ENI: L’ATTACCO DI KNIGHT VINKE
By redazione • feb 6th, 2010 • Category: giornalismo politico
di Pietro Battistella

KNIGHT PRESSA ENI – Due pagine a pagamento sulla stampa estera e nazionale per proporre il suo progetto di divisione dell’Eni: così la Knight Vinke Asset Management, il fondo attivista americano fondato da Erick Knight, torna all’attacco del gruppo guidato da Paolo Scaroni, di cui detiene circa l’1 per cento. Il 13 febbraio sul Financial Times, il 19 gennaio sul Sole 24 Ore, il 20 gennaio sul Corriere della Sera. Un’operazione mediatica sicuramente dagli alti costi. Nelle due pagine a pagamento è pubblicata una lettera diretta a Scaroni con le analisi, le valutazioni e le proposte di Knight.
IL PROGETTO KNIGHT – La lettera propone di dividere le attività del Gruppo Eni, separando le utilities dall’upstream, la parte gas dalla produzione petrolifera. “La valutazione dell’Eni da parte del mercato – si legge nel testo – è fortemente penalizzata dalla struttura conglomerata del Gruppo”.
Dallo spin-off di Eni in due società, la GasCo che si occuperebbe delle utilities e la OilCo che raggrupperebbe upstream e tutte le altre attività del gruppo, si assisterebbe ad un incremento di valore di oltre 50 miliardi di euro, secondo i calcoli di Knight.
Da questo aumento, evidenzia Knight, trarrebbe vantaggio soprattutto il Tesoro italiano, che detiene circa il 30% di Eni. Una quota che il Tesoro, conclude la lettera, conserverebbe nella stessa misura anche dopo il suggerito spin-off, tanto nella OilCo quanto nella GasCo.
ERICK KNIGHT – Nato ad Amsterdam ma residente a Posillipo, classe ’59, Erick Knight nel 2003 ha costituito il fondo di investimenti Knight Vinke Asset Management, legato a CalPERS, il fondo pensionistico della California.
La strategia di attacco ad Eni, come riporta un lancio dell’AgenParl dello scorso 27 gennaio, segue il medesimo schema più volte adottato da Knight: “Per prima cosa proporre un’operazione diretta a modificare struttura e strategie della società interessata; in secondo luogo fare pressione sui vertici e cercare consenso tra i piccoli azionisti; infine, raccogliere i frutti e monetizzare i ritorni. Negli ultimi anni il fondo ha agito così verso Hsbc, Shell e Suez”.
Foto tratta da www.eni.com
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