CORTE DEI CONTI: NEL 2009 DENUNCE PER CORRUZIONE IN CRESCITA DEL 229%

By redazione • mar 1st, 2010 • Category: comunicazione politica e istituzionale Stampa
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di Tiziano Aceti

Parole dure quelle del procuratore generale e del presidente della Corte dei Conti, Mario Ristuccia e Tullio Lazzaro che denunciano, nella cerimonia di apertura dell’anno giudiziario, un aumento del 229% di denuncie per corruzione. “La corruzione è diventata un fenomeno di costume, una patologia grave che nel 2009 ha fatto registrare un aumento di denunce alla Guardia di finanza del 229% rispetto all’anno precedente, nonché un incremento del 153% per fatti di concussione”.

La mancanza di “anticorpi interni” è l’aspetto principale della denuncia del presidente della Corte dei Conti.”Il Codice penale – sottolinea Lazzaro – non basta più, la denuncia non basta più. Ci vuole un ritorno all’etica da parte di tutti. Che io, purtroppo, non vedo”.

In riguardo alla Protezione Civile, Lazzaro, ha sottolineato l’importanza di un controllo reale. ”Ci dovrebbe essere un controllo reale, non solo politico”. Il presidente della Corte dei Conti ha poi aggiunto: ”dove c’è controllo c’è trasparenza”, sottolineando poi che: ”Per legge, non c’è un controllo della Corte sulle ordinanze della Protezione Civile. La Corte – ha precisato – può fare accertamenti sulla gestione, ma il nostro controllo reale su quelle ordinanze, per legge è escluso. Dove può intervenire la Corte – ha concluso – è una scelta del Parlamento” .

Il procuratore generale della Corte dei Conti, Mario Ristuccia si è soffermato sul tema; opere pubbliche. Sono in crescita le opere pubbliche “progettate e non appaltate, ovvero non completate o inutilizzabili per scorretta esecuzione” ha denunciato il procuratore generale. “Le cause di questo fenomeno – spiega – che determina un ingente spreco di risorse pubbliche, sono molteplici e da annoverare nella carenza di programmazione, eccessiva frammentazione dei centri decisionali, complessità delle procedure di progettazione, dilatazione dei tempi di esecuzione imputabili alle imprese committenti ed alle amministrazioni aggiudicatrici, carenti per inadeguatezze nei controlli tecnici e amministrativi”.

Norme da rivedere, è quello che il presidente della Corte dei Conti,Tullio Lazzaro, afferma all’interno del suo discorso, all’apertura dell’anno giudiziario.”Occorre provvedere con urgenza alla riforma della procedura per i giudizi davanti alla Corte dei Conti”, sottolineando, comunque, la “grande importanza” di alcune riforme contenute nella legge-Brunetta sulla Pubblica Amministrazione. Il presidente aggiunge poi che l’attuale procedura che regola i giudizi contabili sia “disciplinata da norme ormai del tutto superate e inadeguate” e che dunque “possono lasciare ampio spazio a interpretazioni pretorie”, fondate, cioè, non su regole certe ma su una ricostruzione del giudice.

Soffermandosi sul federalismo fiscale, Lazzaro, ha poi dichiarato che la Corte dei Conti, “sarà inevitabilmente sempre più coinvolta nell’attuazione dell’applicazione del disegno di federalismo fiscale” che però, per essere tradotto in fatti concreti, “avrà bisogno di un’innovazione altrettanto forte della governace dell’Istituto e della linee di azione del Consiglio di presidenza”.

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One Response »

  1. Riguardo all’ingente spreco di risorse pubbliche, come spiega Ricolfi nel suo illuminante “Sacco del Nord”, per la contabilità nazionale l’output del settore pubblico è valutato eguagliandolo ai costi sostenuti anziché alla qualità e alla quantità dei servizi erogati. Questo è un grave errore, che il nuovo federalismo fiscale dovrebbe cercare di evitare. Esempio: il territorio A spende 30 per i servizi pubblici e produce 30, mentre il territorio B spende 30 e produce 15. I cittadini di B vengono considerati come quelli di A, perché ricevono 30 come loro, tuttavia – ciò di cui non si tiene conto – la quantità e la qualità dei servizi pubblici li penalizza notevolmente. Una politica di riequilibrio dovrà tenere conto che i cittadini di B stanno peggio di quelli di A, perchè c’è un problema di sottoproduzione e allo stesso tempo dovrà tenere conto che le istituzioni che erogano i servizi in B sono meno efficienti di quelle di A, perché c’è un problema di spreco. In definitiva non ci può essere un miglioramento nella gestione delle risorse pubbliche se la contabilità nazionale non riesce a misurare l’output e a commisurarlo alle sue spese.

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