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	<title>Mediapolitika - Settimanale on line</title>
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		<title>Dall&#8217;Europa a Palazzo Chigi. Mario Monti si avvia a formare il governo di emergenza</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Nov 2011 20:17:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>desantis1</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(foto in home page di Friends of Europe on Flickr) di Emiliana De Santis Il severo monito, stavolta, è più forte che mai. Il Capo dello Stato ha diramato tre note in meno di trentasei ore: una per rendere note le dimissioni di Berlusconi, una per confermare che sono effettive e non soltanto &#8220;annunciate&#8221;, una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>(foto in home page di <a href="http://www.flickr.com/photos/friendsofeurope/">Friends of Europe on Flickr</a>)</p>
<p><strong>di Emiliana De Santis</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il severo monito, stavolta, è più forte che mai. Il Capo dello Stato ha diramato tre note in meno di trentasei ore: una per rendere note le dimissioni di Berlusconi, una per confermare che sono effettive e non soltanto &#8220;annunciate&#8221;, una per rassicurare l&#8217;Europa sulla capacità italiana di uscire dall&#8217;<em>impasse</em>. Perché questo è quello che i mercati ci hanno voluto dire con lo spread a 575 punti. Le cancellerie di mezzo mondo non credono più nell&#8217;Italia, non reputano affidabile né Silvio Berlusconi né il sistema politico che gli ruota intorno. Il tasso di interesse che cresce sui nostri titoli di Stato è nient&#8217;altro che un premio sul rischio per il loro acquisto, quindi aumenta in presenza di incertezza e di mancata trasparenza. I mercati vogliono rassicurazioni, ce lo ha detto anche la Merkel: &#8220;Il problema dell&#8217;Italia non sono le risorse o il pur enorme debito pubblico ma il caos politico&#8221;. Obama ha rincarato la dose.</p>
<p style="text-align: justify;">Napolitano sta interpretando a pieno le prerogative che la Costituzione e, soprattutto, la contingenza, gli hanno conferito. È insieme Capo dello Stato, regista del futuro Governo, guida politica e faro istituzionale in un momento in cui la bussola sembra smarrita. In Italia non perdi mai totalmente né totalmente vinci, il sistema è strutturato per indurre al galleggiamento, al bilanciamento. Depretis non ha inventato il trasformismo, ha colto una tendenza. Ma chi non è pratico, non può capire. Deve essere per questo motivo che, anche i berluscones più acerrimi, in nottata, hanno consigliato al Capo di fare l&#8217;ultimo, decisivo passo: apporre il suo nome in calce al decreto di nomina a senatore a vita di Mario Monti. Frattini, riferiscono indiscrezioni da Palazzo Grazioli, avrebbe pronunciato la fatidica frase: &#8220;Caro Silvio, i mercati non comprenderebbero le elezioni&#8221;.  Appoggiare dunque il Governo tecnico/di responsabilità nazionale di Monti, il burocrate europeista, direttore della Bocconi, internazionalmente stimato e politicamente insipiente. Meglio del vuoto, meglio del buio, della paralisi del Parlamento. Alle 19.17 di mercoledì 9 novembre Monti è senatore a vita. Lo stesso giorno, nell&#8217;anno domini 1989, cadeva il Muro di Berlino. In Italia, 22 anni dopo, cadeva il muro della finzione, picconato dalle liti della Lega, dal desio di Quirinale di Casini, dal <em>bunga bunga</em>, da Ruby Rubacuori e dall&#8217;antipolitica delle piazze.</p>
<p style="text-align: justify;">Non c&#8217;è mai stato vero sentore di elezioni. Piuttosto di un traghetto verso le urne, a misure economiche varate e a legge elettorale cambiata. Certo, in parecchi sono rimasti a bocca asciutta, a cominciare dal Presidente del Senato, Renato Schifani, bravo a celare dietro un &#8220;Benvenuto&#8221; il mal di pancia di chi ha appena perso un&#8217;occasione. Suo, insieme a quello di Gianni Letta, il primo nome sbandierato da giornali e telegiornali in tempi che ora sembrano remoti, ma che non rimandano tanto in là nei giorni. Defilato Letta, l&#8217;ombra arguta e diplomatica del Cavaliere, il vertice di Palazzo Madama, si spendeva in dichiarazioni che più quirinalizie non si può. Non era il suo momento, per quanto stia giocando, insieme a Gianfranco Fini, astutamente a scacchi nella lunga partita della vita parlamentare.</p>
<p style="text-align: justify;">Quello che ora ci serve è un non-politicante, un uomo non compromesso con l&#8217;attuale sistema partitico. Serve qualcuno che sia sufficientemente autonomo, autorevole e stimato per fare ciò che nessuno ha avuto a cuore di fare, ossia riforme dolorose e impopolari ma necessarie. Cambiamenti, tagli netti e mirati. Si prepara il terreno della rinascita, delle elezioni vere, dibattute e volute, non quelle delle campagne acquisti natalizie. L&#8217;Europa non è più dietro le Alpi. Con la nomina di Mario Draghi e la compravendita dei Btp italiani, l&#8217;Unione europea è dentro casa nostra e non si può ignorare, come è stato fatto con la lettera Trichet-Draghi e con l&#8217;ultimo questionario a firma di Olli Rehn. A Bruxelles vogliono modi, tempi, misure e concretezza. Il debito pubblico c&#8217;è, pure la ricchezza c&#8217;è. Lo dicono la nostra storia e il nostro patrimonio, di cui viene prevista una liquidazione per far cassa. Si potrebbe far cassa con una patrimoniale, e forse Monti siederà a Palazzo Chigi proprio per farne una. In nome dell&#8217;Italia, della Repubblica, del bilancio. Non siamo pronti per votare, il Paese é spaccato, sfiduciato e, soprattutto, senza speranza. Premono Bossi e Di Pietro per il ricorso alle urne, annunciando lo schieramento nei banchi dell&#8217;opposizione qualora il governo Monti dovesse diventare realtà.</p>
<p style="text-align: justify;">La crisi ha portato in superficie i malumori di tutti, trasversali alle singole formazioni politiche, compattate dall&#8217;urgenza ma in fermento continuo negli orticelli degli interessi privati. Per un Bersani che fino a un mese fa chiedeva a Napolitano di sciogliere le Camere per andare a votare, oggi c&#8217;è un Partito Democratico che fa sponda a Casini e a tutto il Terzo Polo per evitare l&#8217;appuntamento elettorale e, con esso, la responsabilità di fare delle riforme che ne silurerebbero la desiderabilità politica per i prossimi venti anni. Di Pietro da battaglia al governissimo: le urne, a febbraio, di sicuro premierebbero la sua formazione e non cogliere il momento potrebbe essere fatale a un partito che basa spesso sulla chiacchiera ad alto volume il consenso popolare. Di fronte a questa crisi, però, non possono reggere le sgrammaticature populiste dell&#8217;ex pm di Mani Pulite. Vendola, dopo una prima esitazione, pare averne preso atto, e dalla Cina si dice pronto ad accettare l&#8217;esecutivo di responsabilità, augurandosi che sia breve, succinto e compendioso.</p>
<p style="text-align: justify;">La Lega, via Bossi, fa sapere che non ci sta a garantire la maggioranza a un premier tecnico e a un governo di larghe intese: o Silvio o il voto. Il cerchio magico si stringe intorno a Reguzzoni, Maroni sta chiarendosi le idee e rumoreggia in sottofondo, consapevole di un mancata riconferma che potrebbe, tuttavia, giocare a suo favore. Pare che Mario Monti non abbia chiesto la sua permanenza al Viminale durante l&#8217;esecutivo di emergenza, il che significa che il ministro dell&#8217;Interno al momento è considerato personaggio forte, in grado di ostacolare certe scelte indispensabili. Maroni, quindi, si riprende Pontida, si riprende la folla dei Longobardi fieri e recalcitranti, e si avvia con Alfano verso il futuro della destra italiana. Per quale motivo bruciare entrambi ora? Berlusconi, con Forza Italia e con il Pdl, sottobraccio al Carroccio, è riuscito a sdoganare la destra come formazione di Governo. Riaccreditata, ringiovanita e svincolata dall&#8217;imprenditore padrone, la destra moderata e popolare potrebbe avere un certo successo nel paese dei Comuni e dei mille campanili, delle famiglie e del Vaticano, chiassoso quanto basta per trasformare buone idee progressiste in proclami di circostanza.</p>
