in pratica degli appalti senza gare) che i soci privati di Acqualatina assegnavano a società riconducibili al loro gruppo. Con un risultato: bilanci in rosso e danno per il socio pubblico, obbligato a ripianare a sue spese tutte le perdite. Dopo la pubblicazione della notizia, Martella veniva sospeso dal partito. Nei mesi successivi sarebbe comunque tornato in libertà su decisione del Tribunale del riesame e della Cassazione, che respingeva il ricorso presentato dalla Procura di Latina. La sua permanenza in Idv gli aveva fruttato anche una nomina a consigliere giuridico del ministero delle Infrastrutture, nel periodo in cui ai vertici del dicastero c’era Antonio Di Pietro.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Altra bandiera politica di Antonio Di Pietro è la condanna, sacrosanta, delle &#8220;logiche piduiste&#8221;. Anche rispetto a questo cavallo di battaglia del magistrato, Micromega scova un neo, rimandando</p>
<blockquote style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">(&#8230;) all’errore madornale che Di Pietro stava per commettere in Liguria nel 2001. Alle elezioni politiche tenutesi quell’anno l’ex magistrato aveva tutta l’intenzione di inserire come capolista a Genova Filippo De Jorio, avvocato di estrema destra vicinissimo a Giulio Andreotti il cui nome era stato rinvenuto anni prima negli elenchi degli appartenenti alla P2 (tessera numero 1965, fascicolo 511). De Jorio, che alle europee del 1999 si era candidato con il Movimento Sociale di Pino Rauti, era stato anche accusato di aver avuto un ruolo di primo piano nel Golpe Borghese del 7 dicembre 1970. A nulla erano valsi gli allarmi lanciati in privato a Di Pietro dal segretario genovese dell’Idv Christian Abbondanza: dal processo sul fallito putsch militare – celebratosi dopo le indagini condotte dal pm Claudio Vitalone, anche lui uomo di Andreotti – De Jorio era uscito con un’assoluzione, e tanto bastava all’ex magistrato per candidarlo. A quanti, nel partito genovese, gli avevano manifestato la propria opposizione ad una simile decisione, Tonino aveva risposto con il suo consueto aplomb: «Se non vi va bene, ve ne potete pure andare!». Alla fine, complice anche un’intervista rilasciata da Paolo Flores d’Arcais al Secolo XIX, nella quale l’inserimento in lista di De Jorio veniva bollato come un «suicidio politico», Di Pietro avrebbe desistito, congelando la candidatura e negando di essere mai stato al corrente dei trascorsi dell’avvocato. La disavventura non impediva comunque all’ex simbolo di Mani Pulite, che oggi non perde occasione per tuonare contro la deriva piduista in atto, di candidare cinque anni più tardi alla Camera dei deputati Pino Aleffi, anche lui presente nelle liste di Castiglion Fibocchi.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Un&#8217;inchiesta articolatissima e ricca di dati questa di Marco Zerbino per Micromega. Ne abbiamo riportato solo alcuni stralci e vi invitiamo comunque a leggerla nella sua interezza. Un&#8217;inchiesta cui Di Pietro stesso e molti dei personaggi citati hanno risposto con <a href="http://temi.repubblica.it/micromega-online/confronto-aperto-sullitalia-dei-valori/">lettere e precisazioni rinvenibili sempre sul sito di Micromega</a>. Ci impegniamo ad approfondire tali risposte in un ulteriore pezzo che pubblicheremo su Mediapolitika. Per chiudere ci piace segnalarvi un&#8217;altra sezione del sito di Micromega che ha, invece, ospitato <a href="http://temi.repubblica.it/micromega-online/le-lettere-alla-redazione-dopo-linchiesta-di-micromega-sullidv/">le lettere di iscritti dell&#8217;IDV, ex iscritti, ex dirigenti, semplici simpatizzanti da tutta Italia</a>. Ne emerge un sentire di diffuso malcontento rispetto ad un partito che si fa paladino di democrazia, legalità e moralità ma che nelle realtà locali, con ampie connivenze nazionali, dà spazio a logiche e istanze di segno spessissimo opposto. Riportiamo di seguito lo stralcio di una lettera alla redazione di Micromega (non riportandone autore e titolo), invitandovi a leggere l&#8217;inchiesta di Zerbino nella sua completezza, le risposte di Di Pietro e degli altri chiamati in causa. Promettendovi un ulteriore approfondimento e aggiornamento su questi temi.</p>
<blockquote style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Gent.ma Redazione,</p>
<p style="text-align: justify;">sono iscritta all&#8217;Idv dal 2006 in Emilia Romagna e soffro molto per le storture interne del partito. Rappresento quella parte di società civile che ha lavorato tanto per laurearsi ed affermarsi, senza alcuna raccomandazione politica, e che vedeva in Idv una rappresentanza della propria storia di onestà, correttezza, legalità, rigore e semplicità. Vorrei restituire la tessera poichè mi sento imbrogliata dal messaggio lanciato da Antonio Di Pietro che però non corrisponde alla realtà dei fatti. Ho compreso, col tempo, che i valori di cui tanto ci si vanta non sono rispettati nè nei rapporti interni al partito nè nelle competizioni elettorali. IDV NON HA CULTURA DEMOCRATICA e nemmeno cultura della legalità !!!!!, soffre di cannibalismo interno, parla bene ma razzola male, sistema gli amici e gli amici degli amici ed anche i parenti.</p>
