IDV: UN MILIONE DI FIRME PER IL REFERENDUM CONTRO IL LODO ALFANO

By redazione • gen 11th, 2009 • Category: giornalismo politico Stampa

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di Valentina Verdini
Chissà con quale ghigno Silvio Berlusconi avrà accolto per la terza volta la nomina a Presidente del Consiglio, dopo il largo consenso elettorale d’aprile; sicuramente sarà stato contornato dai suoi fedelissimi che lo sostengono sempre, che gli stanno accanto anche in quei difficili momenti in cui alcuni, a partire da quelle infime toghe rosse a quei pochissimi giornalisti che ancora fanno reale informazione (non di certo attraverso la televisione), cercano in tutti i modi di infangare la sua candida immagine di cittadino e politico irreprensibile. Perché nonostante tutto, i suoi elettori si fidano di lui, dimenticando il conflitto di interessi, le leggi ad personam e le leggi “porcate” (così definite dall’autore della stessa legge elettorale, Calderoli ), i processi nei quali è coinvolto, per non parlare delle sue presunte vicinanze ad ambienti non del tutto legali, i quali negli anni ’80 gli avrebbero dato una comoda “spintarella” .

E per non tradire la fiducia riposta in lui dai suoi elettori, i primi lavori ad opera del nuovo esecutivo sono stati indirizzati a mettere i piedi in caldo al premier, evitando che quei piedi dovessero ricomparire per l’ennesima volta in tribunale. Ed ecco approvato il cosiddetto lodo Alfano (dal nome del proponente, il ministro della Giustizia Angelino Alfano) provvedimento legislativo varato dall’Esecutivo e convertito in legge il 22 luglio 2008, connesso con una precedente proposta di legge, il lodo Maccanico – Schifani, poi in parte abrogata per incompatibilità con alcuni principi costituzionali. In particolare, la Corte Costituzionale annullò l’articolo 1 del disegno nel quale si garantiva l’immunità penale alle cinque più alte cariche dello Stato (il Presidente della Repubblica, il Presidente del Senato, il Presidente della Camera dei Deputati, il Presidente del Consiglio dei Ministri e il Presidente della Corte Costituzionale) per l’intera durata del loro mandato. Il neo ministro della Giustizia non si è arreso e con il lodo che porta il suo nome ha riconfermato l’immunità alle quattro alte cariche dello Stato ad eccezione del Presidente della Corte Costituzionale.

La protesta della mite opposizione capitanata dal Pd ha affluito verso una condanna morale nei confronti di questa legge che effettivamente crea una diseguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, sbeffeggiando l’articolo 3 della Costituzione. Più concreta invece l’azione dell’Italia dei Valori e del suo leader Antonio di Pietro, cha a una settimana dall’approvazione del Lodo, avviò una raccolta di firme in 3500 piazze italiane, per indire un Referendum abrogativo su tale legge. Lo scorso 7 Gennaio le firme stimate intorno ad un milione, sono state depositate presso l’ufficio per i Referendum della Corte di Cassazione; ques’ultima si pronuncerà circa l’ammissibilità dei quesiti non prima del 2010.

Come è stato sottolineato dall’AIC (Associazione Italiana Costituzionalisti), il lodo Alfano è decisamente un provvedimento anticostituzionale ed un’eccezione nel suo genere. L’immunità negli altri paesi europei è prevista solo per i parlamentari e limitatamente all’esercizio delle loro funzioni: i rappresentanti dell’esecutivo non godono di nessuna agevolazione e in alcune nazioni l’immunità per ogni tipo di procedimento è garantita solo ai capi di Stato (Grecia,  Portogallo, Francia) o ai reali, ma mai alle cariche governative.

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