<p style="text-align: justify;">E il toto ministri suscita più entusiasmi del fantacalcio. Restano Franco Frattini, Altero Matteoli e Raffaele Fitto. Si danno per certi Giuliano Amato all&#8217;Interno e la discesa in campo di Enrico Letta (nipote di cotanto zio) al dicastero del Lavoro; si fa il nome di Lorenzo Bini Smaghi al Tesoro, neo dimesso dal board della Banca Centrale Europea, sempre che la docenza ad Harvard non lo obblighi a rinunciare in favore di Fabrizio Saccomanni o di Vittorio Grilli. Un esecutivo in parte tecnico e in parte politico. Soprattutto, un Governo del Presidente, su cui Napolitano, con un atto di coraggio che tutti speravano ma non si aspettavano, ha posto il sigillo, mettendo a tacere le polemiche quand&#8217;ancora erano in nuce. Alcuni mal pensanti fanno notare che, essendo stato appena nominato senatore a vita, Mario Monti riceverà lo stipendio come senatore e come Presidente del Consiglio. Somma di salari e somma di cariche. Sarà per breve tempo, di sprechi ce sono stati tanti e di gran lunga più inutili. Basta stabilire una data per le elezioni e nel frattempo governare con il più ampio consenso possibile per fronteggiare i conti, preparando il futuro politico e dando un segnale di serietà. Così ha fatto la Spagna, ne attestiamo il positivo risultato.</p>
<p style="text-align: justify;">Ne siamo capaci? Arrivano dei momenti in cui la storia ci obbliga a fermarci e a riflettere. Ci insinua nelle mente un desiderio di virata, un salto di qualità. &#8220;L&#8217;Italia è fatta, ora bisogna fare gli italiani.&#8221;</p>
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		<title>DOSSIER CARITAS/MIGRANTES. OLTRE LA CRISI, INSIEME</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Nov 2011 12:53:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Guadalupi</dc:creator>
				<category><![CDATA[comunicazione politica e istituzionale]]></category>
		<category><![CDATA[Caritas diocesana di Roma]]></category>
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		<category><![CDATA[Dossier Statistico Immigrazione 2011]]></category>
		<category><![CDATA[Fondazione Migrantes]]></category>
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		<description><![CDATA[di Laura Guadalupi Nello stagno della crisi non siamo soli. Assieme agli italiani stanno annaspando nella melma delle difficoltà economiche ed occupazionali anche tutti quegli immigrati che nell’Italia vedevano un posto al sole dove poter vivere dignitosamente. Peccato che quel sole stia tramontando sulle loro teste e al pari di molti italiani un crescente numero [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_15747" class="wp-caption alignnone" style="width: 221px"><a href="http://www.mediapolitika.com/wordpress/wordpress/wp-content/uploads/2011/11/dossier-2011.jpg"><img class="size-medium wp-image-15747" title="dossier 2011" src="http://www.mediapolitika.com/wordpress/wordpress/wp-content/uploads/2011/11/dossier-2011-211x300.jpg" alt="" width="211" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">fonte: valigiedicartone.blogspot.com</p></div>
<p><strong>di Laura Guadalupi</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Nello stagno della crisi non siamo soli. Assieme agli italiani stanno annaspando nella melma delle difficoltà economiche ed occupazionali anche tutti quegli immigrati che nell’Italia vedevano un posto al sole dove poter vivere dignitosamente. Peccato che quel sole stia tramontando sulle loro teste e al pari di molti italiani un crescente numero di giovani immigrati sia intenzionato a volgere lo sguardo altrove, in cerca di un nuovo sole al di fuori dai confini nazionali.</p>
<p style="text-align: justify;">È questo uno dei dati contenuti nel <strong><a href="http://www.caritasitaliana.it/home_page/pubblicazioni/00002486_Dossier_Statistico_Immigrazione_Caritas_Migrantes_2011.html">Dossier Statistico Immigrazione 2011</a></strong>, il rapporto annuale che la Caritas Italiana pubblica dal 1991 insieme alla Fondazione Migrantes e alla Caritas diocesana di Roma.</p>
<p style="text-align: justify;">Eppure un modo per uscire dallo stagno c’è, ed è concentrato in una parola di sette lettere: insieme. <strong><em>Oltre la crisi, insieme</em></strong> è infatti la frase scelta per sintetizzare il significato del ventunesimo rapporto Caritas/Migrantes.</p>
<p style="text-align: justify;">I risultati delle indagini sullo stato dell’immigrazione in Italia sono accompagnati da prospettive per interpretare il fenomeno migratorio alla luce dello spirito cristiano e della storia del nostro Paese. Per la Caritas e la Fondazione Migrantes il cristiano autentico riconosce le migrazioni come “un segno dei tempi”, un’opportunità per superare la crisi e costruire il futuro senza dimenticare i propri trascorsi.</p>
<p style="text-align: justify;">Da paese di emigrazione qual è stata in passato, l’Italia è oggi un paese di immigrazione, con una presenza regolare di cittadini stranieri che al 31 dicembre 2010 si aggirava intorno ai <strong>5 milioni</strong>, pari a un’incidenza sulla popolazione residente del 7,5%. Ai regolari va poi sommata la stima di circa <strong>mezzo milione</strong> di persone in posizione irregolare.</p>
<p style="text-align: justify;">Cinque milioni di stranieri significa che il loro numero è incrementato di 50 volte rispetto al 1861, quando si contavano solo 88.639 unità per un&#8217;incidenza dello 0,4%. Il crescendo si è avuto in particolare nell’ultimo decennio, in cui anche gli <strong>indicatori sociali di inserimento</strong> si sono rafforzati, a dimostrazione che l’insediamento degli immigrati si fa sempre più stabile e strutturale, sebbene la crisi e il protrarsi dello stato di disoccupazione pregiudichino il rinnovo dei permessi di soggiorno costringendo molti non comunitari al rimpatrio o alla permanenza irregolare. Solo nell’ultimo anno sono scaduti senza essere stati rinnovati quasi 700mila permessi.</p>
<p style="text-align: justify;">Nonostante ciò, le famiglie con almeno un componente straniero sono già due milioni, le seconde generazioni hanno superato le 600mila unità, mentre sono quasi un milione i minori figli di immigrati, cifra che ogni anno aumenta di oltre 100mila presenze tra nati in Italia e figli ricongiunti.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli iscritti a scuola nell’anno scolastico 2010-2011 sono stati poco più di 700mila. Dato incoraggiante, se si considera che l’ambiente formativo è il luogo deputato a coltivare un’integrazione sociale che non può prescindere dall’<strong>apprendimento dell’italiano</strong>, strumento indispensabile per poter comunicare, interagire, affermarsi nel nostro paese. L’acquisizione dell’italiano L2 è indispensabile, tanto che il rilascio del permesso di soggiorno CE ai lungo soggiornanti è condizionato dal superamento di un test di lingua.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli immigrati, si legge nel dossier, mostrano un sincero interesse a sentirsi parte attiva del Paese, ad essere riconosciuti come nuovi cittadini. In effetti il loro apporto non soltanto non è più trascurabile, ma risulta addirittura determinante in diversi settori, che spaziano dalla <strong>demografia</strong> al <strong>lavoro</strong>, sia esso di tipo assistenziale, imprenditoriale o agricolo. Gli stranieri, la cui età media è di 32 anni, sono un rimedio al continuo processo di invecchiamento della popolazione italiana e il loro contributo incide positivamente tanto sull’equilibrio demografico, quanto sul sistema pensionistico, che si regge anche grazie agli oltre 7 miliardi annui di contribuiti pagati dagli immigrati.</p>
<p style="text-align: justify;">Nell’anniversario dei 150 anni dell’Unità d’Italia il rapporto Caritas/Migrantes auspica una politica migratoria che, memore del nostro passato di emigranti, adotti una prospettiva di <strong>integrazione</strong> che vada a sostituire l’inquadramento emergenziale del fenomeno migratorio.</p>
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		<title>MINORI, APPROVATA LA “CARTA DI ROMA” CONTRO GLI ABUSI ALL’INFANZIA</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Nov 2011 14:41:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>angiargiu1</dc:creator>
				<category><![CDATA[cultura & società]]></category>
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		<description><![CDATA[di Elena Angiargiu. Una nuova strategia d’intervento globale a tutela dei diritti fondamentali dell’infanzia. Questo l’obiettivo attorno al quale, il 3 novembre scorso, sono stati incentrati i lavori del Forum internazionale The World’s Children and the Abuse of Their Rights, promosso da SOS Il Telefono Azzurro Onlus e dall’International Centre for Missing &#38; Exploited Children [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">di <strong>Elena Angiargiu.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Una nuova strategia d’intervento globale a tutela dei diritti fondamentali dell’infanzia. Questo l’obiettivo attorno al quale, il 3 novembre scorso, sono stati incentrati i lavori del Forum internazionale <em>The World’s Children and the Abuse of Their Rights</em>, promosso da <a href="http://www.azzurro.it/index.php?act=news&amp;metatitle=Un_forum_per_fermare_la_violenza_sui_bambini&amp;id=8&amp;task=view&amp;idb=92&amp;area=150&amp;item=486">SOS Il Telefono Azzurro Onlus</a> e dall’International Centre for Missing &amp; Exploited Children (<a href="http://www.icmec.org/missingkids/servlet/NewsEventServlet?LanguageCountry=en_X1&amp;PageId=4575">ICMEC</a>) in collaborazione con l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù e la Mayo Clinic, sotto l’Alto Patronato della Presidenza della Repubblica.</p>