<p style="text-align: justify;">A livello locale è presa d&#8217;assalto, in prossimità delle elezioni, da riclati di varia origine (destra, centro, sinistra), tutti accolti a braccia aperte. Si aprofitta del nuovo arrivato per mobbizzare i vecchi iscritti che, dopo aver lavorato duramente e creduto nei valori fondanti del partito, hanno osato macchiarsi di lesa maestà rivendicando coerenza con l&#8217;immagine di legalità che il partito si è data. Ogni voce scomoda viene soffocata e intimidita. Si usano vere e proprie aggressioni verbali intimidatorie, azioni di &#8220;mobbing&#8221; dirette ad umiliare e a isolare la persona dotata di un minimo di senso critico e di dignità personale. Sono graditi soltanto i servi, i cortigiani e gli opportunisti che venderebbero l&#8217;anima pur di avere un incarico remunerato qualunque. Si adotta una politica &#8220;tritura persone&#8221;, una logica &#8220;usa e getta&#8221; che si può sintetizzare così: &#8220;Non ce ne frega niente della tua dignità, della tua reputazione, della tua storia, della tua lealtà, dei tuoi sentimenti, delle tue capacità, ricordati sei solo uno strumento per raggiungere gli obiettivi del gruppo dirigente locale&#8221;. &#8220;E&#8217; la politica bellezza&#8221;!!</p>
<p style="text-align: justify;">(&#8230;)</p>
<p style="text-align: justify;">Sono profondamente delusa e amareggiata: Idv è l&#8217;altra faccia del Berlusconismo! Vedevo in Antonio Di Pietro una speranza per questo nostro paese martoriato dal Popolo delle Libertà, attualmente non ci credo più e non vedo via di uscita dal tunnel in cui il paese si è cacciato. Il problema reale non è Berlusconi ma gli Italiani. Forza Italia è soltanto l&#8217;essenza, il succo della incultura del popolo italiano. Berlusconi siamo noi !!! Grazie ancora per aver osato criticare pubblicamente un partito che è molto diverso da come vuole apparire. Mi sento meno sola.</p>
</blockquote>
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		<title>Clip e Mediapolitika: insieme per la libera informazione e dar voce a talenti e creatività</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Aug 2010 20:35:49 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Vincenzo Arena L&#8217;estate ha regalato a Mediapolitika dei nuovi compagni di viaggio. Da questa settima, speriamo per lungo tempo, parte una collaborazione serrata e dinamica con &#8220;CLIP-CONTENITORE LIBERE IDEE PUGLIESI&#8221;. Cos&#8217;è CLIP? Leggiamo sulla sua fanpage facebook: Clip è un progetto che unisce in un solo spazio politica, giovani professionalità, attivismo politico, nuove visioni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.mediapolitika.com/wordpress/wordpress/wp-content/uploads/2010/08/logo2_0.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-8959" title="logo2_0" src="http://www.mediapolitika.com/wordpress/wordpress/wp-content/uploads/2010/08/logo2_0-300x282.jpg" alt="" width="300" height="282" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>di Vincenzo Arena<br />
</strong><br />
L&#8217;estate ha regalato a Mediapolitika dei nuovi compagni di viaggio. Da questa settima, speriamo per lungo tempo, parte una collaborazione serrata e dinamica con &#8220;CLIP-CONTENITORE LIBERE IDEE PUGLIESI&#8221;. Cos&#8217;è CLIP? Leggiamo sulla sua fanpage facebook:</p>
<blockquote style="text-align: justify;"><p>Clip è un progetto che unisce in un solo spazio politica, giovani professionalità, attivismo politico, nuove visioni della comunicazione politica, e web 2.0. L&#8217;idea è quella di un &#8220;contenitore&#8221; libero di creatività che attraverso musica, eventi e attivismo politico aiuti la collettività e soprattutto i giovani a partecipare in prima persona alla vita sociale e politica regionale. Ogni ambito creativo è parallelo ma non strumentale al discorso politico che ne è comunque la base: i concerti e gli eventi, ad esempio, saranno un modo per dar voce ad espressioni artistiche che molte volte non trovano spazio (&#8230;)</p></blockquote>
<p style="text-align: justify;">Una realtà movimentista ed &#8220;editoriale&#8221; che come Mediapolitika vuole lanciare sprazzi di luce sulla sfera pubblica e sull&#8217;universo dei media e dell&#8217;attualità politica. Una realtà che intende utilizzare le armi del web 2.0 per dare spazio alla creatività e ai talenti delle giovani generazioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Senza vincoli partitici e con la lucida passione della cittadinanza attiva CLIP e MEDIAPOLITIKA collaboreranno nei prossimi mesi condividendo contenuti, articoli, approfondimenti e inchieste. Il giornalismo libero e onesto di MEDIAPOLITIKA e il movimentismo 2.0 di CLIP lanciano alle stelle una sfida affascinante: superare l&#8217;informazione parziale e crerare luoghi virtuali ma concreti di confronto, valorizzazione di idee e talenti.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>Clip and Mediapolitika: together for free information and to voice talents and creativity</strong></span></p>
