FEDERALISMO FISCALE:PRIMO “SI’” DEL SENATO
By redazione • Gen 24th, 2009 • Category: giornalismo politico
di Barbara Maura
Il federalismo fiscale supera il primo esame al Senato con 156 voti a favore, 108 astenuti e 6 contrari. Ora il ddl è atteso alla Camera. La legge delega permette l’attuazione dell’art. 119 della Costituzione, dove si dice esplicitamente che “i Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni hanno autonomia finanziaria di entrata e di spesa”, che “hanno risorse autonome” e possono “stabilire e applicare tributi ed entrate propri, in armonia con la Costituzione e secondo i principi di coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario”.
Negli anni passati, oltre all’assenza della necessaria legge ordinaria d’attuazione, l’applicazione dell’art. 119 è sempre stata rimandata, probabilmente anche per l’evidente disomogeneità economica esistente tra le venti regioni italiane. Un’ampia autonomia finanziaria e legislativa, infatti, era prevista soltanto negli statuti dell’Alto Adige e della Sicilia.
Attualmente ci si preoccupa soprattutto di capire quali saranno le sue conseguenze effettive sull’economia italiana, ma soprattutto sulla vita quotidiana dei cittadini. “Le variabili che dovrebbero essere conteggiate per formulare un calcolo degli effetti finanziari del federalismo fiscale sono un numero elevatissimo - rispondeva così il ministro dell’Economia Giulio Tremonti prima dell’appuntamento a Palazzo Madama - e credo che sia davvero difficile, non per limiti del governo ma di sistema, formulare da subito una risposta che non sia procedurale”.
Tra i punti principali del provvedimento c’è “l’autonomia impostiva”, cioè un’effettiva autonomia di entrata e di spesa di Regioni ed enti locali, che potranno determinare autonomamente i contenuti dei tributi, nella cornice e nei limiti fissati dalle leggi, garantendo “flessibilità, manovrabilità e territorialità”. Per la Capitale ci sono norme specifiche: il consiglio comunale di Roma si chiamerà «assemblea capitolina» e il suo status sarà regolato da una apposita legge dello Stato. Oltre a ciò, ci sarà la possibilità di istituire otto città metropolitane (Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari e Napoli) con la relativa possibilità di cancellare le corrispondenti province. E’ previsto, inoltre, premiare gli enti esemplari, punendo invece quelli inadempienti.
Nonostante si assicuri che il passaggio al federalismo non comporti alcun aumento fiscale per i cittadini, la paura più grande resta quella che si crei comunque una forte diseguaglianza tra le regioni del Nord e quelle del Sud, perché le regioni dell’Italia inferiore, oltre a non poter risanare in un batter d’occhio i debiti accumulati negli anni, non potranno di certo farsi carico con serenità dell’80% dell’Iva, di un gettito Irpef non inferiore al 15% e del Fisco applicato a giochi e tabacchi, malgrado il fondo perequativo previsto, col rischio di un aumento spropositato delle tasse o di un progressivo logoramento della qualità dei servizi offerti.
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Pett