<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Mediapolitika - Settimanale on line &#187; verdini1</title>
	<atom:link href="http://www.mediapolitika.com/wordpress/archivio/archives/author/verdini1/feed" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.mediapolitika.com/wordpress/archivio</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Sat, 12 Nov 2011 07:45:47 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
			<item>
		<title>LETTERA DI BERLUSCONI A BRUXELLES: PENSIONI A 67 ANNI, LICENZIAMENTI E MOBILITA’ OBBLIGATORIA</title>
		<link>http://www.mediapolitika.com/wordpress/archivio/archives/15702</link>
		<comments>http://www.mediapolitika.com/wordpress/archivio/archives/15702#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 31 Oct 2011 19:18:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>verdini1</dc:creator>
				<category><![CDATA[giornalismo politico]]></category>
		<category><![CDATA[articolo 18]]></category>
		<category><![CDATA[berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[Bruxelles]]></category>
		<category><![CDATA[licenziamenti]]></category>
		<category><![CDATA[pensioni]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.mediapolitika.com/wordpress/?p=15702</guid>
		<description><![CDATA[  di Valentina Verdini Comincia con un “Caro Herman, caro Josè Manuel”, rispettivamente i presidenti del Consiglio e della Commissione dell’Unione Europea, la lettera inviata dal governo italiano a Bruxelles il 26 ottobre. La firma è quella del presidente del consiglio Silvio Berlusconi che congeda i destinatari con “un forte abbraccio, Silvio”. La missiva lungi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>di Valentina Verdini</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Comincia con un <em>“Caro Herman, caro Josè Manuel”, </em>rispettivamente i presidenti del Consiglio e della Commissione dell’Unione Europea, la lettera inviata dal governo italiano a Bruxelles il 26 ottobre. La firma è quella del presidente del consiglio Silvio Berlusconi che congeda i destinatari con <em>“un forte abbraccio, Silvio”.</em> La missiva lungi dall’essere uno scambio epistolare tra vecchi amici, si veste di ufficialità per le motivazioni che spingono il premier a scrivere alle principali personalità dell’Unione Europea.</p>
<p style="text-align: justify;">La lettera infatti, accompagna un documento ufficiale di 15 pagine contenente le misure che il governo italiano “intende adottare per una finanza pubblica sostenibile e per creare condizioni strutturali favorevoli alla crescita”. Bruxelles sembra aver accolto positivamente il piano che dovrebbe attuarsi nei prossimi mesi. Da tempo l’Unione Europea chiedeva che l’Italia mettesse in campo adeguate politiche volte a contenere i rischi di una <em>Grecia bis</em>. A preoccupare i paesi d’oltralpe, in particolare Francia e Germania, non sono soltanto gli indici di borsa o lo spread Btp-Bund ma anche la debolezza di un governo che frequentemente è chiamato a fare i conti con i numeri della maggioranza.</p>
<p style="text-align: justify;">La lettera di Berlusconi era perciò un atto dovuto, un gesto per tranquillizzare gli animi del Sarkozy e della Merkel di turno. Se però il documento sembra guadagnare la fiducia dell’Europa che auspica ad una pronta realizzazione, in Italia quelle stesse 15 pagine suscitano preoccupazioni tra l’opposizione e le parti sociali.</p>
<p style="text-align: justify;">Uno tra i punti più discussi riguarda quello relativo all’”<strong>Efficientamento del mercato del lavoro</strong>”:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>“Entro maggio 2012 l&#8217;esecutivo approverà una riforma della legislazione del lavoro a. funzionale alla maggiore propensione ad assumere e alle esigenze di efficienza dell&#8217;impresa anche attraverso una nuova regolazione dei licenziamenti per motivi economici nei contratti di lavoro a tempo indeterminato”.<strong></strong></em>Per cause economiche quindi, le imprese potranno procedere a licenziamenti di lavoratori legati all’economia aziendale da contratti a tempo indeterminato. Ancora una volta vi è il rischio di apportare modifiche all’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, così come era avvenuto con la manovra di agosto.