<p><strong>(English version by Francesco Preziosa)<br />
</strong></p>
<p>This summer gave Mediapolitika a new travel mates. Since this week a close and dynamic collaboration with &#8220;CLIP&#8221; &#8211; &#8220;CONTENITORE LIBERE IDEE PUGLIESI&#8221; (CONTAINER OF FREE APULIA IDEAS) will be fostered &#8211; it is hoped to be long-lasting. What is CLIP? Let&#8217;s read in its Facebook funpage:</p>
<blockquote><p>Clip is a project which combines in a same place politics with young professionals, political activism, new views of political communication and 2,0 web. The idea is that of a free &#8220;container&#8221; of creativity which, through music, events and political activism, helps the community and especially young people participate personally in the social life and the regional policy. Every creative field is similar but not functional  to the political speech which is at the basis of it: concerts and events, for instance, will be only a way of voicing artists who many times cannot perform (&#8230;)</p></blockquote>
<p>A supporter of grass-roots initiatives and &#8220;editorial&#8221; reality which, like Mediapolitika, wants to spread clear news on the society, the world of medias and the current political news. A reality which wants to use the weapons of the 2,0 web to leave scope for creativity and talents from young generations.</p>
<p>With no party relations and with the strong passion of activist people, CLIP and MEDIAPOLITIKA will collaborate over the next months by sharing matters, articles, more detailed discussions and investigations. The free and honest journalism of MEDIAPOLITIKA and the support of grass-roots initiatives 2,0 of CLIP throw down the gauntlet: overcoming the barriers of the partial information and creating virtual but concrete places where to discuss and to valorize ideas and talents.</p>
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		<title>Iraq, gli USA si ritirano. Ma per Obama c&#8217;è lo spettro Afghanistan</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Aug 2010 17:25:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[interviste&video]]></category>
		<category><![CDATA[afghanistan]]></category>
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		<description><![CDATA[video tratto dal canale youtube di Pupia News di Laura Fontana News correlate IRAQ, BBC DENUNCIA: A FALLUJA NASCONO BIMBI MALFORMATI I PRIMI CENTO GIORNI DI OBAMA, FRA ROTTURA E CONTINUITA’ ANCHE ALL’ESTERO OBAMA LANCIA LA “POLITICA DELLA SPERANZA” Ad agosto, leggere la pagine di politica interna è stato piuttosto faticoso. Talmente faticoso che, probabilmente, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>video tratto dal <a href="http://www.youtube.com/user/pupianews">canale youtube di Pupia News</a></p>
<p><object type="application/x-shockwave-flash" data="http://www.youtube.com/v/MOqjimc5HeA&amp;feature=fvsr&#038;fs=1" width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/MOqjimc5HeA&amp;feature=fvsr&#038;fs=1" /><param name="FlashVars" value="playerMode=embedded"/><param name="wmode" value="transparent"/></object></p>
<p><strong>di Laura Fontana</strong></p>
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<li><a href="http://www.mediapolitika.com/wordpress/archives/1637">ANCHE ALL’ESTERO OBAMA LANCIA LA “POLITICA DELLA SPERANZA”</a></li>
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<p style="text-align: justify;">Ad agosto, leggere la pagine di politica interna è stato piuttosto faticoso. Talmente faticoso che, probabilmente, pochi sono quelli che hanno varcato la soglia della pagina dedicata alla politica estera. Ciò vuol dire che non ci consola più neanche un vecchio adagio: “<em>Pensa che c&#8217;è qualcuno che sta peggio di noi</em>.”. C&#8217;è una notizia in particolare che, dalle nostre parti, non ha suscitato tutto quel rumore che ci si aspettava: l&#8217;esercito degli Stati Uniti si è ritirato dall&#8217;Iraq, dopo sette anni e mezzo di guerra.</p>
<p style="text-align: justify;">Una guerra voluta dall&#8217;allora presidente George W. Bush, ufficialmente, per combattere il regime di Saddam Hussein che, si diceva, aiutasse i terroristi e possedesse armi di distruzione di massa che non sono mai state trovate. C&#8217;erano state le proteste dell&#8217;opinione pubblica di tutto il mondo, di chi era sceso in piazza per dire che Bush, in Iraq, ci andava solo per il petrolio e per “finire il lavoro” iniziato dal padre. Una guerra che ha spaccato anche i governi Europei, con la Francia a guidare il fronte del no.</p>