<p style="text-align: justify;">Rappresentanti di organizzazioni mondiali, esponenti delle istituzioni e della società civile hanno approvato la <strong>Carta di Roma</strong>, un documento operativo e condiviso per la tutela dell’infanzia che sarà adottato a livello internazionale da governi e autorità religiose. Tra le <a href="http://www.agenziaaise.it/italia/diritti-umani/97388-tutela-dei-minori-nasce-la-carta-di-roma-contro-gli-abusi.html">linee guida</a> del documento sottoscritto a Palazzo Madama, da segnalare il richiamo alla formazione del personale medico e di polizia per riconoscere tempestivamente gli abusi ed individuare le corrette terapie di supporto a favore dei minori vittime di abusi.</p>
<p style="text-align: justify;">A vent&#8217;anni dalla ratifica della <a href="http://www.minori.it/sites/default/files/Convenzione_ONU_20_novembre_1989.pdf">Convenzione sui diritti del Fanciullo</a>, la conferenza ha offerto l’opportunità di ribadire, ancora una volta, l’invito ad un impegno trasversale e costante per eliminare la piaga sociale degli abusi verso gli adolescenti, come hanno evidenziato le <a href="http://www.azzurro.it/index.php?act=news&amp;metatitle=Napolitano_e_Schifani_al_Forum_Internazionale&amp;id=8&amp;task=view&amp;idb=92&amp;area=150&amp;item=491">massime cariche dello Stato</a> Napolitano e Schifani nei loro interventi, cui ha fatto seguito <a href="http://www.azzurro.it/index.php?act=news&amp;metatitle=Un_appello_a_non_restare_indifferenti&amp;id=8&amp;task=view&amp;idb=92&amp;area=150&amp;item=490">l’appello dei promotori</a> dell’iniziativa a non restare indifferenti e a fermare la violenza.</p>
<p style="text-align: justify;">La lotta contro i reati nei confronti dei minori è stato il filo conduttore degli interventi dei ministri <a href="http://www.pariopportunita.gov.it/index.php/primo-piano/2107-al-forum-per-un-qmondo-a-misura-di-bambinoq">Carfagna</a> e <a href="http://www.giustizia.it/giustizia/it/mg_6_9.wp;jsessionid=98827FDA9DF6EF0FD6825B676B307985.ajpAL02?contentId=NOL683347">Nitto Palma</a>: “una priorità per tutti i Paesi Europei” a detta del Ministro per le Pari Opportunità, mentre il Ministro della Giustizia ha espresso pieno apprezzamento per la nuova <a href="http://www.europarl.europa.eu/it/headlines/content/20111014FCS29306/10/html/Pedofilia-il-Parlamento-dispone-sanzioni-pi%C3%B9-severe-per-abusi">direttiva Ue</a> contro la pedopornografia, gli abusi e lo sfruttamento sessuale dei bambini approvata recentemente dal Parlamento europeo, come “strumento fondamentale contro la pedofilia <em>online</em>”. Entrambi gli esponenti di Governo hanno sottolineato il ruolo di primo piano dell’Italia nella difesa dei diritti dei fanciulli e nella repressione dei reati contro i minori.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel corso della conferenza, inoltre, sono stati presentati gli ultimi dati sugli abusi e sullo sfruttamento sessuale dei minori, ma è stata anche richiamata l’attenzione sulle <a href="http://www.azzurro.it/materials/a6558f88bf9c7f60e4b6592272f0ead5/fck_files/file/Telefono%20Azzurro_Dossier%20Pedofilia_%202011.pdf">cifre allarmanti</a> relative ai minori scomparsi. Stando all’ultimo rapporto dell’ICMEC, illustrato dal suo presidente <a href="http://www.azzurro.it/materials/a6558f88bf9c7f60e4b6592272f0ead5/fck_files/file/Ac_67.pdf">Ernie Allen</a>, ogni anno scompaiono almeno 8 milioni di bambini e quasi 2 milioni sono vittime di sfruttamento sessuale. Ernesto Caffo, presidente di Telefono Azzurro, ha invece posto l’accento sulla necessità di trovare “modalità nuove con sistemi di allerta più efficaci” per fronteggiare il fenomeno dei minori scomparsi offrendo sostegno e appoggio alle loro famiglie.</p>
<p style="text-align: justify;">Le segnalazioni di bambini di cui si perdono le tracce crescono anche nel nostro Paese. Dal 2009 ad oggi, sono arrivate 235 segnalazioni di scomparsa, 153 di avvistamento e 50 di ritrovamento alla <a href="http://116-000.it/">linea telefonica</a> diretta per i minori scomparsi gestita dal ministero dell&#8217;Interno tramite l&#8217;associazione Telefono Azzurro. La maggior parte delle segnalazioni ha riguardato bambine e minori di età compresa tra zero e dieci anni.<strong> </strong>Altrettanto drammatici i dati sugli abusi: 191 segnalazioni, dal 2009 ad oggi, sono giunte a Telefono Azzurro e al 114 Emergenza Infanzia.</p>
<p style="text-align: justify;">Un serio campanello d’allarme è rappresentato dalle nuove tecnologie e dai potenziali pericoli della Rete: proliferano, infatti, i siti <em>web</em> contenenti materiale dannoso o potenzialmente pericoloso per i minori. Nell&#8217;ultimo biennio sono pervenute al Telefono Azzurro 5.768 segnalazioni: il 26% degli utenti ha rilevato come forma di abuso più frequente <em>online</em> la presenza di <a href="http://www.azzurro.it/materials/a6558f88bf9c7f60e4b6592272f0ead5/fck_files/file/Telefono%20Azzurro_Dossier%20Pedofilia_%202011.pdf">materiale pedopornografico</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">La sfida quotidiana consiste nel sensibilizzare maggiormente l’opinione pubblica mondiale sui temi dei diritti dell’infanzia e sulla prevenzione degli abusi con l’obiettivo di intervenire in particolare sul fronte normativo, dal momento che – come ha sottolineato il presidente dell’ICMEC – molti Stati non hanno ancora una legislazione sufficiente per combattere il fenomeno della pornografia infantile.</p>
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		<title>UN POETA PER L’ISOLA DI &#8220;SMERALDO&#8221;. MICHAEL D. HIGGINS E’ IL NUOVO PRESIDENTE DELL’IRLANDA</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Nov 2011 18:22:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Guadalupi</dc:creator>
				<category><![CDATA[giornalismo politico]]></category>
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		<category><![CDATA[Mary McAleese]]></category>
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		<category><![CDATA[The Saw Doctors]]></category>

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		<description><![CDATA[di Laura Guadalupi  Il Presidente che ci renderà orgogliosi. Questo lo slogan elettorale con cui  Michael D. Higgins è divenuto il nono Presidente della Repubblica d’Irlanda. Settant’anni, laburista, ex Ministro della Cultura. Higgins succede a quattordici anni di presidenza di Mary McAleese con una vittoria tanto schiacciante quanto inattesa. Oltre un milione di voti. Con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>di Laura Guadalupi</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong><em><a href="http://www.michaeldhiggins.ie/">Il Presidente che ci renderà orgogliosi</a></em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo lo slogan elettorale con cui  Michael D. Higgins è divenuto il nono Presidente della Repubblica d’Irlanda.</p>
<p style="text-align: justify;">Settant’anni, laburista, ex Ministro della Cultura. Higgins succede a quattordici anni di presidenza di Mary McAleese con una vittoria tanto schiacciante quanto inattesa.</p>
<p style="text-align: justify;">Oltre un milione di voti. Con un colpo di spugna sono stati spazzati via sondaggi e favoriti, primo fra tutti il candidato che fino a poche settimane prima era dato vincente: la star televisiva Sean Gallagher. L’indipendentista si è dovuto accontentare di arrivare secondo, così come si è aggiudicato solo il terzo posto Martin McGuinness, ex-comandante dell’Ira e attuale vice-primo ministro dell’Ulster.</p>
<p style="text-align: justify;">“Sarò il presidente di tutti”, <a href="http://www.irishtimes.com/newspaper/breaking/2011/1029/breaking2.html">ha dichiarato il neoeletto</a>, e il suo pensiero va anche a coloro che non hanno votato. Higgins afferma che si impegnerà al massimo per restituire la fiducia dei cittadini nelle istituzioni, e parla della necessità di rispondere in maniera collettiva, cooperativa e sostenibile ai problemi comuni del Paese, quali la disoccupazione e la crisi del mercato immobiliare.</p>
<p style="text-align: justify;">Nato a Limerick, laureato in Lettere e Filosofia, Higgins è anche sociologo e poeta, pacifista e difensore dei diritti umani. A dispetto dello stereotipo di un’Irlanda bigotta e conservatrice, il popolo dell’Isola di Smeraldo ha promosso a capo dello Stato un settantenne tutt’altro che convenzionale, sostenitore del divorzio e amante del rock. Non è un caso che il gruppo irlandese <strong><a href="http://sawdoctors.com/">The Saw Doctors</a></strong> gli abbia dedicato la canzone <em>Michalel D. rocking in the dàil</em> contenuta nell’album <em>Play It Again Sham!</em></p>
