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	<title>Mediapolitika - Settimanale on line &#187; dsilva</title>
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		<title>LEGGE BAVAGLIO, SI PUÓ DAVVERO FERMARE LA RETE? TUTTI GIÁ PRONTI A NON RISPETTARLA</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Oct 2011 12:04:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dsilva</dc:creator>
				<category><![CDATA[comunicazione politica e istituzionale]]></category>
		<category><![CDATA[governo]]></category>
		<category><![CDATA[informazione]]></category>
		<category><![CDATA[legge bavaglio]]></category>
		<category><![CDATA[libera informazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[di Daniela Silva Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure. Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell&#8217;autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_15415" class="wp-caption alignnone" style="width: 310px"><a href="http://www.mediapolitika.com/wordpress/wordpress/wp-content/uploads/2011/10/NonVedo-NonParlo-NonSento.jpg"><img class="size-medium wp-image-15415" title="NonVedo-NonParlo-NonSento" src="http://www.mediapolitika.com/wordpress/wordpress/wp-content/uploads/2011/10/NonVedo-NonParlo-NonSento-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">fonte: zipnews.it</p></div>
<p>di Daniela Silva</p>
<p style="text-align: center;"><em>Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell&#8217;autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l&#8217;indicazione dei responsabili.</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell&#8217;autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all&#8217;autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s&#8217;intende revocato e privo d&#8217;ogni effetto.</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p>Eccolo il tanto citato Articolo 21 della Costituzione, quello che secondo molti verrebbe violato nel caso in cui dovesse essere approvato il disegno di legge sulle intercettazioni, al vaglio della Camera. Tra le norme contenute nel testo, fortemente voluto dal Governo:</p>
<ul>
<li>il fatto che nel <strong>corso delle</strong> <strong>indagini preliminari</strong><strong> </strong><strong>si possono pubblicare</strong><strong> </strong><strong>le intercettazioni rilevanti</strong><strong>,</strong> ma<strong> </strong><strong>il giornalista che viola il divieto rischia una multa fino a 10mila euro o un mese di</strong><strong> </strong><strong>carcere,</strong><strong> </strong>mentre sei mesi ne rischia chi passa ai cronisti atti del procedimento coperti da segreto. Sono <strong>intercettabili tutte le conversazioni legate ai reati più gravi</strong> (mafia, terrorismo, sequestro di persona, stalking) e a <strong>quelli puniti con più di cinque anni di reclusione</strong><strong>.</strong> Gli ascolti possono durare 75 giorni, prorogabili di 15 giorni in 15 giorni. Il limite di durata massima delle<strong> </strong><strong>intercettazioni</strong> non si applica alle operazioni di ricerca del latitante. Per chiedere un&#8217;intercettazione telefonica o visiva e i tabulati serviranno &#8220;sufficienti indizi di reato&#8221; per i delitti di mafia e di terrorismo o &#8220;gravi indizi di reato&#8221; per tutti gli altri crimini. A decidere sull&#8217;autorizzazione all&#8217;ascolto sarà il Tribunale distrettuale del capoluogo in composizione collegiale. Solo sulla richiesta dei tabulati telefonici basterà il via libera del Gip.</li>
</ul>
<ul>
<li><strong>Durante le indagini preliminari </strong><strong>saranno pubblicabili soltanto le intercettazioni rilevanti</strong>. Il <strong>giornalista</strong> che viola il divieto rischia <strong>un mese di carcere</strong> o una multa fino a 10mila euro. Gli editori dovranno, invece, rispondere solo della pubblicazione delle intercettazioni irrilevanti o di cui è stata ordinata la distruzione. La sanzione massima è di 300mila euro. La rilevanza delle intercettazioni è stabilita dalla cosiddetta udienza-filtro che deve essere celebrata &#8220;entro 45 giorni da quando gli atti arrivano al giudice dal pm dopo il deposito alla difesa&#8221;.</li>
</ul>
<ul>