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche il capitolo pensioni è di nuovo intaccato con l’innalzamento dell’età pensionabile a 67 anni per uomini e donne nel 2026. Infine non poteva mancare l’ennesima stretta al pubblico impiego per la parte relativa alla “<strong>Modernizzazione della pubblica amministrazione</strong>”:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>“</em><em>Per rendere più efficiente, trasparente, flessibile e meno costosa la pubblica amministrazione tanto a livello centrale quanto a livello degli enti territoriali (oltre al vigente blocco del turnover del personale) renderemo effettivi con meccanismi cogenti/sanzionatori: a. la mobilità obbligatoria del personale; b. la messa a disposizione (Cassa Integrazione Guadagni) con conseguente riduzione salariale e del personale; c. il superamento delle dotazioni organiche”.<br />
</em></p>
<p style="text-align: justify;">Si parla  poi di promozione del capitale umano, apertura dei mercati in chiave concorrenziale, sostegno all’imprenditorialità e all’innovazione, accelerazione della realizzazione delle infrastrutture e edilizia, di riforma dell’architettura costituzionale dello Stato, di finanza pubblica sostenibile, promesse che hanno colpito l&#8217;Unione Europea ma che dovranno essere anche mantenute con il bene placito di una maggioranza vacillante. </p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.mediapolitika.com/wordpress/archivio/archives/15702/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>CONTINUA L&#8217; &#8220;EPOPEA DI BANKITALIA&#8221;. SPUNTA LA LETTERA DELLA BCE: ANCORA NESSUN NOME CERTO</title>
		<link>http://www.mediapolitika.com/wordpress/archivio/archives/15321</link>
		<comments>http://www.mediapolitika.com/wordpress/archivio/archives/15321#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 02 Oct 2011 09:09:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>verdini1</dc:creator>
				<category><![CDATA[giornalismo politico]]></category>
		<category><![CDATA[bankitalia]]></category>
		<category><![CDATA[bce]]></category>
		<category><![CDATA[draghi]]></category>
		<category><![CDATA[Monti]]></category>
		<category><![CDATA[Siniscalco]]></category>
		<category><![CDATA[Visco]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.mediapolitika.com/wordpress/?p=15321</guid>
		<description><![CDATA[di Chiara Baldi L&#8217; &#8220;epopea di Bankitalia&#8221; è cominciata a giugno, dopo il favore fatto da Lorenzo Bini Smaghi a Berlusconi nel lasciare la Bce in vista dell&#8217;arrivo di Draghi alla Presidenza. In quel caso, era stato il Presidente Sarkozy a chiedere espressamente che almeno il banchiere fiorentino si facesse da parte, poiché non era vista [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.mediapolitika.com/wordpress/wordpress/wp-content/uploads/2011/10/Bankitalia.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-15322" title="Bankitalia" src="http://www.mediapolitika.com/wordpress/wordpress/wp-content/uploads/2011/10/Bankitalia-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></strong></p>
<p><strong>di Chiara Baldi</strong></p>
<p><a href="http://www.mediapolitika.com/wordpress/archives/14265">L&#8217; &#8220;<strong><em>epopea di Bankitalia&#8221;</em></strong></a> è cominciata a giugno, dopo il favore fatto da <strong>Lorenzo Bini Smaghi</strong> a Berlusconi nel lasciare la Bce in vista dell&#8217;arrivo di Draghi alla Presidenza. In quel caso, era stato il Presidente Sarkozy a chiedere espressamente che almeno il banchiere fiorentino si facesse da parte, poiché non era vista di buon occhio la presenza di ben due italiani a Francoforte. Ma Bini Smaghi aveva posto come condizione la presidenza di Bankitalia (vedi <a href="http://www.mediapolitika.com/wordpress/archives/14152">BCE, BERLUSCONI “BINI SMAGHI SI DIMETTA”. MA IL BANCHIERE DI FIRENZE VUOLE BANKITALIA</a> ), rovinando quindi la gara tra <strong>Saccomanni</strong> (voluto da Draghi come “linea di continuazione”) e <strong>Grilli</strong> (sostenuto invece dal Ministro Tremonti).</p>
