MOSTRA “L’AQUILA, L’ARTE FERITA DELLE CHIESE DEL CENTRO STORICO”
By redazione • feb 11th, 2010 • Category: comunicazione politica e istituzionale

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di Laura Guadalupi
Sono trascorsi dieci mesi, eppure la notte del 6 aprile 2009 ha inflitto al territorio abruzzese delle ferite così profonde, che persino il tempo si è svilito del suo valore. Pochi attimi di terrore sono bastati per distruggere vite, case, secoli di arte. Chissà quanto tempo ancora ci vorrà per rimarginare del tutto i danni devastanti provocati dal terremoto. Da sempre, in questi casi, la solidarietà aiuta a rinascere.
E di solidarietà parliamo a proposito della mostra “L’Aquila, l’arte ferita delle chiese del centro storico – A Montecitorio”, ospitata fino al 26 febbraio 2010 nella Sala della Regina, presso la Camera dei Deputati. Protagoniste dell’evento sono le chiese aquilane danneggiate dal sisma e, in particolare, 21 opere artistiche che necessitano di restauro. Un’occasione per non dimenticare, e, insieme, un’opportunità per partecipare: chiunque può infatti “adottare” un restauro offrendo un contributo all’Arcidiocesi dell’Aquila.
Visitare la mostra significa vivere un’esperienza sinestetica dove l’unione di suono e immagine catapulta il visitatore in una dimensione tesa a ricreare l’esperienza del terremoto. La luce soffusa infonde un senso di intimità, di raccoglimento, mentre il silenzio è rotto da una colonna sonora tristemente suggestiva: sono i rumori captati dai sensori di servizio apposti presso la Chiesa delle Anime Sante, nella notte del 6 aprile. Sacralità delle opere e scricchiolii di sottofondo convivono per ricordare al visitatore che la natura è andata a intaccare con la sua potenza distruttiva persino i luoghi di culto, profanandoli.
L’atmosfera generale è quindi molto lontana dalla silenziosa contemplazione estetica di un capolavoro d’arte. Le tele e le sculture in legno riproducono gli effetti dissacranti della forza terrestre, urlano il loro essere state violate, mutilate, e grande è l’empatia suscitata da tanta bellezza perduta.
La mostra è un percorso didascalico attraverso le opere e le fotografie delle chiese prima e dopo l’evento sismico. Molti edifici sono oggi ridotti a un cumulo di macerie, come la Chiesa di S. Maria Paganica, costruzione superba e grandiosa, trasformata in una “ferita sanguinante”, vinta “dalla furia del terremoto” che non ha risparmiato neppure la Madonna col Bambino e Santi, un olio su tela squarciato verticalmente. Due televisori trasmettono le immagini delle prime fasi di soccorso dei Vigili del Fuoco. Poco distante, non poteva mancare il simbolo mediatico della notte del 6 aprile: la foto della cupola della Chiesa di S. Maria del Suffragio, detta anche Chiesa delle Anime Sante, che subì il crollo in diretta televisiva.
La mostra si apre e si chiude con la Pietà, una scultura in legno dorato risalente alla fine del XVI secolo e posizionata all’ingresso della sala. Pietà è anche il sentimento che pervade lo spettatore alla vista di una Madonna priva di un braccio e di un Cristo gambizzato. Pietas romana è il valore che dovrebbe indurre il visitatore ad agire concretamente per il recupero dei beni culturali esposti.
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