<li><strong>Chi passa ai cronisti atti del procedimento coperti da segreto</strong><strong> rischia fino a 6 anni di carcere</strong><strong>. </strong>Il Pm potrà essere sostituito se farà dichiarazioni sul procedimento a lui affidato o se svelerà segreti. La sostituzione dovrà essere decisa dal capo dell&#8217;Ufficio dopo che sia stata esercitata contro di lui l&#8217;azione penale.</li>
</ul>
<ul>
<li>Per i <strong>siti informatici</strong> compresi i giornali e i periodici diffusi per via telematica le rettifiche sono pubblicate entro 48 ore dalla richiesta con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono.</li>
</ul>
<ul>
<li>Se ad essere ascoltato è <strong>un sacerdote</strong>, il pm deve avvertire la<strong> </strong><strong>diocesi</strong>. Se è un vescovo, la segreteria di Stato vaticana.</li>
</ul>
<ul>
<li>Saranno più difficili le<strong> </strong><strong>intercettazioni nell&#8217;ambito delle </strong><strong>indagini sulla criminalità organizzata</strong> non di stampo mafioso. E&#8217; <strong>abrogato l&#8217;articolo della legge Falcone del &#8217;91</strong> che estendeva il presupposto dei sufficienti indizi di reato necessari nelle indagini sulle organizzazioni mafiose anche alla criminalità organizzata non di stampo mafioso.</li>
</ul>
<p>Ebbene, è proprio il caso di dirlo, mentre il Paese va letteralmente a rotoli i membri della commissione Giustizia alla Camera cercano un modo per impedire che la gente si lamenti. L&#8217;ultima versione del disegno di legge è riuscita a scaturire addirittura la furia di un gigante del web come Wikipedia, che ha oscurato le proprie pagine in lingua italiana per protestare contro l&#8217;obbligo di rettifica entro 48 ore per qualsiasi sito internet previsto dall&#8217;articolo 29. «Caro lettore, cara lettrice in queste ore Wikipedia in lingua italiana rischia di non poter più funzionare…» questa l’avviso che campeggiava in prima pagina sull’enciclopedia web più usata dagli internauti. Le enormi proteste scaturite hanno probabilmente convinto la commissione a fare marcia indietro su questo punto. Si apprende oggi che con un emendamento è stato eliminato tale obbligo per quanto riguarda i blog; esso rimarrà soltanto per le testate registrate, come quella su cui state leggendo quest’articolo.</p>
<p>Il problema che, a mio avviso, risulta il più rilevante è che a decidere se i contenuti  siano realmente lesivi e se la parte offesa abbia diritto a richiedere la rettifica, non è un giudice terzo e imparziale, ma il soggetto che si presume danneggiato. La conseguenza di ciò è che chiunque si sentirà offeso da un contenuto presente online potrà arrogarsi il diritto, indipendentemente dalla veridicità delle informazioni ritenute offensive, di chiedere l&#8217;introduzione di una “rettifica”, volta a contraddire e smentire i contenuti. Che dire? Semplicemente un modo come un altro  per limitare la libertà di tutti e di ostacolare la circolazione delle informazioni.</p>
<p>Per quanto riguarda, invece, la parte che, senza dubbio, interessa più il premier, quella sulle intercettazioni, la “legge bavaglio” vieta la pubblicazione, anche parziale, per riassunto o nel contenuto di conversazioni telefoniche e non, di  flussi di comunicazioni informatiche e telematiche anche se non più coperti dal segreto, almeno fino alla conclusione delle indagini preliminari o fino al termine dell’udienza preliminare. Le intercettazioni potranno essere pubblicate solo dopo l’udienza preliminare, dunque molti mesi dopo, in molti casi anni, dagli arresti o la conoscenza di una determinata inchiesta. Anche questo un modo per limitare fortemente la libertà di conoscere e il diritto di essere informati dei cittadini che così avranno molte più difficoltà a sapere.</p>
<p>In attesa che il Governo, anziché pensare ad un decreto sviluppo o, ad esempio, al fatto che nel giro di un mese due agenzie di rating hanno declassato la nostra economia o, meglio ancora, pensare a come portare questo Paese fuori da una crisi che sta divorando tutti, grandi e piccoli, decida se approvare o meno il ddl sulle intercettazioni (non dimentichiamo che, molto probabilmente, vi sarà posta la fiducia…tanto per cambiare) sono molte le iniziative che si vanno diffondendo sul web e le proteste sui social network, proprio com’è avvenuto giusto pochi mesi fa e anche noi, nel nostro piccolo, vogliamo dire la nostra e non vogliamo risparmiarci.</p>