<p style="text-align: justify;">Da “uomo di principi” quale si è presentato in campagna elettorale, Higgins è conosciuto anche per essere un apprezzato documentarista e uno strenuo difensore della lingua irlandese, tanto che quando era ministro della Cultura ha fondato un nuovo <a href="http://www.guardian.co.uk/world/feedarticle/9920700">canale televisivo </a>per la promozione del gaelico.</p>
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		<title>MAFIA: ARRESTATO DOPO 18 ANNI IL BOSS GIOVANNI ARENA</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Nov 2011 15:18:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>varasano2</dc:creator>
				<category><![CDATA[cultura & società]]></category>
		<category><![CDATA[mafia]]></category>

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		<description><![CDATA[di Francesco Varasano Il latitante Giovanni Arena, è stato arrestato, nei giorni scorsi, dalla squadra mobile di Catania. Arena, 56 anni, è ritenuto un esponente di spicco di Cosa nostra e a capo dell&#8217;omonima famiglia mafiosa, legatissimo alla “famiglia”, era inserito nell&#8217;elenco del ministero dell&#8217;interno dei 30 latitanti più pericolosi d&#8217;Italia. Latitante da 18 anni: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_15695" class="wp-caption alignleft" style="width: 249px"><a href="http://www.mediapolitika.com/wordpress/wordpress/wp-content/uploads/2011/11/www.gds_.iT_.jpg"><img class="size-full wp-image-15695" title="www.gds.iT" src="http://www.mediapolitika.com/wordpress/wordpress/wp-content/uploads/2011/11/www.gds_.iT_.jpg" alt="" width="239" height="294" /></a><p class="wp-caption-text">http://www.gds.it</p></div>
<p><strong>di Francesco Varasano</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><a href="http://www.interno.it/mininterno/export/sites/default/it/sezioni/sala_stampa/notizie/polizia/Latitante_Arena_Giovanni.html">Il latitante Giovanni Arena, è stato arrestato</a>, nei giorni scorsi, dalla squadra mobile di Catania. Arena, 56 anni, è ritenuto un esponente di spicco di Cosa nostra e a capo dell&#8217;omonima famiglia mafiosa, legatissimo alla “famiglia”, era inserito <a href="http://www.interno.it/mininterno/export/sites/default/it/sezioni/ministero/dipartimenti/dip_pubblica_sicurezza/direzione_centrale_della_polizia_criminale/scheda_16056.html">nell&#8217;elenco del ministero dell&#8217;interno dei 30 latitanti più pericolosi d&#8217;Italia</a>. Latitante da 18 anni: da quando nel 1993 riuscì a sfuggire alla cattura durante l&#8217;operazione denominata “Orsa Maggiore”, contro la cosca Santapaola. Giovanni Arena è stato condannato in contumacia all&#8217;ergastolo il 28 maggio del 2003 nel processo “Orione 5”, per l&#8217;uccisione di Maurizio Romeo, esponente della cosca dei Ferrera noti anche come “Cavaduzzu”, omicidio avvenuto il 31 ottobre del 1989 ad  Aci Castello. Arena, come riportato anche <a href="http://www.tg1.rai.it/dl/tg1/2010/articoli/ContentItem-e779fb1a-76a2-408b-a8df-98927649c40b.html?refresh_ce">dal sito del Tg1</a>, è stato anche accusato, ma in seguito prosciolto, di avere avuto un ruolo nell&#8217;attentato che il 18 gennaio del 1990 distrusse la Standa nella centralissima via Etnea a Catania, giorno in cui arrivò la commissione antimafia in città. Tra le altre accuse, Arena era anche ricercato per associazione mafiosa, detenzione di armi e spaccio. Il blitz è scattato in un appartamento del rione Librino: alle 2 di notte gli uomini della sezione Catturandi della squadra mobile hanno fatto irruzione. Arena, secondo quanto si è appreso, era nascosto in una sorta di cassapanca all&#8217;interno di un armadio ed aveva con sé una pistola calibro 9  con il colpo in canna ma che non ha utilizzato. </span></p>
<p><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">Al momento della cattura il boss, come riportato anche <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/26/mafia-arrestato-a-catania-il-boss-giovanni-arena-era-latitante-da-18-anni/166425/">dal sito de ilfattoquotidiano</a>, ha detto: </span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><em>&#8220;Questa volta siete stati bravi… da vent’anni sono in questa casa…&#8221;. </em></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">La sua famiglia, secondo l&#8217;accusa, avrebbe adesso una gestione &#8216;autonoma&#8217;, con il controllo del mercato dello spaccio di stupefacenti nel rione librino, e in particolare del famigerato &#8220;palazzo di cemento&#8221; dello stesso quartiere che produrrebbe, come sottolineato dalla polizia più volte, un vertiginoso giro d&#8217;affari illecito. Infatti in passato sono finiti in manette, <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/26/mafia-arrestato-a-catania-il-boss-giovanni-arena-era-latitante-da-18-anni/166425/">come riporta il sito de ilfattoquotidiano</a>, anche la moglie, Loredana Agata Avitabile, 55 anni considerata la “zarina” del “palazzo di cemento&#8221; di Catania, ritenuto uno dei principali centri dello spaccio di droga, e quattro dei suoi figli Maurizio, Agatino Assunto, Antonino e Massimiliano con altri capi d&#8217;imputazione.</span></p>
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		<title>SEQUESTRO ROSSELLA URRO: IMPORTANTE NON DIMENTICARE</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Nov 2011 15:10:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ferri1</dc:creator>
				<category><![CDATA[comunicazione politica e istituzionale]]></category>
		<category><![CDATA[Al Qaeda]]></category>
		<category><![CDATA[rapimento]]></category>
		<category><![CDATA[Rossella Urru]]></category>

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		<description><![CDATA[di Sabrina Ferri &#8220;L&#8217;attenzione su Rossella deve rimanere costante. Nei Tg, giornali, media, non se ne parla, nelle bacheche non si vede. Rossella è una di noi, sequestrata per avere deciso di dare il miglior senso possibile alla propria vita. Noi possiamo fare pressione perché la sua visibilità sia sempre al massimo&#8221;. Questo è soltanto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_15693" class="wp-caption alignleft" style="width: 290px"><a href="http://www.mediapolitika.com/wordpress/wordpress/wp-content/uploads/2011/10/http-_www.lettera43.it_.jpg"><img class="size-full wp-image-15693" title="http-_www.lettera43.it" src="http://www.mediapolitika.com/wordpress/wordpress/wp-content/uploads/2011/10/http-_www.lettera43.it_.jpg" alt="" width="280" height="281" /></a><p class="wp-caption-text">www.lettera43.it</p></div>
<p><strong>di Sabrina Ferri</strong></p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;L&#8217;attenzione su Rossella deve rimanere costante. Nei Tg, giornali, media, non se ne parla, nelle bacheche non si vede. Rossella è una di noi, sequestrata per avere deciso di dare il miglior senso possibile alla propria vita. Noi possiamo fare pressione perché la sua visibilità sia sempre al massimo&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo è soltanto uno dei toccanti messaggi pubblicati nel gruppo Facebook &#8220;Liberate Rossella Urru&#8221; e che rammenta quanto troppo spesso i casi di sequestri di persona all&#8217;estero siano facilmente passabili in secondo piano, soppiantati dalle cronache politiche, eclissati dai media, dimenticati o addirittura ignorati dall&#8217;opinione pubblica.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche i familiari di <strong>Rossella</strong> hanno voluto ribadire, come scritto nel sito <a href="http://www.ilrestodelcarlino.it/ravenna/cronaca/2011/10/25/607020-rossella_urru.shtml">Cronaca Live</a>, quanto sia importante &#8220;tenere viva l&#8217;attenzione&#8221; per non lasciare che questi casi, dopo la diffusione della notizia, possano finire nel &#8220;dimenticatoio&#8221;.   Eppure, a guardare le foto di Rossella Urru, <strong>rapita assieme a due volontari spagnoli tra il 22 e il 23 ottobre scorso nel campo profughi di Tindouf</strong>, nel sud dell&#8217;Algeria, sembrerebbe difficile poter dimenticare il suo volto. Occhi scuri e profondi, uno sguardo carico di umanità.</p>