<p style="text-align: justify;">Ora, il dittatore è morto e Bush non è più il Presidente degli Stati Uniti. La notizia è che il Presidente degli Stati Uniti, quello nuovo, Barack Obama, già Premio Nobel per la Pace, ha deciso che è arrivato il momento per le truppe americane di lasciare l&#8217;Iraq. Rimarranno lì meno di 50mila soldati statunitensi per assistere e preparare l&#8217;esercito iracheno. Dopodiché partirà l&#8217;operazione “Nuova Alba” a partire dal primo settembre: da quel giorno ed entro l&#8217;ottobre del prossimo anno, anche gli ultimi 50mila effettivi dovranno ritirarsi per lasciare il campo solo al personale civile e diplomatico.</p>
<p style="text-align: justify;">A cosa è servita questa guerra? Di certo c&#8217;è che un paese ha avuto la sua democrazia, un dittatore e i suoi figli sono stati uccisi. Il mondo non è più sicuro di prima, gli Stati Uniti si sono guadagnati i favori sui pozzi di petrolio iracheni, la guerra contro il terrorismo è sempre aperta e lo scontro tra la cultura Occidentale e il Medio Oriente continua ad acuirsi, alimentato da antichi rancori e un odio senza ritorno. I militari americani morti sul campo sono stati oltre 4 mila, decine di migliaia le vittime irachene, con un picco degli attentati terroristici nel biennio 2006-2007. Da allora,  c&#8217;è effettivamente stata progressiva stabilizzazione della situazione del paese. Qualche giorno dopo il ritiro, in varie zone dell&#8217;Iraq, sono stati compiuti una serie di attentati terroristici, con autobombe piazzate per far vittime tra i militari e i civili.</p>
<p style="text-align: justify;">Come campo di battaglia principale adesso è rimasto l&#8217;Afghanistan, dove attualmente sono stanziati 150mila militari Usa e Nato, di cui 3.800 circa sono italiani. Su questo fronte, la notizia è che Obama ha indicato luglio 2011 come data del ritiro dal suolo afghano, contestata però dai comandanti militari statunitensi che hanno esplicitamente affermato che per quella data difficilmente la guerra sarà vinta. L&#8217;Afghanistan è stato definito il nuovo Vietnam americano.</p>
<p style="text-align: justify;">(fonti: <a href="http://www.bbc.co.uk">www.</a><em><a href="http://www.bbc.co.uk">bbc.co.uk</a></em>)</p>
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		<title>FIORENTINA &#8217;70, ANCHE GALDIOLO GRAVEMENTE MALATO</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Aug 2010 14:32:02 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[cultura & società]]></category>
		<category><![CDATA[calcio]]></category>
		<category><![CDATA[FIORENTINA]]></category>
		<category><![CDATA[GALDIOLO]]></category>

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		<description><![CDATA[di Francesco Varasano Un altro ex giocatore della Fiorentina degli anni 70 sembra essere gravemente malato. Il giocatore in questione è Giancarlo Galdiolo, classe 1948, stopper della Fiorentina dal 1970 al 1980. Ad annunciarlo sono stati i figli. La voce che Galdiolo era stato colpito da una brutta malattia girava già da alcuni giorni. In [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.mediapolitika.com/wordpress/wordpress/wp-content/uploads/2010/08/150px-GiancarloGaldiolo.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-8949" title="150px-GiancarloGaldiolo" src="http://www.mediapolitika.com/wordpress/wordpress/wp-content/uploads/2010/08/150px-GiancarloGaldiolo.jpg" alt="" width="150" height="213" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>di Francesco Varasano</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Un altro ex giocatore della Fiorentina degli anni 70 sembra essere gravemente malato. Il giocatore in questione è Giancarlo Galdiolo, classe 1948, stopper della Fiorentina dal 1970 al 1980. Ad annunciarlo sono stati i figli. La voce che Galdiolo era stato colpito da una brutta malattia girava già da alcuni giorni. In un primo momento si era parlato di Sla (sclerosi laterale amiotrofica), molti i giocatori della fiorentina di quegli anni colpiti da malattie, come Sla e tumori, quasi una maledizione.</p>
<p style="text-align: justify;">La prima morte sospetta è stata quella di Bruno Beatrice, anche Galdiolo classe 1948, che ha giocato anche nella fiorentina come centrocampista dal ‘73 al ‘76, Beatrice è scomparso nel 1987 ad appena 39 anni per una forma di leucemia.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo di lui si sono registrate molte altre morti e malattie sospette per i giocatori che hanno militato nella fiorentina negli anni 70, come Nello Saltutti, morto d&#8217;infarto nel 2003 a 56 anni; Ugo Ferrante, ucciso da un tumore alle tonsille nel 2004; Giuseppe Longoni, morto nel 2006 per una vasculopatia cardiaca; Massimo Mattolini, che ha subito un trapianto di reni e si è spento nel 2009; Domenico Caso, che ha avuto un tumore al fegato; Giancarlo Antognoni, che nel 2004 ha avuto un&#8217;improvvisa crisi cardiaca;Giancarlo De Sisti, reduce da un ascesso frontale al cervello.</p>