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		<title>Cordoglio planetario per il papà di &#8220;Apple&#8221;, il visionario Steve Jobs</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Oct 2011 15:27:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dsilva</dc:creator>
				<category><![CDATA[interviste&video]]></category>
		<category><![CDATA[apple]]></category>
		<category><![CDATA[ipad]]></category>
		<category><![CDATA[iphone]]></category>
		<category><![CDATA[steve jobs]]></category>

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		<description><![CDATA[di Daniela Silva «Apple ha perso un genio creativo e visionario e il mondo ha perso un formidabile essere umano» Con queste parole la Apple ha annunciato, tramite il suo sito Internet, la morte del fondatore della società, l’ icona planetaria delle nuove tecnologie, tra cui l’iPhone. Era nato il 24 febbraio del 1955 a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="mceTemp">
<dl id="attachment_15422" class="wp-caption alignnone" style="width: 310px;">
<dt class="wp-caption-dt"><span style="background-color: #ffffff;"><object type="application/x-shockwave-flash" data="http://www.youtube.com/v/8ogACjJcNzc&#038;fs=1" width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/8ogACjJcNzc&#038;fs=1" /><param name="FlashVars" value="playerMode=embedded"/><param name="wmode" value="transparent"/></object></span></dt>
</dl>
</div>
<p><strong>di Daniela Silva</strong></p>
<p>«Apple ha perso un genio creativo e visionario e il mondo ha perso un formidabile essere umano»</p>
<p>Con queste parole la Apple ha annunciato, tramite il suo sito Internet, la morte del fondatore della società, l’ icona planetaria delle nuove tecnologie, tra cui l’iPhone. Era nato il 24 febbraio del 1955 a San Francisco da una studentessa e dal suo professore, il siriano Abdulfattah Jandali e l’americana Joanne Schieble. Impossibilitati a crescere il bambino i due giovani genitori lo diedero in adozione a una coppia di Mountain View, a sud di San Francisco, a patto che questi lo iscrivessero all’università. Così fecero, peccato la sua carriera scolastica si interruppe poco tempo dopo quando, pur essendosi iscritto al Reed College di Portland decise di abbandonare gli studi. E’ stato nel 1974 che è iniziata la sua storia d’amore con i computer, quando Steve Jobs insieme ai cofondatori Steve Wozniak and Ronald Wayne assemblarono il loro primo computer, Apple I, nel celebre garage di casa. Nel 1985 la creazione del Macintosh, grazie al quale l’azienda conobbe anni di grande prosperità, e il suo posizionamento in borsa creò diversi milionari all’interno della società. Inutile ricordare l’immenso successo dell’iPod, iPhone e il più recente iPad.</p>
<p>Jobs era malato di un tumore al pancreas che per anni lo ha tormentato e lentamente consumato. Ad agosto l’annunci delle sue dimissioni da amministratore delegato dell&#8217;azienda che ha fondato e che poi, dall&#8217;orlo della bancarotta, ha fatto diventare una delle più grandi del mondo.</p>
<p>Cordoglio è stato espresso dai grandi della Terra come dai comuni cittadini. Il presidente Obama l’ha definito un visionario e ha aggiunto: &#8220;Era coraggioso abbastanza da credere di poter cambiare il mondo, e aveva il talento sufficiente per farlo&#8221;.  Fiori, candele, mele rosse morsicate, post it multicolore dei fan davanti ai negozi Apple di tutto il mondo certo, ma l’aspetto più emozionante di questa grande perdita è arrivato dal mondo della Rete da coloro che, in un certo senso, lui stesso ha creato.  La sua immagine su sfondo bianco campeggia sulla<a href="http://www.apple.com"> Home Page della Apple</a>, che ha deciso di rendere omaggio al fondatore. Stessa scelta di Google, che sotto la barra di ricerca ha inserito il nome del guru con tanto di data di nascita e di morte . Sul web, oltre ai messaggi di ringraziamento e condoglianze alla famiglia, gli utenti scelgono gesti simbolici e messaggi per celebrarne il genio. Ad esempio, su <a href="http://www.flickr.com/photos/yahooeditorspicks/galleries/72157627827922060/">Flickr</a> è stata creata da U.S. Yahoo! Editorial una galleria fotografica che ricorda il papà dell’iPhone. Per non parlare di Facebook, Twitter e YouTube, dove sono stati creati video tributo. Arriva anche il giorno del ricordo, però, per il 14 ottobre è stato fissato lo “Steve Jobs Day” che tuttavia era stato creato pochi giorni dopo l’addio di Jobs alla Apple. “Voleva essere un modo per celebrarlo, non un memoriale funebre”, scrivono online gli organizzatori. Per partecipare bisognerà “parlare di Steve” sui social network, citando i prodotti preferiti oltre ad adottare il suo look per un giorno.</p>