<p>A distanza di tre mesi, però, la situazione si è evoluta cambiando radicalmente. Favoriti sono sempre Saccomanni e Grilli, Bini Smaghi è tornato in pista perché in qualche modo il Premier deve ricambiare il favore per avergli salvato la faccia con la Francia, ma a questa rosa di nomi se ne aggiungono altri tre: <strong>Domenico Siniscalco</strong>, ex Ministro dell&#8217;Economia e delle Finanze del governo Berlusconi, <strong>Mario Monti</strong>, che in settimana ha incontrato il Presidente uscente Draghi, e <strong>Ignazio Visco</strong>, attuale vicedirettore generale della Banca d&#8217;Italia. Proprio Visco sembra quello favorito tra coloro che appoggiano sia la causa di Tremonti sia il “consiglio” di Via Nazionale, che da mesi chiede la continuità con Draghi e predecessori.</p>
<p>Draghi lascerà Palazzo Koch tra meno di un mese, per prendere le redini, dal primo novembre 2011, dell&#8217;Eurotower. Il tempo, quindi, stringe e come al solito non sembra esserci una via d&#8217;uscita che accontenti tutti. Visti i numerosi e reiterati scontri tra Berlusconi e Tremonti,<strong> è sconsigliabile che si presentino in fase finale i due candidati da loro sostenuti (Bini Smaghi e Grilli).</strong> D&#8217;altro canto, scontentare il Ministro del Tesoro, in questo momento così difficile per l&#8217;economia italiana, potrebbe voler significare far mancare completamente la fiducia a chi dovrebbe risollevare la situazione. Ma come si potrebbe, ancora, ignorare il suggerimento di Draghi che ha guidato Bankitalia per cinque anni, facendo raggiungere all&#8217;Italia prestigio e guadagnandosi il plauso di tutta Francoforte che lo ha voluto premiare con la Presidenza alla Bce?</p>
<p>Indubbiamente la situazione è complicata. Inoltre, ieri è apparsa sul<strong><em> Corriere</em></strong> la famosa<strong> lettera della Bce firmata da Trichet e Draghi,</strong> in cui si proponeva sostegno al debito pubblico sul mercato in cambio di sacrifici e riforme. Tra le richieste di Francoforte,<strong> più mercato e più flessibilità</strong>. In parole povere, <strong>licenziamenti più facili ma non senza rete</strong>. La lettera è stata pubblicata con uno strano tempismo, senza che se ne rivelasse la fonte, ma il sospetto è che sia stato lo stesso Tremonti ad averla resa pubblica proprio per oscurare la notorietà di Draghi che implicitamente chiede, con la missiva, <strong>un taglio agli stipendi dei impiegati pubblici.</strong> Il famoso “pomo della discordia” tra Tremonti e Draghi, quest&#8217;ultimo proclamatosi da sempre difensore dei dipendenti pubblici e contrario ai tagli lineari proposti da Tremonti. Quindi, implicitamente, il Ministro dell&#8217;Economia lancia un messaggio chiarissimo:<strong> “siete sicuri di volere il successore di Draghi, uno che</strong> <strong>con molta probabilità seguirà il neo Presidente della Bce nel taglio degli stipendi agli statali?”.</strong> Chiaramente, la risposta sarebbe un no secco da tutte le parti.</p>
<p>Stando così le cose, è ovvio che la questione non potrà essere risolta in nessun altro modo se non con un Consiglio dei Ministri straordinario e già convocato per la prossima settimana. All&#8217;interno del Pdl, comunque, c&#8217;è chi storce il naso di fronte a questa possibilità, come ammette <strong>Beppe Pisanu</strong>: “non è sensato fare un vertice per designare il nuovo governatore della Banca d’Italia, anzi penso che questo tira e molla debba finire perché <strong>non si tratta di una poltrona da negoziare nel mercatino del sottogoverno</strong>”.<br />
Fonte foto:<br />
<a href="http://www.mediapolitika.com/wordpress/wordpress/wp-content/uploads/2011/07/www.figliefamiglia.it_.jpg">www.figliefamiglia.it</a></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"> </span></span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.mediapolitika.com/wordpress/archivio/archives/15321/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>ANZIO, TAGLI ALLA SANITA’. LE ASSOCIAZIONI CONTRO LA CHIUSURA DEL POLO ONCOLOGICO DI VILLA ALBANI</title>
		<link>http://www.mediapolitika.com/wordpress/archivio/archives/15169</link>
		<comments>http://www.mediapolitika.com/wordpress/archivio/archives/15169#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 24 Sep 2011 12:29:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>verdini1</dc:creator>
				<category><![CDATA[glocal]]></category>
		<category><![CDATA[andos]]></category>