<p style="text-align: justify;">Ed eccoci alla notizia della malattia di Galdiolo: la Sla però non c&#8217;entra, come hanno confermato i figli dell&#8217;ex calciatore in una conferenza stampa. I tre figli hanno affermato: “magari fosse la Sla, la malattia contro cui combatte nostro padre è più grave”. Alessandro uno dei tre figli ha dichiarato che Galdiolo soffre di una demenza frontale temporale e ha chiesto aiuto per affrontare questa situazione. L&#8217;ex viola, secondo quanto hanno affermato i figli nella conferenza, ha bisogno di un&#8217;assistenza continua 24 ore su 24. I famigliari non riescono neanche a comunicare con Galdiolo e i suoi sbalzi d&#8217;umore sono repentini e imprevedibili. La famiglia di Galdiolo vuole un aiuto anche dalla ricerca per cercare di comprendere la causa di questa malattia neuro-degenerativa</p>
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		<title>FRANCIA, ESPULSIONI DEI ROM: POLEMICI UE E VATICANO</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Aug 2010 14:09:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[giornalismo politico]]></category>
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		<category><![CDATA[francia]]></category>
		<category><![CDATA[immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[ROM]]></category>
		<category><![CDATA[ROMANIA]]></category>
		<category><![CDATA[sarkozy]]></category>

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		<description><![CDATA[di Tiziano Aceti In Francia continua la linea dura del Governo che fino ad oggi ha effettuato numerosi rimpatri di rom presenti sul territorio francese. Rimpatri che sembrano non cesseranno fino a fine agosto, quando, come annunciato dal ministro dell&#8217;Interno Brice Hortefeux, saranno rimpatriate circa 700 persone. Nel corso della settimana passata ci sono stati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_8945" class="wp-caption alignnone" style="width: 310px"><a href="http://www.mediapolitika.com/wordpress/wordpress/wp-content/uploads/2010/08/ROM-FRANCIA.jpg"><br />
<img class="size-medium wp-image-8945" title="*Rom/ Francia a Onu: Rispettiamo &quot;scrupolosamente&quot; le leggi" src="http://www.mediapolitika.com/wordpress/wordpress/wp-content/uploads/2010/08/ROM-FRANCIA-300x230.jpg" alt="" width="300" height="230" /></a><p class="wp-caption-text">fonte foto: www.apcom.net</p></div>
<p style="text-align: justify;"><strong>di Tiziano Aceti</strong></p>
<p style="text-align: justify;">In Francia continua la linea dura del Governo che fino ad oggi ha effettuato numerosi rimpatri di rom presenti sul territorio francese. Rimpatri che sembrano non cesseranno fino a fine agosto, quando, come annunciato dal ministro dell&#8217;Interno Brice Hortefeux, saranno rimpatriate circa 700 persone. Nel corso della settimana passata ci sono stati i primi voli che hanno riportato i primi rom verso la Romania.</p>
<div style="border: 1px solid black; margin: 15px; padding: 12px; background: #c0c0c0 none repeat scroll 0% 0%; float: right; width: 40%; text-align: justify;">
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</ul>
</div>
<p style="text-align: justify;">Il ministro dell&#8217;Immigrazione Eric Besson, ha precisato, che quest’azione rientra nelle procedure di allontanamento e rimpatrio, per quanto riguarda persone che vivono in maniera irregolare sul territorio francese e che quindi una volta identificate saranno rimandate nel loro paese d’origine.</p>
<p style="text-align: justify;">Tra le critiche piovute sul governo francese, è arrivata anche quella della Commissione Europea che tramite il portavoce della Commissaria alla giustizia e al rispetto dei diritti umani, Viviane Reding, ha fatto sapere che il governo francese ha il dovere di rispettare la protezione dei cittadini europei e la loro libertà di circolazione. Non si è fatta attendere la replica del Ministero degli esteri francese che ha definito l’intera azione in regola con i trattati e che, di fatto, non c’è nessuna violazione alla libertà di circolazione dei cittadini dell’Unione Europea.</p>
<p style="text-align: justify;">Nei giorni scorsi, durante l’Angelus pronunciato dal balcone del Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo, Benedetto XVI, ha lanciato un appello di fratellanza in francese, un evidente riferimento ai rimpatri ordinati dal governo transalpino. Parole dure contro l’azione decisa dalla Francia, sono arrivate anche dal Segretario del Pontificio Consiglio per i migranti e gli itineranti, mons. Agostino Marchetto, che considera le azioni di rimpatrio della Francia in netto contrasto con la legislazione dell’Unione Europea.</p>
