E’ scomparso Salinger, padre dell’immortale “Giovane Holden”

By redazione • Feb 4th, 2010 • Category: in archivio Stampa
 www.photos.thefirstpost.co.uk

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di Beatrice Fiaschi

Who wrote Holden Caulfield? Si chiedevano i Green Day in una loro canzone. Jerome David Salinger, la risposta. A dimostrazione di quanto il suo capolavoro Il giovane Holden (titolo originale The Catcher in the Rye, 1951) sia passato alla storia nel momento stesso in cui è stato concepito, rendendo immortale il suo creatore. Muore a 91 anni Salinger, a seguito di una vita volutamente appartata, lontano dalle luci di una ribalta meritata ma sempre conflittualmente schivata.

Eppure chi criticamente si cela e ritira a vita privata, finisce con il tratteggiare  la propria esistenza, lasciando che i puntini di sospensione del silenzio vengano comunque uniti dalla penna di chi per forza vuole dar vita a congetture. Ed è per questo che tante leggende aleggiano ora sulla figura di questo scrittore, certamente non meno irriverente e tormentato di artisti a lui coevi. Ad esempio la presunta esistenza di una cassaforte con scritti inediti da lui lasciati ai posteri, da pubblicare solo post mortem.

Tratti autobiografici nel giovane Holden, non è difficile da pensare. Ma tratti infondo non lontani dalla biografia di ogni uomo. Questo rende il giovane Caulfield universale e trasversale, aprendo la lettura del capolavoro di Salinger oltre la mera bozzettistica. La vita del protagonista del suo romanzo è raccontata semplicemente, tra insuccessi scolastici, incontri cercati eppure respinti, sbronze colossali e postumi necessari. E conflitti interni con altri personaggi da cui Holden non può che essere adolescenzialmente deluso. Personaggi che spesso pesano nella loro assenza, vissuti nel ricordo e nella mancanza, solo sfiorati, nell’impossibilità di toccarli davvero.

Aspramente criticato e teneramente amato, censurato prima e ristampato innumerevoli volte poi, Il giovane Holden è proprio per questo esempio di opera che mette in difficoltà perchè costringe ad aprire gli occhi, perchè suggerisce un nuovo sentire e si fa portavoce di uno scrittore e di un uomo che in ogni caso ha fatto parlare di sè, anche e soprattutto, imponendo il suo silenzio. E continua a farlo anche ora che non c’è più. In quell’ eterno odi et amo degno dei migliori.

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One Response »

  1. Lo lessi anni e anni fa.. che periodo strano era! Mi piacque, ma adesso coglierei più cose; devo riprenderlo, lo farò al più presto. La recensione è sentita e magistrale. Come sempre.

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