<p style="text-align: justify;">Rossella, originaria di Oristano, non è soltanto una 29enne cooperante del Comitato Italiano per lo Sviluppo dei Popoli (Cisp), ong che dall&#8217;85 opera nei campi profughi algerini. Rossella è molto di più. È un tornado di emozioni e di energia, appassionata del suo lavoro e fortemente dedita alla solidarietà.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Si occupava di rifornimenti alimentari per i campi, controllava ciò che arrivava, predisponeva la distribuzione e aveva sempre un occhio vigile alle necessità di donne e bambini. La qualità che tutti le riconoscono è la grande competenza. Aveva a che fare con medici, con cooperatori, ma anche con esponenti politici e ministri. Era un vero punto di riferimento&#8221; <a href="http://www.ilrestodelcarlino.it/ravenna/cronaca/2011/10/25/607020-rossella_urru.shtml">racconta</a> Salvatore Ricca Rosellini, presidente dell’Associazione forlivese per le Malattie del fegato onlus.</p>
<p style="text-align: justify;">Intanto nei giorni scorsi, secondo quanto sancito dal sito dell&#8217;<a href="http://www.ilrestodelcarlino.it/ravenna/cronaca/2011/10/25/607020-rossella_urru.shtml">Agi</a>, sarebbe giunta la notizia che Rossella e i colleghi spagnoli, tenuti nelle mani di Al Qaeda nel Maghreb Islamico, <strong>sarebbero vivi e in buone condizioni di salute </strong>mentre quattro persone sospettate di avere legami con la formazione terrorista, ritenuta responsabile del sequestro di Rossella Urru e degli altri due volontari spagnoli, sarebbero state arrestate dai servizi di sicurezza dell&#8217;esercito algerino.</p>
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		<title>PRIMAVERA ARABA: QUELLO CHE FACEBOOK NON AVEVA PREVISTO</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Nov 2011 15:03:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>desantis1</dc:creator>
				<category><![CDATA[comunicazione politica e istituzionale]]></category>
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		<description><![CDATA[di Emiliana De Santis La quiete dopo la tempesta, le prove di democrazia dopo la grande rivolta. Ammesso e non concesso che la tempesta sia finita. Lo scorso 23 ottobre, con un rinvio di tre mesi rispetto al calendario fissato, i tunisini si sono recati alle urne con un percentuale che ha superato ogni aspettativa: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_15690" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.mediapolitika.com/wordpress/wordpress/wp-content/uploads/2011/11/www.static.euronews.net_.jpg"><img class="size-medium wp-image-15690" title="www.static.euronews.net" src="http://www.mediapolitika.com/wordpress/wordpress/wp-content/uploads/2011/11/www.static.euronews.net_-300x168.jpg" alt="" width="300" height="168" /></a><p class="wp-caption-text">www.static.euronews.net</p></div>
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<p style="text-align: justify;"><strong>di Emiliana De Santis</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La quiete dopo la tempesta, le prove di democrazia dopo la grande rivolta. Ammesso e non concesso che la tempesta sia finita. <strong>Lo scorso 23 ottobre</strong>, con un rinvio di tre mesi rispetto al calendario fissato, <strong>i tunisini si sono recati alle urne con un percentuale che ha superato ogni aspettativa: ben il 90% degli aventi diritto al voto</strong>, ha fatto la fila in maniera paziente e pacifica per esprimere una preferenza sui partiti che andranno a comporre l’Assemblea Costituente del piccolo paese maghrebino. A seguito delle proteste di gennaio e della cacciata del dittatore <strong>Zin el-Abidin Ben Al</strong>ì infatti, la Costituzione del 1959 è stata sospesa e l’Assemblea eletta dovrà redigerne una nuova entro un anno. Ma la vera battaglia è solo all’inizio. In questo momento, essendo difficile tracciare un bilancio dei movimenti che stanno montando in tutta l’area e propagandosi come un’onda dal Vicino e Medio Oriente fino all’Iran, la Tunisia è una sorta di fucina, di laboratorio delle idee, in cui testare l’effettiva capacità di questi Paesi di raggiungere la stabilità, dotandosi di un Governo che riesca a far pulsare contemporaneamente le tante anime dei cittadini che la abitano. Tanti sono i miti da sfatare.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Iniziamo con il primo</strong>. Da Rabat fino a Teheran, non tutta la popolazione che abita quest’area è araba; gli iraniani sono infatti persiani, non arabi, e il Regime degli Ayatollah è seguace di un Islam sciita in pieno e aperto contrasto con il predominio sunnita dell’Arabia Saudita. Sono questi due stati i veri pivot della contesa geopolitica attualmente in atto nell’<em>heartland </em>mondiale, una contesa che vede fronteggiarsi tre questioni strategiche per il futuro del globo: il destino dei luoghi sacri musulmani, La Mecca su tutte, l’approvvigionamento energetico che transita per il 40 percento dal Golfo Persico, e la corsa al nucleare, in via di arresto in Europa e negli Stati Uniti ma fermo cavallo di battaglia di Israele (che lo fa ma non lo dice), dell’Iran (che lo fa e lo dice) e della Siria (che sbandiera eventuali programmi ma non li attua).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Passiamo al secondo</strong>. Islam non fa equazione con terrorismo ed eleggere un partito di ispirazione islamica non implica per forza una deriva verso regimi teocratici come quello di Teheran. Il Marocco di Re Mohammed VI e, più ancora, la Turchia di Erdogan, sono esempi di una politica che usa la retorica musulmana e religiosa – come faceva il laicissimo Ataturk – quale collante nazionale e linguaggio di base per essere capita dalla maggioranza delle persone. Tralasciando il discorso sul neo-ottomanesimo di Ankara, la Turchia ci sta dimostrando come un Paese possa essere islamico e moderato, legato alla fede ma perfettamente consapevole che la politica nulla ha a che vedere con essa. In questo concetto, spesso sfuggente, sta il cuore dell’errore dei regimi appena rovesciati in Tunisia, Egitto e Libia: barcamenarsi tra due spauracchi, le potenze coloniali occidentali e l’Islam radicale, di cui le autocrazie militari della regione si sono presentate come strenue avversarie per giustificare la repressione delle libertà più elementari. Ed è per lo stesso motivo che il voto tunisino ha suscitato un così grande clamore. La maggioranza delle preferenze è andata a Ennadha, <em>Rinascita</em>, di Rached Gannouchi, formazione di ispirazione islamista. Fomentate dallo strabismo deformante delle lenti etnocentriche, le cancellerie occidentali tremano, i commentatori più radicali si sono spinti oltre i confini delle ipotesi e già intravedono nella Tunisia un nuovo Iran, citando come esempio i disordini che da qualche giorno agitano Sidi Bou ‘zid, cittadina da cui è iniziata la rivolta contro Ben Alì.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma le contestazioni, pur giuste, dei sostenitori di Pétition Populaire (PP), partito cancellato dalle sei circoscrizioni in cui aveva stravinto e ritiratosi dalla Costituente, non cambiano il risultato. La ricerca della stabilità richiede tempo, richiede dibattito, non sempre pacifico; c’è un percorso di metabolizzazione che non può avvenire dall’oggi al domani. Ennadha avrebbe vinto comunque perché, a differenza di PP, è composta da esponenti non legati al vecchio regime. Certo, è finanziata dall’Arabia Saudita e dalla Fratellanza Musulmana, ma non è detto che questo sia un male; la formazione di Gannouchi ha una ramificazione straordinaria nella società civile. In un certo senso fa quello che la Democrazia Cristiana e le associazioni cattoliche fecero in Italia tra gli anni ‘50 e ’60, ovvero educare, prendersi cura e sostenere i cittadini in maniera diffusa e capillare la dove lo Stato è assente. Però dell’Islam si ha sempre più paura, perché il musulmano, nel linguaggio comune, è il nemico, è l’altro, il barbaro d’oriente. Un retaggio di millenni di storia e di un 11 settembre che non ci abbandonerà mai.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ultimo mito</strong>. Facebook ha sostenuto le rivolte ma non è il <em>deus ex machina</em> delle rivolte.  Queste erano in nuce già dai primi anni del nuovo Millennio in formazioni come la egiziana Kifaya. Ciò che mancava era il catalizzatore, l’anello di congiunzione tra l’idea di rivoluzione e le persone che la mettono in pratica, il ponte per la condivisione. D’altronde, in una società che su 300 milioni di individui ne conta più della metà sotto i 25 anni, disoccupati ma istruiti, cresciuti all’ombra del web 2.0, qualcosa avremmo pure dovuto aspettarcelo. A Nord del Mediterraneo, invece, la rivoluzione non era stata prevista. Ciò che abbiamo sottovalutato è stata la rapidità di movimento delle masse, favorita appunto dai social media. Insieme a Youtube, a Google e ad Al-Jazeera, più ancora che Twitter (usato soprattutto per comunicare con i media stranieri), Facebook ha dato vita allo spazio multimediale in cui l’opinione pubblica panaraba ha potuto propagarsi senza restrizioni. L’invenzione di Mark Zuckemberg è stata per la Primavera Araba un contenitore, la piattaforma gratuita su cui scambiare le informazioni, organizzare gli eventi e pianificare gli incontri. Il tam tam dei post e dei gruppi ha permesso la circolazione delle immagini e dei video delle Piazze immessi su Youtube da giovani studenti e girati con semplici telefonini. Il tutto mentre Google istituiva dei numeri di telefono tramite cui twittare in voce impressioni, commenti e fatti, poi inseriti nella rete. Senza contare il ruolo svolto da Al-Jazeera, coadiuvante e coadiuvata dalle rivolte, <em>newsmaker</em> attento a coprire i fatti ma, soprattutto, il crescendo di emozioni suscitate dalla <em>tawra</em>, rivoluzione, e dall’<em>Intifada. </em></p>