		<category><![CDATA[manovra]]></category>
		<category><![CDATA[polverini]]></category>
		<category><![CDATA[sanità]]></category>
		<category><![CDATA[tagli]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.mediapolitika.com/wordpress/?p=15169</guid>
		<description><![CDATA[  di Valentina Verdini Quando la mannaia dei tagli alla sanità si aggira minacciosamente alla ricerca dello spreco da eliminare capita, quasi sempre, che a farne le spese sia il malato. “Oltre il danno pure la beffa” direbbe lo sventurato di turno: non è solo la malattia a colpirti senza sconti di sofferenza, ma anche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong> </strong></p>
<p><strong>di Valentina Verdini</strong></p>
<p>Quando la mannaia dei tagli alla sanità si aggira minacciosamente alla ricerca dello spreco da eliminare capita, quasi sempre, che a farne le spese sia il malato. <em>“Oltre il danno pure la beffa” </em>direbbe lo sventurato di turno: non è solo la malattia a colpirti senza sconti di sofferenza, ma anche le istituzioni fanno la loro parte.</p>
<p>Succede allora, che ad Anzio, cittadina alle porte di Roma, venga chiuso il day hospital del polo oncologico di Villa Albani così come previsto dalla manovra finanziaria 2011 della giunta Polverini. Il centro oncologico costituito dall’ambulatorio e dal day hospital, è una struttura voluta fortemente dalle associazioni <em>Andos </em>(associazione donne operate al seno) e <em>Comitato per la lotta contro il cancro </em>di Anzio e Nettuno. Quindici anni di battaglie, di donazioni, raccolta fondi, hanno permesso al day hospital di ospitare 6 posti letto per i malati oncologici soggetti a ripetuti cicli di chemioterapia.</p>
<p>“Questo polo è nato col sacrificio delle associazioni territoriali, della cittadinanza: ci siamo prodigati per avere incontri con la Asl al fine di trovare un’equipe medica.” &#8211; afferma Adriana Claroni, vicepresidente di <em>Andos</em> – “La maggior parte delle attrezzature invece, sono state acquistate dai cittadini. È quindi, con questo sforzo congiunto che il day hospital ha visto la luce”.</p>
<p>“Il nostro fine era quello di creare una struttura pubblica che garantisse un’adeguata assistenza sanitaria alle persone prive delle disponibilità economiche per accedere alle cure migliori. Il tipo di servizio proposto dal day hospital è sostanzialmente diverso da quello fornito da un ambulatorio” – continua la signora Claroni – “nel primo infatti, il malato viene ricoverato un giorno intero: i medici i quali hanno già le rispettive cartelle cliniche, sottopongono il paziente a tutte le cure necessarie senza che quest’ultimo debba fare ricorso a più strutture ospedaliere”.</p>
<p>Il polo di Villa Albani è quindi una struttura che da sempre offre un valido servizio ai cittadini del litorale romano. Tuttavia i tagli alla sanità pubblica colpiscono anche il centro anziate. “Con la nuova legge regionale sui tagli della presidente Polverini, il day hospital oncologico è stato chiuso. Dopo questa notizia, le associazioni sono nuovamente scese in campo: <em>Andos</em>, il Comitato <em>per la lotta contro il cancro</em>, l’<em>Avis</em>, <em>Diritti dell’uomo</em> hanno organizzato una raccolta firme contro la chiusura del centro da presentare alla Regione” – afferma la vicepresidente Claroni – “In questa campagna, l’aiuto maggiore è provenuto dai cittadini: è grazie a loro che siamo riusciti a raccogliere 17 mila firme. La nostra scelta infatti, è stata quella di non chiedere sostegno ai politici della zona anzi, sono loro i responsabili delle condizioni della sanità locale”.</p>
<p>Parallelamente alla raccolta firme, la <em>Andos</em> ha inviato diverse lettere alla Commissione sanità del Lazio. Pochi giorni fa la risposta tramite fax: una rappresentanza del comitato potrà partecipare all’audizione della Commissione della Regione. Non c’è dubbio quindi, che le donne di <em>Andos </em>riescano a farsi ascoltare dalle istituzioni. Nel corso della loro vita sono riuscite a superare diverse battaglie: questa sarà solo una della tante vinte.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.mediapolitika.com/wordpress/archivio/archives/15169/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