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		<title>USA, AMAZON DIVENTA EDITORE</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Sep 2011 12:37:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dsilva</dc:creator>
				<category><![CDATA[cultura & società]]></category>
		<category><![CDATA[amazon]]></category>
		<category><![CDATA[editoria]]></category>
		<category><![CDATA[editoria online]]></category>
		<category><![CDATA[nuovi media]]></category>

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		<description><![CDATA[di Daniela Silva E’ allarme tra gli editori tradizionali da quando Amazon, la più grande libreria online, ha deciso di pubblicare libri online. Sembra, infatti, che la politica adottata dal negozio più grande al mondo per gli acquisti via web sia basata sul fatto che quando i costi salgono e la domanda scende, bisogna tagliare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_15565" class="wp-caption alignnone" style="width: 310px"><a href="http://www.mediapolitika.com/wordpress/wordpress/wp-content/uploads/2011/10/amazon_codici_sconto_ialia.jpg"><img class="size-medium wp-image-15565" title="amazon_codici_sconto_ialia" src="http://www.mediapolitika.com/wordpress/wordpress/wp-content/uploads/2011/10/amazon_codici_sconto_ialia-300x257.jpg" alt="" width="300" height="257" /></a><p class="wp-caption-text">fonte: codop.it</p></div>
<p>di Daniela Silva</p>
<p>E’ allarme tra gli editori tradizionali da quando Amazon, la più grande libreria online, ha deciso di pubblicare libri online. Sembra, infatti, che la politica adottata dal negozio più grande al mondo per gli acquisti via web sia basata sul fatto che quando i costi salgono e la domanda scende, bisogna tagliare quello che c’è nel mezzo. Infatti, la sua intenzione sembra essere quella di pubblicare, entro il prossimo inverno, 122 titoli direttamente dagli autori bypassando gli editori. I testi copriranno tutti i generi e saranno sia in forma fisica che e-book. l sito di e-commerce di Seattle ha assegnato la scelta degli autori al veterano del mondo dell&#8217;editoria Usa Laurence Kirschbaum, il quale dalle pagine del <a href="http://www.nytimes.com">New York Times</a> avrebbe dichiarato: <em>&#8220;</em>Il nostro successo può solo aiutare il resto del mondo letterario nel suo insieme<em>&#8220;</em><em>.</em></p>
<p>Il primo autore con cui Amazon sembra aver stretto accordi per la pubblicazione diretta è Tim Ferriss, esperto di libri per il self-help. Il colpo più importante che il colosso del Web pare abbia messo a segno finora è la memoria dell’attrice e regista Penny Marshall, un accordo che, secondo fonti vicine all’operazione, varrebbe 800mila dollari. Il colpaccio Amazon l’ha fatto strappando un accordo di pubblicazione al famosissimo agente letterario Andrew Wylie che cura gli interessi di autori del calibro di John Updike, autore di “Le streghe di Eastwick”, ma anche John Updike, premio Pulitzer per la narrativa, e altri grossi nomi della narrativa americana.</p>
<p>Inevitabilmente scontenti gli editori americani, secondo alcuni Amazon starebbe tentando alcuni dei loro scrittori di punta e sta rosicchiando la loro fetta di mercato.  Il New York Times ha citato un caso emblematico, quella dell&#8217;autrice Kiana Davenport che ha pubblicato con Penguin il suo libro “The Chinese Soldier Daughter” e ha affidato ad Amazon una raccolta e-book di racconti brevi “Cannibal Nights”. La casa editrice ha deciso di recidere il contratto con l&#8217;autrice, ha ritirato il libro e le ha fatto causa. Certo è che sceglierlo come editore potrebbe risultare una scelta vincente per gli autori emergenti, grazie al la visibilità e alla diffusione che potrebbe assicurare e che spesso sono tra gli ostacoli più difficili da superare.</p>