<p style="text-align: justify;">Pronta la replica del governo francese, che non ha visto di buon occhio l’appello del Papa. Tra chi ha replicato c’è il ministro dell’Immigrazione francese che ha sottolineato come la Francia sia tra le prime nazioni a far valere concretamente i principi di accoglienza e asilo. Fanno eco a queste affermazioni quelle del ministro dell’Agricoltura, Bruno le Maire, che avrebbe criticato le dichiarazioni dello Stato Pontificio e reclamto il principio di separazione Chiesa-Stato.  Perplessità, comunque, sono maturate anche all’interno della stessa maggioranza parlamentare, in contrasto con la linea adottata in materia di immigrazione.</p>
<p style="text-align: justify;">E le polemiche sembrano non arrestarsi qui, infatti, non ultime sono le parole del mons. Agostino Marchetto, che ha sottolineato come la Chiesa non vuole intromettersi nelle discussioni politiche ma solo esporre il proprio sentire su temi che riguardano i diritti umani.</p>
<p style="text-align: justify;">C’è da domandarsi se la strada intrapresa dal governo francese sarà percorsa anche da altri Paesi che vedono nell’immigrazione una minaccia.</p>
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		<title>MINIERE IN SARDEGNA TRA STORIA E TURISMO</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Aug 2010 13:45:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[cultura & società]]></category>
		<category><![CDATA[miniere]]></category>
		<category><![CDATA[sardegna]]></category>
		<category><![CDATA[turismo]]></category>

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		<description><![CDATA[di Elena Angiargiu «Mare e Miniere» è un binomio che accompagna ormai da qualche anno l’offerta turistica dei territori minerari della Sardegna. Rinomata meta balneare, l’isola è forse meno nota per la ricca storia mineraria che ha caratterizzato gli albori del suo sviluppo industriale, custode di un passato che oggi torna alla ribalta con programmi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_8937" class="wp-caption alignnone" style="width: 310px"><a href="http://www.mediapolitika.com/wordpress/wordpress/wp-content/uploads/2010/08/Galleria-Anglosarda-Montevecchio.jpg"><img class="size-medium wp-image-8937" title="Galleria Anglosarda - Montevecchio" src="http://www.mediapolitika.com/wordpress/wordpress/wp-content/uploads/2010/08/Galleria-Anglosarda-Montevecchio-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Galleria Anglosarda - Montevecchio</p></div>
<p><strong>di Elena Angiargiu</strong></p>
<p style="text-align: justify;">«Mare e Miniere» è un binomio che accompagna ormai da qualche anno l’offerta turistica dei territori minerari della Sardegna. Rinomata meta balneare, l’isola è forse meno nota per la ricca storia mineraria che ha caratterizzato gli albori del suo sviluppo industriale, custode di un passato che oggi torna alla ribalta con programmi di valorizzazione a fini turistici delle <a href="http://www.sardegnaminiere.it/sardepolfisi22.jpg">aree minerarie</a> dismesse, situate in particolare nella parte sud-occidentale della Sardegna.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;attività di estrazione mineraria in Sardegna era già praticata da Fenici, Romani, Pisani e Spagnoli, ma è nel XIX secolo, in seguito all&#8217;intervento dei Savoia, che le miniere di Monteponi, nel territorio di Iglesias, e di Montevecchio, frazione di Guspini, nella Provincia del Medio Campidano, diventano le capitali minerarie sarde che fanno estendere la legislazione mineraria piemontese a tutta la Sardegna.</p>
<p style="text-align: justify;">Oltre a quelli già citati, caratteristici esempi di archeologia industriale sono la miniera piombozincifera di Malfidano a Buggerru, Porto Flavia presso Masua con il “Museo delle Macchine da Miniera”, il bacino argentifero del Sarrabus e quello carbonifero di Serbariu presso Carbonia.</p>
<p style="text-align: justify;">L’attività estrattiva dei minerali, tra gli anni Ottanta e l’inizio degli anni Novanta del secolo scorso, dopo una crisi dell’attività produttiva iniziata già negli anni Sessanta, cessa definitivamente, ma l’esperienza mineraria rivive grazie ad un percorso di recupero e valorizzazione dei siti per trasformarli in risorsa turistica e culturale.</p>
<p style="text-align: justify;">È importante sottolineare che le miniere sarde furono protagoniste di una serie di “primati”, alla base di un patrimonio storico-culturale meritevole di essere riscoperto ancora oggi, da cui emerge una “passato minerario” a tratti arcano e suggestivo.  Degno di nota è il fondamentale apporto dei giacimenti sardi all’economia nel settore minerario, dimostrato dalla partecipazione della Società mineraria di Malfidano, di Montevecchio e Monteponi, all’Esposizione Universale di Parigi nel 1900, che attestarono la rigogliosità dell’industria mineraria sarda col contributo del 3,6% dei minerali di piombo e l’11% di quelli di zinco nella produzione mondiale (Pinna, p. 76).</p>