<p style="text-align: justify;">L’emittente del Qatar, che festeggia in questi giorni il suo quindicesimo compleanno, è tornata alle origini grazie ai giovani arabi, ridefinendo il proprio ruolo e ritrovando un’identità smarrita dopo l’11 settembre. Se Facebook è stato l’infrastruttura organizzativa, Al-Jazeera ha messo in campo un giornalismo multipiattaforma, partecipativo, integrato con i social media. Tramite inviati e anchorman esperti, ha seguito ogni giorno l’evolversi dei fatti su Internet e ne ha fatto notizia da comunicare all’interno, tramite il canale in lingua araba, e all’esterno, attraverso il canale all news in inglese. Universi finalmente in accordo dopo anni di reciproca diffidenza. Aiutata dalla banda larga e dai finanziamenti dell’Emiro, <em>AJ</em> ha messo in campo un’ accurata politica manageriale che punta a sbarcare nel mercato statunitense, applicando alle informazioni la modalità “Guerra di Gaza” (2009): parlare la stessa lingua dei giovani e sostenere la mobilitazione, divulgando le immagini dalle piazze arabe al resto del mondo. In pieno e aperto contrasto con le televisioni di stato, strumento di propaganda dei dittatori, portavoce asservito del potere di turno e ormai in discredito presso una popolazione che beneficia dell’accessibilità e della semplicità di Internet.</p>
<p style="text-align: justify;">Se una rivoluzione vera c’è stata, non è stata soltanto politica. Nel vasto orizzonte dei mass media, abbiamo assistito al rovesciamento delle priorità, all’inizio del declino della televisione in favore dei mezzi in grado di interagire su più livelli nello stesso momento. <em>Mubarak muore e sale in cielo. Gli vanno incontro Nasser e Sadat e gli fanno: “Allora, caffè avvelenato o pedana?<a href="/Users/UfficioStampa/Downloads/22%20-%20Primavera%20Araba.%20Quello%20che%20Facebook%20non%20aveva%20previsto.docx#_ftn1"><strong>[1]</strong></a>”. E Mubarak risponde: “Facebook”<strong> </strong></em></p>
<hr style="text-align: justify;" size="1" />
<p style="text-align: justify;"><a href="/Users/UfficioStampa/Downloads/22%20-%20Primavera%20Araba.%20Quello%20che%20Facebook%20non%20aveva%20previsto.docx#_ftnref1">[1]</a> La vulgata araba vuole che Nasser sia stato assassinato con un caffè avvelenato; mentre, per quanto concerne la pedana, si fa riferimento all’uccisione di Sadat mentre teneva il discorso celebrativo per la vittoria nella guerra di Ottobre</p>
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		<title>BATTUTE AL VELENO E SATIRA POLITICA: IL RITORNO DE &#8220;IL MALE&#8221; FIRMATO VAURO E VINCINO</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Nov 2011 13:31:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>varasano1</dc:creator>
				<category><![CDATA[cultura & società]]></category>
		<category><![CDATA[25 locomotive assassinate]]></category>
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		<description><![CDATA[di Lucia Grazia Varasano Fu Pino Zac &#8211; nome d’arte di Giuseppe Zaccaria &#8211; a dare inizio nel 1977 alla feroce avventura de Il Male, sulle orme della tradizione satirica francese de Le Canard enchaîné, assieme ad una manciata di coraggiosi disegnatori. Una delle più importanti riviste satiriche italiane, ebbe una vita breve e brillante [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Lucia Grazia Varasano</strong></p>
<p>Fu Pino Zac &#8211; nome d’arte di Giuseppe Zaccaria &#8211; a dare inizio nel 1977 alla feroce avventura de <em>Il Male</em>, sulle orme della tradizione satirica francese de <em>Le Canard enchaîné</em>, assieme ad una manciata di coraggiosi disegnatori. Una delle più importanti riviste satiriche italiane, ebbe una vita breve e brillante segnata da vignette, giochi di parole, articoli che oggi sarebbero impubblicabili, sequestri e processi come quello che portò uno dei direttori, Calogero Venezia (detto Lillascu), a <a href="http://www.peacelink.it/casablanca/a/24176.html">scontare</a> due anni e sei mesi senza condizionale per vilipendio a capo di stato straniero e alla religione di stato.</p>
<p>Un ritorno, quello de &#8220;Il Male&#8221; non proprio in punta di piedi, come lasciava presagire il piano promozionale escatologico lanciato nel 2010, quando Vauro e Vincino invocavano la riesumazione della rivista satirica girando tra le strade di Roma truccati da morti viventi. Sono loro a ricoprire i ruoli di direttore e di editorialista, quest&#8217;ultimo assieme a Francesco Aliberti e Cinzia Monteverdi (azionisti del<em> </em><em>Fatto Quotidiano</em>). E poi ci sono i vecchi amici da Lillascu, ancora una volta direttore responsabile, Roberto Perini, Jacopo Fo e un manipolo di giovani talentuosi.</p>
<p>Pagine e pagine di cattivissima satira tornano a far danni ricalcando la scena delle nostre edicole. Tornano i racconti a puntate divertenti, tanto cattivi quanto irreali con politici reali di destra e sinistra, &#8220;Berlusconi che progettava la prima bomba atomica italiana assieme a Gheddafi nel laboratorio segreto di Villa Certosa&#8221;, prima di ritrovarsi in guerra con la Libia per uno strano scherzo del destino ed i pronti e impreparati &#8220;compagni e amici del Pd, Idv e Sel&#8221; con a capo Bersani che incita all&#8217;ora X del riscatto politico, rinviata di una settimana a causa della mancanza di una linea d&#8217;azione comune. E poi c&#8217;è Pierferdinando Casini, il &#8220;fucilato della settimana&#8221; e la pagina dedicata al capo dello Stato, Giorgio Napolitano: &#8220;grazie al cazzo Presidente&#8221;. E tra colori, penne e pennelli, sfilano le Olgettine, in realtà delle plurilaureate che &#8220;conoscono la meccanica quantistica come le loro tasche ma &#8211; per via del Bunga Bunga, il programma segreto di cui hanno preso parte e che punta alla realizzazione del primo reattore nucleare italiano a scopo militare &#8211; hanno dovuto nascondere la loro reale identità facendosi passare per escort e soubrette della televisione&#8221;. Non mancano le campagne sociali, come: &#8220;Adotta una mignotta&#8221; e l&#8217;allarme terrorismo delle brigate di Confindustria.</p>
<p>Una pagina sulla libertà d&#8217;espressione è dedicata ad Ali Farzat, uno tra i più noti disegnatori siriani a cui hanno spezzato le mani a causa delle sue vignette che attaccano il regime di Assad. Vi sono poi le inchieste come quella sulle &#8220;25 Locomotive assassinate&#8221;, costruite 20 anni fa e mai utilizzate, perchè progettate per essere alimentate a corrente alternata monofase a 25 Kv e mai utilizzate in quanto la linea ferroviaria italiana era, e lo è ancora, elettrificata a 3 Kv in corrente continua. Ora giacciono a Foligno in attesa di essere rottamate, uno spreco di 82 milioni di euro. E poi ancora lo sfottò alla Padania con le puntate sulle &#8220;autointercettazioni: come prepararsi alla secessione con la cartina alla mano&#8221;, il tutto visibile sul <a href="http://www.youtube.com/user/ILMALEvauroevincino">canale</a> youtube.</p>
<p>Rispuntano le versioni rivedute e corrette di noti inserti pubblicitari, come Arbre Magique che diventa &#8220;&#8221;Arbre catholique&#8221; con lo slogan: &#8220;purificate l&#8217;aria&#8221;. Mancano invece le prime pagine fasulle dei quotidiani più importanti che tanto divertirono quanto destarono scompiglio fra i lettori, tra cui ricordiamo la celeberrima notizia riportata su falsi di <em>Paese Sera</em>, <em>Il Giorno</em> e <em>La Stampa</em>: <a href="http://www.ugotognazzi.com/brigate_rosse.htm">&#8220;Arrestato Ugo Tognazzi, è il capo delle Brigate Rosse&#8221;.</a></p>
<p>Tra i riesumati del <em>Male</em>, mancano coloro che hanno dato un apporto fondamentale alla rivista, tra cui Vincenzo Sparagna, ex direttore che abbandonò il giornale nel 1980, anno in cui fondò il mensile <em>Frigidaire</em>. Due anni dopo <em>Il Male</em> si estinse. Adesso che la meteora aspira a riprendersi l’aggettivo di astro rinascente, rischia di vedersi rubata la scena dall’offensiva di Sparagna che lancia <em>Il nuovo Male</em> inserendolo come supplemento indipendente a <em>Frigidaire</em>.</p>