<p>Ad ogni modo, la notizia di Amazon editore non dovrebbe stupire più di tanto conoscendo il forte “spirito imprenditoriale”  della società. Già la scorsa estate, infatti,  aveva messo in piedi un servizio @author, cioè una sorta di canale per la comunicazione tra autori e lettori, i quali possono interagire con domande e risposte via Kindle.</p>
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		<title>IL DOCUMENTO SEGRETO DELLA BCE ALL’ITALIA: TAGLIO AL PUBBLICO IMPIEGO</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Sep 2011 11:52:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dsilva</dc:creator>
				<category><![CDATA[comunicazione politica e istituzionale]]></category>
		<category><![CDATA[bce]]></category>
		<category><![CDATA[crisi economica]]></category>
		<category><![CDATA[governo]]></category>
		<category><![CDATA[trichet]]></category>

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		<description><![CDATA[di Daniela Silva Solo oggi,  29 settembre, è stato rivelato il contenuto  della lettera che il 5 agosto il presidente della Banca centrale europea, Jean-Claude Trichet, scrisse al Governo italiano indicando le azioni da attuare per evitare il default del nostro Paese. Qualcuno  l&#8217;ha definita un programma di Governo, qualcun altro un diktat e c’è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_15269" class="wp-caption alignnone" style="width: 310px"><a href="http://www.mediapolitika.com/wordpress/wordpress/wp-content/uploads/2011/09/tassi-bce-strette-monetarie.jpg"><img class="size-full wp-image-15269" title="tassi-bce-strette-monetarie" src="http://www.mediapolitika.com/wordpress/wordpress/wp-content/uploads/2011/09/tassi-bce-strette-monetarie.jpg" alt="" width="300" height="230" /></a><p class="wp-caption-text">fonte: investireoggi.it</p></div>
<p>di Daniela Silva</p>
<p>Solo oggi,  29 settembre, è stato rivelato il contenuto  della lettera che il 5 agosto il presidente della Banca centrale europea, Jean-Claude Trichet, scrisse al Governo italiano indicando le azioni da attuare per evitare il default del nostro Paese. Qualcuno  l&#8217;ha definita un programma di Governo, qualcun altro un diktat e c’è addirittura chi ne ha messo in dubbio l&#8217;esistenza. Certamente si tratta di una  missiva «strettamente confidenziale» su cui finora si era mantenuto il riserbo e che è stata pubblicata dal <em>Corriere della sera</em>.</p>
<p>Nella lettera, che ha tenuto banco per tutta l’estate,  la Bce chiedeva all&#8217;Italia liberalizzazioni, flessibilità del lavoro, misure sulle pensioni e addirittura la riduzione dei salari nel pubblico impiego. Dal pareggio di bilancio anticipato dal 2014 al 2013 alla richiesta di raggiungere un deficit pubblico pari al massimo all&#8217;1% del Prodotto interno lordo. Un obiettivo quest&#8217;ultimo da raggiungere secondo le indicazioni della Bce già sin dal 2012, con una manovra di tre punti di Pil, una cinquantina di miliardi di euro in un solo anno. Ma non è solo sul piano finanziario che la Bce si è soffermata.</p>
<p>La lettera di Trichet e Draghi indicava infatti anche le misure da attuare sul piano sociale e previdenziale, a partire da una stretta sui criteri per ottenere le pensioni di anzianità. Si sottolinea, infatti, la necessità di rendere più severi i criteri per ottenere le pensioni di anzianità e di allungare l&#8217;età pensionabile delle donne nel settore privato in modo da avere risparmi di bilancio «già nel 2012». E l&#8217;opportunità di ridurre «significativamente» il costo degli impiegati pubblici, rafforzando le regole sul turnover e, «se necessario, riducendo gli stipendi».</p>
<p>Davanti a tali richieste, non c’è dubbio, il ministro dell’Economia avrà di certo tremato, non solo perché  erano fin troppo dettagliate, ma anche e soprattutto perché richiedevano immediati tagli e cambiamenti in ogni settore della vita pubblica.</p>
<p>Il Governo ci ha ragionato un po&#8217;, ha convocato le parti sociali, ha reso nota l&#8217;esistenza della missiva, ma senza svelarla. E sabato 13 agosto, passata una settimana, ha varato la manovra per l&#8217;anticipo del pareggio di bilancio. Tre giorni dopo, alla riapertura dei mercati, la Bce e il sistema europeo delle banche centrali, i cui governatori erano stati subito informati della lettera e dei suoi contenuti, sono intervenuti. Ad ogni modo, questo va detto, tutto ciò non ha evitato il declassamento del rating dell&#8217;Italia, decretato un paio di settimane fa dall&#8217;agenzia americana Standard and Poor&#8217;s.</p>