<p style="text-align: justify;">I giacimenti presenti in Sardegna attraevano imprese, capitali e lavoratori che provenivano dalla penisola e anche dall’estero. Basti pensare a Buggerru, paese nato per ospitare i minatori del giacimento di Malfidano, in mano a dirigenti minerari francesi che fece guadagnare al paese l’appellativo “La piccola Parigi”, poiché essi importarono la cultura francese nel piccolo borgo minerario; a Monteponi, data in concessione dallo Stato ai privati (tra i primi al console di Svezia Carlo Gustavo Mandel e a Pietro Belly, che introdussero rispettivamente l’uso della dinamite e la coltivazione dei giacimenti mediante l’impiego di galeotti), o ancora ad Ingurtosu, “scoperta” dai liguri, venduta ad imprenditori francesi ed infine ceduta alla più importante società mineraria inglese, la Pertusola Limited. La nascita della miniera di Montevecchio si deve, invece, ad un imprenditore sardo, il sassarese Giovanni Antonio Sanna (cui è intitolato il “Museo Nazionale Archeologico-Etnografico” di Sassari), che ottenne la concessione perpetua della miniera nel 1848.</p>
<p style="text-align: justify;">La Miniera di Montevecchio fu all’avanguardia nella meccanizzazione del sottosuolo, grazie all’introduzione dell’autopala Montevecchio che, abolendo i binari in galleria e riducendo la manodopera con notevole aumento di produzione, portò nel mondo della miniera dei vantaggi riconosciuti in campo europeo. Fu la prima in Sardegna ad introdurre l’elettrificazione degli impianti produttivi nel 1903 e diede un importante contributo al settore degli autotrasporti, dato che al congresso dei minatori a Firenze nel 1946 i rappresentanti di Montevecchio furono i primi in Italia ad ottenere il trasporto gratuito degli operai per recarsi al lavoro: una grande conquista che consentiva ai minatori dei paesi limitrofi di non percorrere più a piedi i chilometri necessari a raggiungere i vari cantieri (Peis Concas, pp. 96, 101, 172).</p>
<p style="text-align: justify;">A fronte di prime ma significative conquiste sul piano tecnologico e sociale, la vita di miniera comportava comunque pericoli ed incidenti che facevano vittime in ogni settore. A proposito di gravi incidenti in miniera, è ancora vivo il ricordo dell’incendio avvenuto a Marcinelle l’8 agosto 1956, che costò la vita a 262 persone, per la maggior parte italiani, mentre di questi giorni è la notizia di 33 minatori intrappolati sottoterra in Cile. Sebbene il passato minerario sardo non porti con sé storie di tale drammaticità, decine di operai non fecero più ritorno dal sottosuolo e donne e bambini addetti alla cernita del materiale morirono per l’improvviso crollo di pareti o si infortunarono in modo serio.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo sfruttamento dei lavoratori da parte dei padroni che tutelavano i propri interessi economici diede avvio alle lotte della nascente “classe operaia” che, dapprima sentì l’esigenza di organizzarsi nelle prime “leghe sindacali” (Lega minatori di Buggerru, 1903), poi manifestò contro la decisione improvvisa di anticipare di un’ora il rientro al lavoro imponendo l’introduzione dell’orario invernale anziché quello estivo a partire dal 2 settembre, provvedimento che avrebbe determinato un ulteriore peggioramento delle condizioni lavorative che gli operai oramai esausti dalla prepotenza dei padroni non potevano più tollerare. La disobbedienza e la ribellione sfociarono nello <em>sciopero del 4 settembre 1904</em>, il cosiddetto “eccidio di Buggerru”in cui morirono quattro operai. I fatti di Buggerru ebbero ripercussioni storico-politiche di grande rilevanza sul territorio nazionale: da esso scaturì il <em>Primo sciopero generale della storia italiana</em>, i cui sviluppi determinarono continue interrogazioni ed interpellanze al governo che imputò la responsabilità della tragedia al nervosismo di alcuni soldati che spararono sulla folla, episodio che fu seguito con notevole risalto dalla stampa nazionale, ma segnarono soprattutto l’inizio delle rivendicazioni operaie, fornendo un notevole impulso per il miglioramento delle condizioni lavorative dei minatori (Pinna, pp. 53-61).</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo una produzione fiorente che per oltre un secolo caratterizzò l’industria mineraria sarda, Buggerru – come le altre miniere – fu protagonista di una lunga ma inesorabile fase di declino e la produzione non poteva continuare a scapito della competitività.