<p>Sulle pagine di <a href="http://www.frigolandia.eu/?q=node/207">frigolandia</a> Sparagna marca le distinzioni tra i due <em>Mali</em> e definendo quello di Vauro e Vincino come “una penosa furbata editoriale dalle nuove star della satira da salotto televisivo e &#8211; continua &#8211; che usano il marchio male per accreditarsi”. Vauro a <em>Il Fatto Quotidiano</em> <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/03/in-edicola-la-lotta-del-male-contro-il-male-battute-al-veleno-per-un-doppio-ritorno/161661/">replica</a> così: “Sparagna si lamenta perché non lo abbiamo coinvolto? Non capisco. Della vecchia redazione mancano in tanti. Non ci sono, per esempio, quelli che sono morti. Non ci sono i morti. E non c’è Sparagna”.</p>
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		<title>ROMA, SAN PAOLO: FINE DELL’OCCUPAZIONE DELL’EX DEPOSITO ATAC</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Nov 2011 16:54:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nacucchi1</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Vincenza Nacucchi È stato sgomberato ieri nelle prime ore della mattina l’ex deposito Atac di via Alessandro Severo, nel quartiere San Paolo di Roma. All’interno del deposito vivevano abusivamente 18 nuclei misti, fra cui singoli e coppie con bambini. Si tratta di una trentina di persone, immigrati e famiglie disagiate, ma anche tanti ragazzi, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.mediapolitika.com/wordpress/wordpress/wp-content/uploads/2011/11/DSCF4136.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-15674" title="DSCF4136" src="http://www.mediapolitika.com/wordpress/wordpress/wp-content/uploads/2011/11/DSCF4136-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p>di Vincenza Nacucchi</p>
<p>È stato sgomberato ieri nelle prime ore della mattina l’ex deposito Atac di via Alessandro Severo, nel quartiere San Paolo di Roma. All’interno del deposito vivevano abusivamente 18 nuclei misti, fra cui singoli e coppie con bambini. Si tratta di una trentina di persone, immigrati e famiglie disagiate, ma anche tanti ragazzi, fuori sede e romani, che non possono permettersi di pagare degli affitti spropositati.</p>
<p>Gli occupanti sono stati prelevati dalla polizia, che ha subito proceduto con l’identificazione e la denuncia all’Autorità Giudiziaria.</p>
<p>L’occupazione era iniziata lo scorso 20 giugno, in forma di protesta contro la svendita del patrimonio pubblico romano. L’iniziativa, coordinata dai tre movimenti di lotta per la casa Action, Coordinamento cittadino di lotta per la casa e Blocco Precario Metropolitano, raccolti sotto la sigla “Roma bene comune”, è nata per dare una sistemazione a persone senza casa e per opporsi alla delibera 35/2011 del Comune di Roma per la riqualificazione dei depositi ceduti da Roma Patrimonio a Atac spa.</p>
<p>Con questa delibera è stata data la possibilità all’Atac, attraverso la riappropriazione di 15 depositi dismessi e la prevedibile vendita ai privati, di coprire gran parte dei debiti contratti negli ultimi anni a causa delle assunzioni di Parentopoli.</p>
<p>L’opposizione a questa delibera è nata sia da alcuni partiti politici (Pd e Sel) sia dai movimenti del diritto all’abitare che hanno intrapreso una battaglia per difendere il patrimonio di Roma. Anche il Presidente del Municipio Roma XI, Andrea Catarci, aveva criticato l’operato della Giunta Alemanno. In un comunicato stampa, Catarci denuncia come da una discussione, avviata nel 2007, tra Atac, Municipio XI e Comune di Roma sulla riqualificazione sostenibile della zona, dopo anni di silenzio si è passati alla svendita di immobili inutilizzati per fare cassa, senza prima stabilirne la destinazione d’uso e senza una discussione preliminare che coinvolgesse il Municipio e soprattutto i cittadini.</p>
<p>Fabrizio, 28 anni, uno degli attivisti che ha partecipato all’occupazione, ha raccontato a Mediapolitika come si è svolta la loro iniziativa. La protesta era nata per portare avanti la questione della valorizzazione dei beni comuni e le iniziative intraprese in questo senso sono state numerose. In più occasioni è stato aperto lo spazio al pubblico. Il deposito, di circa 18mila metri quadri, si è prestato a giornate di concerti ma anche ad altre attività culturali in collaborazione con l’Università Roma Tre, come la mostra “Possibili trasformazioni” con progetti elaborati dagli studenti della facoltà di Architettura. In programma c’erano tante altre iniziative, come la costruzione di un campo da basket, di una palestra popolare e di un teatro aperti alla cittadinanza.</p>
<p>L’intento era restituire uno spazio pubblico alla comunità, ma dopo lo sgombero ci si domanda quale possa essere il futuro della struttura e soprattutto se ci sarà ancora la possibilità per i cittadini di partecipare attivamente alla vita del loro quartiere.</p>
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		<title>DA ALEMANNO A LOTITO: TUTTI CE L’HANNO CON REPUBBLICA</title>
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		<pubDate>Mon, 31 Oct 2011 19:41:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>damico1</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Roberto D&#8217;Amico Settimana non facile, quella appena conclusa, per il quotidiano La Repubblica. Difficile da digerire, oltre che da capire, il vedersi cacciare dalla conferenza stampa della S.S. Lazio un proprio giornalista per una domanda ritenuta “impertinente” dal presidente Lotito. Ancor più difficile è vedersi additati dal Sindaco di Roma Gianni Alemanno come giornale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Roberto D&#8217;Amico</p>
<p>Settimana non facile, quella appena conclusa, per il quotidiano La Repubblica. Difficile da digerire, oltre che da capire, il vedersi cacciare dalla conferenza stampa della S.S. Lazio un proprio giornalista per una domanda ritenuta “impertinente” dal presidente Lotito. Ancor più difficile è vedersi additati dal Sindaco di Roma Gianni Alemanno come giornale “di parte”, portatore di “menzogne” e per questo motivo tagliato fuori dai contatti istituzionale tra il Campidoglio e i mass media. Andiamo però per ordine.</p>
<p><strong>LOTITO VS ABBATE</strong> &#8211; Durante una conferenza stampa al centro sportivo di Formello, il presidente della Lazio, Claudio Lotito, ha reagito alla domanda di Alberto Abbate, giornalista, collaboratore di Repubblica, inveendo nei suoi confronti, rivolgendogli frasi minacciose e facendolo accompagnare fuori dagli addetti alla sicurezza della squadra. Il motivo di tale reazione? Una semplice domanda sul bilancio biancazzurro ed in particolare a proposito delle sponsorizzazioni procurate dalla B&amp;G Consulting. Il patron della Lazio si è subito infervorato, additando Abbate come “provocatore” e urlandogli: “Lei non sa neanche cosa sia un bilancio. Lei non sa leggere. Deve andare fuori di qui e a Formello non entrerà mai più. È un maleducato. Dimentica che qui lei è un ospite. I giornali devono mandare dei professionisti, mandatelo fuori!”.<br />
Repubblica ha subito commentato, dopo aver ricevuto la solidarietà degli altri mezzi di informazione, dell’OdG e dell’USSI: “Non si può sminuire l&#8217;assoluta gravità dell&#8217;accaduto e del comportamento altamente lesivo del presidente nei confronti non solo di Abbate, ma di chiunque cerchi solo di fare il proprio lavoro. Cioè porre domande”. Problemi risolti per il giornale? Neanche morti</p>
<p><strong>ALEMANNO VS REPUBBLICA</strong> – Dopo il nubifragio che ha messo in ginocchio la città, dopo aver visto buona parte delle strade di Roma nord bloccate e intasate per ore a causa dell’inaugurazione di un supermercato di elettrodomestici, e soprattutto dopo aver ricevuto critiche per la gestione dei disordini del 15 ottobre, il Sindaco di Roma, Gianni Alemanno, ha deciso di “tagliare i ponti” con l’organo d’informazione che più di tutti l’ha infastidito. Indovinate quale? Ma sempre Repubblica. L’annuncio della “guerra fredda” è arrivato attraverso un videomessaggio caricato sul blog del Primo Cittadino, nel quale finiscono nel mirino tutti i giornalisti della cronaca di Roma. Poi su Facebook arriva l’attacco personale al giornalista Giuseppe Cerasa, responsabile della cronaca di Roma. Il Sindaco definisce “di incredibile violenza e volgarità” il suo commento sulle recenti gravi emergenze che si sono registrate nella capitale. Anche in questo caso arriva secca la risposta del quotidiano che ribadisce con forza, nonostante tutto, di voler continuare a raccontare con rigore e laicità tutto ciò che accade a Roma.</p>
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		<title>LETTERA DI BERLUSCONI A BRUXELLES: PENSIONI A 67 ANNI, LICENZIAMENTI E MOBILITA’ OBBLIGATORIA</title>