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		<title>LA RAI NON RINNOVA &#8220;PARLA CON ME&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Sep 2011 10:32:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dsilva</dc:creator>
				<category><![CDATA[cultura & società]]></category>
		<category><![CDATA[lorenza lei]]></category>
		<category><![CDATA[parla con me]]></category>
		<category><![CDATA[rai]]></category>
		<category><![CDATA[serena dandini]]></category>

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		<description><![CDATA[di Daniela Silva Il famoso programma di Rai3 condotto da Serena Dandini, “Parla con me”, si è fermato alla settima edizione.  Il programma che ospita personaggi della tv, del cinema, della musica, della cultura  e della società che, ogni sera, intrattengono i telespettatori con le loro storie, il programma in cui  musica, satira e contenuti la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_15140" class="wp-caption alignnone" style="width: 310px"><a href="http://www.mediapolitika.com/wordpress/wordpress/wp-content/uploads/2011/09/serena-dandini.jpg"><img class="size-medium wp-image-15140" title="serena-dandini" src="http://www.mediapolitika.com/wordpress/wordpress/wp-content/uploads/2011/09/serena-dandini-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">fonte: cinetivu.com</p></div>
<p>di Daniela Silva</p>
<p>Il famoso programma di Rai3 condotto da Serena Dandini, “Parla con me”, si è fermato alla settima edizione.  Il programma che ospita personaggi della tv, del cinema, della musica, della cultura  e della società che, ogni sera, intrattengono i telespettatori con le loro storie, il programma in cui  musica, satira e contenuti la fanno da padrone, quest’anno non andrà in onda.</p>
<p>La proposta avanzata dal direttore generale, Lorenza Lei, che prevedeva il rinnovo del contratto con un taglio sensibile di costi di produzione esterni sostenuti verso la Fandango è stata bocciata da cinque consiglieri di maggioranza, mentre i voti a favore sono stati quattro: tre dell’opposizione e uno del presidente Paolo Garimberti.</p>
<p>Secondo quanto riportato da <a href="http://qn.quotidiano.net/">quotidiano.net</a> dopo la bocciatura la conduttrice avrebbe dichiarato che l’unica soddisfazione è quella di averli stanati. Sarebbe, infatti, stata accusata di essere avida, di volere troppi autori, ma ogni pretesto è stato pian piano smontato. La Dandini, poi, si dice dispiaciuta per l’azienda in cui ha lavorato per decenni, ma sostiene sia ormai sotto occupazione politica. Ad ogni modo, si sarebbe impegnata a presentarsi, di nuovo con il programma, presso un altro luogo.</p>
<p>Dopo che nei giorni scorsi era stata raggiunta un&#8217;intesa tra la direzione generale e la Fandango, che sanciva un compromesso tra l&#8217;esigenza aziendale di ottimizzazione dei costi attraverso un risparmio e al tempo stesso la volontà di continuare ad avere Serena Dandini con “Parla con me” su Raitre nel palinsesto autunnale, il cda ha preferito bocciare il programma .</p>
<p>La maggioranza del Cda Rai ha detto no al programma di Serena Dandini e ha invece detto di sì all&#8217;&#8221;Isola dei Famosi”. E&#8217; la considerazione che fa Paolo Garimberti secondo il quale è &#8220;aziendalmente incomprensibile la decisione presa dalla maggioranza e mi rammarico che il consiglio si sia spaccato come non accadeva da mesi&#8221;, ha detto il presidente della Rai. &#8221;Personalmente ho votato sì per coerenza con i palinsesti approvati praticamente all&#8217;unanimità dal Cda prima dell&#8217;estate, palinsesti all&#8217;interno dei quali era prevista la trasmissione di Serena Dandini. Ho votato sì per coerenza con quanto annunciato insieme a Sipra agli investitori pubblicitari quando abbiamo presentato i programmi autunnali. E ho votato sì per tutelare l&#8217;immagine della Rai, già scossa, e per evitare segnali di incoerenza&#8221;, ha concluso.</p>
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