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">La nuova “sfida” allora era salvaguardare il patrimonio di inestimabile valore rappresentato dai siti che ospitarono quella lunga stagione di attività mineraria. La svolta avvenne nel 1997, quando l’UNESCO dichiarò le aree minerarie della Sardegna “patrimonio dell’umanità” e l’anno successivo nasceva il “Parco Geominerario, Storico ed Ambientale della Sardegna”, primo parco al mondo dei Geositi/Geoparchi, i cui territori sono portatori di “valori di carattere universale”, come viene sancito con la firma della “Carta di Cagliari” nel settembre del 1998, che fissa i principi cardine sui quali istituire il Parco e le finalità da perseguire, tra cui un “nuovo modello di sviluppo sostenibile” al fine di “promuovere il progresso economico, sociale e culturale delle popolazioni interessate ed assicurare la trasmissione alle future generazioni”. Tra le finalità vi era anche quella di “riabilitare e bonificare i siti minerari dismessi”, priorità che ora incombe soprattutto sul territorio di Furtei, a circa 45 Km da Cagliari, agli inizi degli anni Novanta sede della prima miniera d’oro sarda in mano alla Sardinia Gold Mining, società a capitale in prevalenza australiano: un recente e brevissimo passato minerario che dopo il fallimento della società nel 2009, ha lasciato come pesante eredità una “bomba ecologica” e l’incerto futuro dei 42 lavoratori della miniera.</p>
<p style="text-align: justify;">Il rischio ambientale esiste e gli stessi operai continuano a vigilare sugli impianti per evitare gravi conseguenze all’agricoltura, altrimenti messa in pericolo dal possibile riversamento di materiali inquinanti sulle falde acquifere del Medio Campidano.  Per gli operai, lo spettro della disoccupazione è stato evitato grazie all’accordo raggiunto nel maggio scorso, prevedendone la reintroduzione nel ciclo produttivo attraverso la riqualificazione professionale per la bonifica delle aree ex minerarie affidata all’Igea, società per gli interventi Geo Ambientali.</p>
<p style="text-align: justify;">Turismo minerario significherebbe, per usare le parole di Ottelli a proposito di Monteponi, valorizzare “elementi naturali e culturali-umani”, dove si riconosce una “stratificazione della memoria” unita alle “nuove energie dei giovani di oggi […] con lo stesso spirito pioneristico di chi ci ha preceduto”, come appunto sostiene il direttore del Parco Geominerario (pp. 333-335).</p>
<p style="text-align: justify;">La valorizzazione nel circuito turistico-culturale della storia mineraria della Sardegna deve tenere conto delle lezioni del passato, guardando però al futuro con rinnovato entusiasmo e tutta la consapevolezza di avere un patrimonio unico, degno di essere divulgato e gestito sapientemente.</p>

<a href='http://www.mediapolitika.com/wordpress/archives/8936/galleria-anglosarda-montevecchio' title='Galleria Anglosarda - Montevecchio'><img width="150" height="150" src="http://www.mediapolitika.com/wordpress/wordpress/wp-content/uploads/2010/08/Galleria-Anglosarda-Montevecchio-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Galleria Anglosarda - Montevecchio" title="Galleria Anglosarda - Montevecchio" /></a>
<a href='http://www.mediapolitika.com/wordpress/archives/8936/interno-miniera-di-porto-flavia-masua' title='Interno Miniera di Porto Flavia-Masua'><img width="150" height="150" src="http://www.mediapolitika.com/wordpress/wordpress/wp-content/uploads/2010/08/Interno-Miniera-di-Porto-Flavia-Masua-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Interno Miniera di Porto Flavia-Masua" title="Interno Miniera di Porto Flavia-Masua" /></a>
<a href='http://www.mediapolitika.com/wordpress/archives/8936/pozzo-sartori-miniera-di-montevecchio' title='Pozzo Sartori - Miniera di Montevecchio'><img width="150" height="150" src="http://www.mediapolitika.com/wordpress/wordpress/wp-content/uploads/2010/08/Pozzo-Sartori-Miniera-di-Montevecchio-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Pozzo Sartori - Miniera di Montevecchio" title="Pozzo Sartori - Miniera di Montevecchio" /></a>

<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Fonti:</strong></p>
<p style="text-align: justify;">PINNA D., <em>Buggerru: la piccola Parigi</em>, Linasprint Editrice, Gonnosfanadiga,2002</p>
<p style="text-align: justify;">PEIS CONCAS I., <em>Montevecchio</em>, Editrice S’Alvure, Oristano, 1991</p>
<p style="text-align: justify;">OTTELLI L., <em>Monteponi (Iglesias-Sardegna). Storia di eventi e di uomini di una grande miniera</em>, Carlo Delfino Editore, Sassari, 2010</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.ingurtosu.net/storia.html">http://www.ingurtosu.net/storia.html</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.montevecchio.eu/index.html">http://www.montevecchio.eu/index.html</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.parcogeominerario.eu/index.php?id=195">http://www.parcogeominerario.eu/index.php?id=195</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.regione.sardegna.it/j/v/491?s=141299&amp;v=2&amp;c=1489&amp;t=1">http://www.regione.sardegna.it/j/v/491?s=141299&amp;v=2&amp;c=1489&amp;t=1</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.sulcisiglesiente.eu/site/cultura_mineraria_all.asp">http://www.sulcisiglesiente.eu/site/cultura_mineraria_all.asp</a></p>
<p><strong> </strong></p>
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