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		<pubDate>Mon, 31 Oct 2011 19:18:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>verdini1</dc:creator>
				<category><![CDATA[giornalismo politico]]></category>
		<category><![CDATA[articolo 18]]></category>
		<category><![CDATA[berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[Bruxelles]]></category>
		<category><![CDATA[licenziamenti]]></category>
		<category><![CDATA[pensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[  di Valentina Verdini Comincia con un “Caro Herman, caro Josè Manuel”, rispettivamente i presidenti del Consiglio e della Commissione dell’Unione Europea, la lettera inviata dal governo italiano a Bruxelles il 26 ottobre. La firma è quella del presidente del consiglio Silvio Berlusconi che congeda i destinatari con “un forte abbraccio, Silvio”. La missiva lungi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>di Valentina Verdini</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Comincia con un <em>“Caro Herman, caro Josè Manuel”, </em>rispettivamente i presidenti del Consiglio e della Commissione dell’Unione Europea, la lettera inviata dal governo italiano a Bruxelles il 26 ottobre. La firma è quella del presidente del consiglio Silvio Berlusconi che congeda i destinatari con <em>“un forte abbraccio, Silvio”.</em> La missiva lungi dall’essere uno scambio epistolare tra vecchi amici, si veste di ufficialità per le motivazioni che spingono il premier a scrivere alle principali personalità dell’Unione Europea.</p>
<p style="text-align: justify;">La lettera infatti, accompagna un documento ufficiale di 15 pagine contenente le misure che il governo italiano “intende adottare per una finanza pubblica sostenibile e per creare condizioni strutturali favorevoli alla crescita”. Bruxelles sembra aver accolto positivamente il piano che dovrebbe attuarsi nei prossimi mesi. Da tempo l’Unione Europea chiedeva che l’Italia mettesse in campo adeguate politiche volte a contenere i rischi di una <em>Grecia bis</em>. A preoccupare i paesi d’oltralpe, in particolare Francia e Germania, non sono soltanto gli indici di borsa o lo spread Btp-Bund ma anche la debolezza di un governo che frequentemente è chiamato a fare i conti con i numeri della maggioranza.</p>
<p style="text-align: justify;">La lettera di Berlusconi era perciò un atto dovuto, un gesto per tranquillizzare gli animi del Sarkozy e della Merkel di turno. Se però il documento sembra guadagnare la fiducia dell’Europa che auspica ad una pronta realizzazione, in Italia quelle stesse 15 pagine suscitano preoccupazioni tra l’opposizione e le parti sociali.</p>
<p style="text-align: justify;">Uno tra i punti più discussi riguarda quello relativo all’”<strong>Efficientamento del mercato del lavoro</strong>”:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>“Entro maggio 2012 l&#8217;esecutivo approverà una riforma della legislazione del lavoro a. funzionale alla maggiore propensione ad assumere e alle esigenze di efficienza dell&#8217;impresa anche attraverso una nuova regolazione dei licenziamenti per motivi economici nei contratti di lavoro a tempo indeterminato”.<strong></strong></em>Per cause economiche quindi, le imprese potranno procedere a licenziamenti di lavoratori legati all’economia aziendale da contratti a tempo indeterminato. Ancora una volta vi è il rischio di apportare modifiche all’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, così come era avvenuto con la manovra di agosto.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche il capitolo pensioni è di nuovo intaccato con l’innalzamento dell’età pensionabile a 67 anni per uomini e donne nel 2026. Infine non poteva mancare l’ennesima stretta al pubblico impiego per la parte relativa alla “<strong>Modernizzazione della pubblica amministrazione</strong>”:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>“</em><em>Per rendere più efficiente, trasparente, flessibile e meno costosa la pubblica amministrazione tanto a livello centrale quanto a livello degli enti territoriali (oltre al vigente blocco del turnover del personale) renderemo effettivi con meccanismi cogenti/sanzionatori: a. la mobilità obbligatoria del personale; b. la messa a disposizione (Cassa Integrazione Guadagni) con conseguente riduzione salariale e del personale; c. il superamento delle dotazioni organiche”.<br />
</em></p>
<p style="text-align: justify;">Si parla  poi di promozione del capitale umano, apertura dei mercati in chiave concorrenziale, sostegno all’imprenditorialità e all’innovazione, accelerazione della realizzazione delle infrastrutture e edilizia, di riforma dell’architettura costituzionale dello Stato, di finanza pubblica sostenibile, promesse che hanno colpito l&#8217;Unione Europea ma che dovranno essere anche mantenute con il bene placito di una maggioranza vacillante. </p>
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		<title>ASS 21 LUGLIO: IL COMUNE HA FALLITO IL PIANO DI SCOLARIZZAZIONE PER I ROM</title>
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		<pubDate>Mon, 31 Oct 2011 19:15:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>damico1</dc:creator>
				<category><![CDATA[cultura & società]]></category>
		<category><![CDATA[alemanno]]></category>
		<category><![CDATA[associazione 21 luglio]]></category>
		<category><![CDATA[piano nomadi]]></category>
		<category><![CDATA[report]]></category>
		<category><![CDATA[ROM]]></category>
		<category><![CDATA[scolarizzazione]]></category>

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		<description><![CDATA[di Roberto D&#8217;Amico Continua la lunga battaglia dell’Associazione 21 luglio per la tutela dei diritti dei rom in Italia. Dopo un’estate passata sulla cresta dell’onda, quella delle battaglie e non del mare, e dopo aver sfornato ad inizio anno un accurato report sul “fallimento del post-Casilino 900” che analizzava eventuali miglioramenti dei cittadini nomadi e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Roberto D&#8217;Amico</p>
<p>Continua la lunga battaglia dell’Associazione 21 luglio per la tutela dei diritti dei rom in Italia. Dopo un’estate passata sulla cresta dell’onda, quella delle battaglie e non del mare, e dopo aver sfornato ad inizio anno un accurato report sul “fallimento del post-Casilino 900” che analizzava eventuali miglioramenti dei cittadini nomadi e di quelli romani in seguito allo sgombero del maxi insediamento abusivo alle porte di Centocelle, è stato pubblicato solo pochi giorni fa un altro dettagliato dossier dal titolo &#8220;Linea 40. Lo scuolabus per soli bambini rom&#8221;.</p>
<p>Il rapporto, finanziato dall’Open Society Institute vuole verificare i risultati del progetto di scolarizzazione dei minori rom, previsto nel “Piano Nomadi”, monitorando il percorso scolastico di un gruppo di 55 bambini residenti del villaggio attrezzato di via di Salone. Un’indagine durata quasi un anno (dall’1 novembre 2010 al 19 luglio 2011) e basata sul caso-studio una delle sette linee di trasporto scolastico gestite dall’Atac, che ogni mattina accompagnano a scuola i minori del campo: la linea 40, appunto.</p>
<p>Il risultato a cui ha portato l’inchiesta è radicalmente opposto alle intenzioni della politica di scolarizzazione dei rom seguita dal Comune di Roma sin dal 1991. I 2.000 bambini oggetto di questo processo di apprendimento sono stati, nella maggior parte dei casi, vittime di un incremento della differenziazione con gli alunni non rom.</p>
<p>Accuse basate prevalentemente su sette elementi: in primo luogo il ritardo con cui i bambini arrivavano a scuola, data la distanza tra il campo di Salone e gli istituti scelti dal Comune (il più vicino era a 13 km). In secondo luogo il diverso livello di apprendimento. Gli insegnanti intervistati hanno infatti osservato che il lavoro in classe con i bambini rom è “particolarmente impegnativo”, a causa delle loro “lacune didattiche”. Il terzo elemento sono l’emarginazione e la distanza sociale di cui sono vittime questi bambini.<br />
In quarto luogo c’è la presenza, in alcuni istituti, di classi composte esclusivamente da rom per recuperare le lacune linguistiche. Il quinto elemento evidenziato dall’Associazione 21 Luglio è proprio lo scuolabus utilizzato per “prelevare” i bambini rom dal campo. Gli altri alunni non godono di tale “privilegio”. Sesto elemento la segregazione abitativa costituita dal campo rom e settimo, ed ultimo elemento, l’utilizzo di specifici indicatori della frequenza scolastica per gli alunni nomadi.</p>
<p>L’Antenna Territoriale Anti-Discriminazione, basandosi sui risultati di questo rapporto, ha deciso di avviare un’azione legale contro il Comune di Roma, ovvero l’ente affidatario del progetto di scolarizzazione, e gli altri soggetti eventualmente responsabili.</p>
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